Imola. La notizia fornita dal Comitato Vediamoci Chiaro nella conferenza stampa del 23 aprile è dirompente: “dai 50 agli 80 milioni di euro per potere chiudere – dopo più di 40 anni di attività – la discarica Tre Monti. Una somma che si potrebbe anche ribaltare sui contribuenti se il gestore Herambiente e la proprietà non dovessero recuperare la necessaria risorsa finanziaria”. E, aggiungiamo noi, il tutto incastonato in una situazione aleatoria dove il Consiglio di Stato potrebbe bocciare definitivamente la sopraelevazione del sito – già cassata di fronte al Tar regionale – ipotecando così, in maniera che si può ipotizzare definitiva, la procedura di ampliamento ancora sul tavolo della Regione.

“Gli avvocati di Herambiente affermano (in sede di appello al Consiglio di Stato depositato il 10 aprile 2018) che sia Herambiente che Con.Ami non dispongono dei fondi per la copertura finale della discarica e, ancora più grave, nemmeno per il post esercizio, previsto dalla legge (D.lgs n. 36 del 2003, ndr) e che deve durare almeno 30 anni. Atersir nella comunicazione inviataci a marzo scorso (dopo specifico accesso agli atti) ci fa sapere che i fondi disponibili per i lotti 1 e 2, chiusi nel 2011, sono pari a 1,7 milioni di euro e, con spese fisse annuali per almeno 700 mila euro, nel 2018 il fondo sarà esaurito. Davanti a questo scenario, se proprietà e gestore non faranno fronte alla situazione il territorio si trova ad oggi un debito per i lotti 1, 2 e 3 stimato tra i 50 e 80 milioni di euro se non vi saranno sorprese di bonifiche da fare o emergenze da affrontare”.

Così raccontata non ci sono margini per interpretazioni: o i soldi sono stati accantonati per gestire la naturale chiusura della discarica o non lo sono stati e questo è un problema, anzi diventano due. Il primo riguarda certamente il costo dell'operazione e il più banale chi paga. “Se il gestore non ha fatto gli accantonamenti – e non li ha fatti secondo quanto lo stesso scrive nelle carte bollate – a pagare potrebbero essere chiamati i cittadini attraverso una legge regionale ad hoc”, così precisa il dott. Marco Stevanin del comitato. “Il secondo problema, intrecciato col primo, è la modalità con cui Herambiente e i suoi avvocati parrebbero volerci fare intendere che se non si amplia ulteriormente la discarica (un aumento di 1.125.000 tonnellate di rifiuti, per oltre il 90% speciali, non urbani) il gestore non potrebbe essere in grado di accantonare le previste disponibilità finanziarie per potere poi gestire il post vita del sito di discarica”.

In tutto questo però, secondo il comitato, c'è più di una nota stonata. “Gli accantonamenti finanziari non possono essere effettuati ora, sull'attività del nuovo e non ancora autorizzato – se mai lo sarà – quarto lotto. Dovevano, come la legge prescrive, essere effettuati durante l'attività dei lotti precedenti, quelli già ora esauriti. Il lotto 1 e 2 costerebbero per il tempo di post esercizio di 30 anni circa 21 milioni di euro: dove sono finiti i fondi che avrebbero dovuto essere accantonati e ricavati dalle tariffe pagate dai cittadini? Solamente su questi due lotti mancano quasi 20 milioni di euro”.

La legge, che abbiamo avuto cura di leggere, stabilisce che il gestore debba “prestare garanzie finanziarie per almeno trenta anni” all'atto della comunicazione di chiusura della discarica, o dei singoli lotti, ed altre garanzie durante l'attività. A dire che, salvo errori, alcune garanzie finanziarie dovevano essere sì stipulate all'atto delle autorizzazioni all'attività dei lotti mentre altre solo al provvedimento della loro chiusura. Come potrebbero ora, seguendo quanto afferma il comitato Vediamoci Chiaro, sulla scorta delle comunicazioni che dice di possedere, mancare i soldi necessari per la post gestione?

Probabilmente la questione ha due ambiti. Il primo riguarda la regione Emilia Romagna che dovrebbe avere in qualche cassetto quelle fidejussioni a garanzia del post esercizio che ha seguito la chiusura dei lotti 1 e 2 della discarica. Il secondo aspetto invece riguarda l'accantonamento finanziario registrato (o non registrato ancora) al bilancio di Herambiente. Insomma, per intenderci il gestore della discarica potrebbe non avere accantonato ad oggi (potrebbe reperirle in futuro?) le risorse necessarie a coprire i costi di post gestione della discarica ma, nello stesso tempo, dovrebbe avere fornito garanzie idonee e sufficienti per potere permettere di gestire comunque la chiusura della discarica. La questione pertanto apparirebbe ancora più complessa e ingarbugliata.

Giovedì 26 aprile alle 20.30 a Imola presso l'hotel Olimpia potrebbe essere il momento per sciogliere alcuni dubbi. Il Comitato ha già fissato per quella data un incontro dal tema “ambiente e salute: salvaguardiamo il territorio e la salute dei nostri figli” con la presenza di un pediatra e di un rappresentante dei medici per l'ambiente Isde Italia.

(Verner Moreno)