Digitando l'interrogazione “bullismo scuola” su qualunque motore di ricerca in internet escono decine di risposte che analizzano il problema da vari punti di vista, a seconda della zona o della gravità dei fatti accaduti: troppi!
Scorrendo i titoli c'è da non credere a quello che si legge: tutti noi siamo stai giovani, abbiamo frequentato scuole di vari ordini e alzi la mano chi non ha combinato almeno una marachella, ideato o realizzato uno scherzo a qualche compagno/a o deriso un comportamento, un atteggiamento, enfatizzato un difetto.

Personalmente credo di essere stato una ” legera” (termine squisitamente locale quindi di non facile comprensione al di fuori della nostra zona che può essere equiparato a discolo, indisciplinato, scorretto o, ad essere buoni, vivace), ma in nessun caso un mio comportamento, o di qualche altro compagno di classe,ha superato il livello di guardia e, se qualche volta ci si può essere andati “vicino”, la reazione del gruppo era pronta in difesa del colpito.

Nei titoli di capoverso si può leggere che “il bullismo non è uno scherzo” o “diciamo no al bullismo” o ancora ” …bullismo violazione dei diritti umani”: circa il 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito un atto di bullismo nell'arco di un anno. Le statistiche evidenziano una cadenza di eventi che lascia attoniti: 8,5% maschi e 9,9% di femmine sono stai colpiti fino a 10 volte in una settimana; rispettivamente 10,3 e 11% almeno una volta al mese; 31,1% e 34,7% almeno una volta: chi non è mai stato colpito rappresenta una piccola minoranza.

Alcuni tutoli di capoverso lasciano attoniti. Uno per tutti: ” .. a scuola mi dicevano: Ucciditi!” e lui si è gettato da una finestra: aveva 12 anni. Poi ci sono le offese agli insegnanti, minacce, fino ad arrivare agli insulti e a percosse, lanci di oggetti.
La reazione non poteva attendere e, è accadimento recente, si è arrivati all'espulsione e alla bocciatura per l'anno in corso. Non credo sia facile dissentire, ma una corretta analisi ci individua come sconfitti, perdenti, incapaci: ogni ragazzo che “ci lasciamo alle spalle” rappresenta una sconfitta per tutti noi.
Ogni sconfitta nella riuscita di fornire a qualunque ragazzo la capacità ed il desiderio di entrare correttamente nel mondo di noi “adulti” rappresenta la perdita più grave per la società intera. Le domande che dobbiamo porci sono molteplici, diverse per la complessità del problema, decisive e oltremodo pressanti per la natura stessa dell'argomento, non rinviabili: un fallimento educativo, lo scartare una nuova vita, il perdere un aspirante al divenire adulto rappresenta un sicuro debito per la società tutta in un non lontano futuro. Ciò che noi tutti saremo domani lo costruiamo oggi. Nessuno escluso.

Fin troppo evidente che una parte di colpe debba ricadere su disequilibri famigliari, superficialità nella difficile conduzione del mestiere di genitori, una società in rapida perdita di valori e parametri di riferimento, troppo attenta all'apparire dimenticando o accantonando l'essere, forse eccessivamente futile nell'individuare reali traguardi di equilibrio o di valori. Disattenta verso una realtà dall'evoluzione fin troppo rapida ed irruenta da non lasciare il tempo alla riflessione, alla pausa di attenzione, all'individuazione delle falle.

Disarmante il silenzio al riguardo dell'intera classe politica, vecchia e nuova, troppo impegnata a costruire castelli su numeri rappresentanti denaro o potere: se in una casa si trascurano le fondamenta…

(Mauro Magnani)