Imola. Se non è un colpo di scena, poco ci manca. Dopo che per diversi giorni tutti ci siamo divertiti a cercare di indovinare il nominativo del candidato sindaco del centro sinistra, dal cilindro di Daniele Manca, il grande tessitore di questa trama politica, ecco uscire il nominativo di Carmela Cappello. Ad onore del vero l'ex sindaco di Imola ha portato al tavolo della coalizione (o di quella oggi esistente, perchè da qui al voto, c'è da scommettere, si cercheranno ulteriori alleati per potere sperare di uscire vincitori da una contesa resa difficilissima dal voto politico del 4 marzo scorso), due proposte, entrambe donne, entrambe avvocatesse: Carmela Cappello e Gianna Macchirelli, nella discussione la scelta sembra caduta sulla prima.

Non c'è ufficialità, quindi, c'è spazio per ulteriori sorpese, di certo il candidato sarà donna (per contrastare anche su questo terreno la scelta dei 5 stelle su Manuela Sangiorgi e al tempo stesso magari prendere qualche voto al centrodestra visto che la Cappello non è estranea ai salotti buoni della città), avvocatessa e civica (termine ormai di moda in questa fase politica dove sembra una vergogna presentare un “politico”).

Carmela Cappello ha 52 anni, laureata con lode alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna nel 1989. Specializzata in diritto amministrativo e civile, si occupa da circa diciotto anni di questioni e problematiche attinenti questo filone di specializzazione. Ha svolto attività di assistenza e consulenza per numerosi enti e aziende pubbliche e patrocinato soggetti privati e imprese avanti ai Tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato. Dal 2015 è consigliere delegato di Acer Bologna (gestione di edilizia residenziale pubblica della Città metropolitana di Bologna) su indicazione della giunta di Imola e in particolare dell'allora sindaco e ora senatore del Pd Daniele Manca, suo estimatore.

Gianna Machirelli, 67 anni, lavora da tempo in uno studio associato di prestigio in centro storico, in passato è stata avvocato di fiducia della Cgil, quindi con buoni rapporti a sinistra. Ma il nome della Cappello forse è più gradito dall'intera coalizione.

Nominativi che sono emersi dopo un percorso tormentato, reso più compesso dalla sconfitta del Pd nel voto politico del 4 marzo. Alla ricerca disperata di una figura forte, non di derivazione politica, un cosiddetto civico, Manca ha dovuto incassare diversi no, prima di orientarsi su due figure femminile con caratteristiche diverse, ma entrambe dal profilo interessante.

Certo che quale sarà la candidata avrà davanti un compito davvero complesso, su di lei ricadranno molte delle colpe di una eventuale sconfitta, e, in caso di vittoria, dovrà comunque districarsi tra i tanti alleati della coalzione che ciascuno, per il suo piccolo o grande contributo, andrà a presentare il conto.
Diverso sarebbe stato se un percorso del genere fosse stato pensato in anticipo, ma nessuno poteva prevedere una sconfitta di queste dimensioni alle politiche, tanto che prima del 4 marzo della parola “civico” non si sapeva nemmeno il significato, visto che la corsa a candidato era tra i diversi “galletti” del pollaio del Partito democratico, cresciuti alla corte dell'ex sindaco Manca.

D'altra parte la storia politica ci racconta che un candidato civico di solito si presenta con una sua lista d'appoggio, con idee chiare sugli assessori e poco propenso a mediare ta partiti e partitini di una coalizione. Ora comunque si vedrà come la candidata prescelta si districherà tra tutti gli ostacoli che avrà davanti da qui al voto e successivamente allo stesso, in caso di vittoria.

Di certo l'esito del voto peserà molto sulle fortune o sfortune politiche del direttore d'orchestra che ha gestito questa fase, il neo senatore Manca, a maggior ragione se non potrà sedere sullo scranno da senatore, visto che è ancora in ballo la decisione sulla sua incandidabilità.
Una vittoria a Imola lo renderebbe molto forte sia a livello nazionale che regionale, dove in caso di mancata conferma a senatore gli si apriranno le porte per un ruolo di primo piano in Regione, sempre comunque in caso di vittoria del Pd alle elezioni regionali del 2019.

(Massimo Mongardi, Valerio Zanotti)