Il tepore di queste prime giornate di primavera non può essere sufficiente per placare i nostri antichi malumori e acciacchi. La medicina insegna: se il danno è grave il palliativo non può bastare. Alla stessa stregua non è sufficiente vincere per affermare di saper comandare e non vale il “adesso provate voi se siete capaci” dopo averle buscate di santa ragione. La cecità imperversa e non esiste peggior cieco di chi non vuole o non sa vedere.

Così, mentre ci affanniamo ad inseguire improbabili sostitutivi alla povertà dilagante proponendoci fautori di innovative cure e presentandoci come sicuri guaritori di antichi mali, le varie forme di peste che ci affliggono, dilagano senza intoppi, costretti ad ascoltare, per l'ennesima volta, la litania di sempre: inaccettabile!
Al danno si aggiunge la beffa: prima è quasi impossibile trovare lavoro poi, quando finalmente ci si riesce, si muore di lavoro.

Si esce di casa la mattina per cercare di guadagnare un po' di pane in modo corretto e non si rientra mai più a casa, ai nostri affetti, alle nostre cose, alla nostra vita. Succede fin troppo spesso e ogni volta qualche togato apre un fascicolo e delega qualcuno all'indagine: è come cercare l'accendino dentro al cassetto nel quale lo abbiamo riposto la sera precedente. Si afferra la maniglia e si fa forza per aprire lo stipetto: l'accendino è esattamente dove lo abbiamo riposto e risulta essere ben visibile. Frughiamo ovunque ma non ci riesce di trovarlo: inaccettabile! Si chiama incuria, assenza di regole e disinteresse di quelle esistenti, ricerca di profitto a qualsiasi costo, colpa grave di assenza di controlli. Stabilire un prezzo per una vita.

Poi, impettiti ed orgogliosi come novelli garibaldini incapaci di renderci conto di una realtà incontrovertibile ed inconfutabile, rinnoviamo ardori mai sopiti quando due gendarmi di oltre confine, armati!, invadono le nostre sacre terre, si impossessano di parte di un nostro fabbricato, agguantano un povero disperato in fuga da una vita non degna di questo nome e lo costringono a fare pipì per riuscire a giustificare il loro maldestro intervento . Si sospetta che vendesse droga a benvestiti e oltremodo distinti signori (proprio come noi) incapaci di accettare una vita che di dignitoso ha solo l'aspetto esteriore. Ah! ira funesta, gonfiamo i petti e rivendichiamo la sacralità dei nostri confini e si ribadisca il ruolo di una corretta Europa! Si ricorra alla giustizia transnazionale. Si convochi l'ambasciatore e si ridiscutano i trattati!

Qualche tempo fa, un certo numero di poveri diavoli che cercavano di conservare il proprio posto di lavoro all'interno di una struttura industriale sono morti carbonizzati perché le misure di sicurezza previste erano state abbandonate, come la struttura industriale medesima in quanto non più interessante dal punto di vista economico, non più remunerativa.
Fu aperto un fascicolo ed individuati i colpevoli: una volta tanto! Se ne conoscono i nomi e i cognomi: manager di alto rango, di quelli che, con fatica mentale e soldi altrui, si affannano per costruire posti di lavoro mentre avrebbero ben altro da fare. Esiste un verdetto di sentenza e si attende di acchiapparli per indirizzarli per alcuni anni all'interno di strutture adatte a contenere chi con disprezzo della vita umana individua guadagni troppo facili. C'è tuttavia un problema di non facile risoluzione: si tratta di manager di altra nazionalità, germanici per l'esattezza, personaggi di alto rango e di immense ricchezze che scorazzano lungo le rigogliose rive del Reno innaffiando enormi salsicciotti più o meno affumicati con spumose birre ambrate.

Non ho visto petti rigonfi nel reclamare giustizia, né richieste esplicite di giustizia “Europea”, né il risveglio di gloriosi nazionalismi, né lo sventolio di vessilli multicolori a difesa di sacri confini: mi rimane la tristezza di sapere alcune famiglie che non sono più tali per un filo prezioso che è stato interrotto per incuria, assenza di regole, mancanza di controlli, sete di guadagno. Questo è inaccettabile.

(Mauro Magnani)