Bologna. Ancora una volta, dopo il provvedimento del 2017 la Corte dei Conti regionale bacchetta il Comune di Imola che, nella sua revisione delle società partecipate, (un obbligo di legge, ndr) pare non allinearsi a quanto richiesto dalle norme che ne regolano la razionalizzazione. Un discreto numero di aziende, anche di grandi dimensioni – basti pensare ad Hera Spa, citata nel documento – che il più delle volte garantiscono servizi strumentali agli enti da cui dipendono.

Ma pare non essere sempre così. Il caso di specie, nell'ultimo provvedimento del 27 marzo scorso dei magistrati contabili riguarda la società imolese – più volte balzata alle luci della cronaca per il suo mentore Guelfo Guelfi – Comunica Scarl. Azienda per la quale, si legge nell'atto firmato dal presidente della sezione dott. Carlo Greco: “si rileva non essere sufficientemente motivata l'esternalizzazione della relativa funzione, con i costi societari che inevitabilmente ne conseguono, soprattutto in riferimento ad un oggetto sociale che va ben oltre la comunicazione istituzionale pubblica”.

Insomma un non tanto evidente – ai magistrati contabili – obiettivo che ha portato alla costituzione di quella società per fini che paiono travalicare la mera comunicazione istituzionale.

Ma non finisce qui. Sempre la Corte evidenzia la situazione in cui si trova la società Osservanza. Organismo che dal 2012 al 2016 risultava “in liquidazione” e “interamente pubblica partecipata attualmente dal Comune di Imola all' 11,15 per cento e da Con.Ami all' 88,85 per cento, costituita per realizzare la riqualificazione urbana del complesso denominato Osservanza”.

La svolta nella società, proseguono i magistrati, è avvenuta nel marzo del 2016 quando il Consiglio comunale ha approvato la revoca dello stato di liquidazione e l'ha ricapitalizzata con 13 milioni di euro dagli iniziali 100.000 euro. Il fine della società è quello di “realizzare nuove iniziative di rilevanza pubblica” ma, fa presente la Corte, in un contesto storico di “mancato rispetto di alcuni parametri. Fra questi l'assenza di dipendenti, il fatturato medio inferiore al limite minimo e i reiterati risultati negativi d'esercizio… che indubbiamente disvelano, nella loro lettura complessiva, una situazione operativa decisamente critica”.

Fino a mettere nero su bianco una situazione paradossale dove l'Ente (parrebbe il Comune di Imola, ndr) puntualizza che l'amministratore unico non percepisce compenso, salvo poi indicare la corresponsione di € 5.000,00 nel questionario riepilogativo.
Tutto questo fa dire ai magistrati contabili, in sintesi che: “In riferimento, poi, ai risultati negativi d'esercizio la fattispecie concreta in esame mal si attaglia, per il periodo 2011/2015 di riferimento normativo, ad una società che era in liquidazione dal 2012 e fino al 2016”.

Per finire non poteva mancare Formula Imola, società che ha appena bandito un concorso pubblico per la scelta del direttore generale della quale si evidenzia che “nelle modifiche statutarie recentemente intervenute non è previsto che il mantenimento dell'organo collegiale in ragione di specifiche esigenze organizzative debba, comunque, tenere conto delle esigenze di contenimento dei costi, come invece prescritto dalla legge”. Appare complesso e improbabile che il prospettato “contenimento dei costi” si raggiunga con l'aumento degli emolumenti del direttore generale, così come invece sta scritto nel bando recentemente pubblicato.

Tante altre le società oggetto dell'attività di controllo della Corte. Da Sfera, che si occupa di farmacie a Imola Faenza Tourism. Da Acquedotto valle del Lamone a Hera. Per toccare pure Achanto e Bryo, società quest'ultima che, scrivono i magistrati, svolge “numerose altre attività tipiche di un operatore privato. Pertanto, si rileva una non adeguata motivazione del mantenimento della quota”.

(Verner Moreno)