Imola. Il 25 aprile dovrebbe essere un momento di unità per ricordare la Liberazione dal nazifascismo. Ma il presidente dell'Anpi Bruno Solaroli, pur avendo premesso di fare una battuta, è scaduto nel clima elettorale delle amministrative del 10 giugno. Dopo aver fatto un giustificabile e generico appello al voto, Solaroli ha invitato “a votare per dare continuità alla nostra storia antifascista e per una città che vuole mantenere le proprie radici”. “La continuità e le proprie radici per Imola”, è parso a molti, essere il governo del partito che da Pci si è trasformato in Pd ininterrottamente da 72 anni e che stavolta è in difficoltà e dovrà quasi sicuramente giocarsi la partita al ballottaggio il 24 giugno. Il consigliere circondariale della Lega Simone Carapia, in una nota, si è chiesto retoricamente: “Ma cosa intende il numero uno dei partigiani imolesi, che qualche mese fa dichiarava che le botte danno la sveglia ai giornalisti (caso Ostia). Intende la continuità nelle nomine, nella gestione del potere nella non risposte ai bisogni sociali, abitativi e occupazionali dei cittadini?”

L'Anpi non dovrebbe essere una “costola” del Pd (che non è il Pci di Enrico Berlinguer tanto che poi si è diviso in diversi rivoli, quali ad esempio Rc SI e altri che alle amministrative di giugno non sosterranno la candidata della coalizione Pd, ndr) e Solaroli, almeno in circostanze istituzionali, dovrebbe scordarsi di essere stato sempre uomo di partito, sindaco e poi deputato per 14 anni ed essere ancora iscritto al Pd. Specie se ad ascoltare i discorsi in piazza Gramsci, in prila fila, il 25 aprile c'erano i candidati a sindaco del Pd Carmela Cappello, del Movimento 5 stelle Manuela Sangiorgi e del centrodestra più civica Giuseppe Palazzolo oltre a Filippo Samachini della Sinistra unita imolese, Boninsegna del Popolo della Famiglia e forse altri che non abbiamo visto.

Per fortuna ci ha pensato il Commissario Straordinario Adriana Cogode a tenere un profilo istituzionale: “Ricordiamoci sempre che la libertà non è un beneficio scontato e che solo l'impegno civico di affermare e difendere giorno per giorno i valori della Costituzione può darci la speranza della inviolabilità della democrazia. Fare la resistenza oggi significa comprendere ed esercitare con consapevolezza i diritti politici e sociali ed i doveri cristallizzati nella Costituzione, significa far propria una coscienza civile che guardi, con senso di appartenenza, all'unità nazionale ed alla coesione sociale in Italia ed in Europa, dove si affermano i principi fondanti della democrazia. Il Presidente Mattarella, alla celebrazione del 71esimo anniversario del 25 aprile, ha declamato 'è sempre tempo di resistenza', evidenziando l'impegno di ciascuno di noi a tenere in piedi, saldamente, con la memoria, il ponte tra il passato ed il presente”. 

Poi il corteo al monumento al Partigiano, presenti anche l'ancora ministro Giuliano Poletti e il senatore Daniele Manca.

(m.m.)