Roma. Ci facciamo raccontare da Lucia Bongarzone coordinatrice della conferenza delle donne del Pd dell'Emilia Romagna, la manifestazione nata sull'onda del documento Towanda.

Come giudichi la partecipazione alla manifestazione di Roma
“Il 12 maggio è stata una bellissima giornata di democrazia, democrazia partecipata dal basso, dove tante donne di tutto il paese si sono riunite per affermare la propria contrarietà al metodo delle pluricandidature e per ricostruire l'identità del partito partendo proprio dall'affermazione della democrazia paritaria quale suo elemento fondativo.
L'incontro è stato autoconvocato e autogestito dalle donne che hanno sottoscritto il documento di Towanda e questo gli ha dato ancora più forza perché tante donne si sono organizzate per esserci ed affermare con la loro presenza una decisa contrarietà a ciò che è successo nella definizione delle candidature alle politiche del 4 marzo. Una platea ampia e trasversale che non si riconosce in una corrente e non vuole essere una corrente, ma vuole partecipare come soggetto attivo alla ricostruzione del Partito Democratico che dopo il deludente risultato elettorale deve interrogarsi a fondo su chi è, su cosa vuole rappresentare e su qual'è la sua idea di paese. All'incontro ha partecipato anche il segretario Martina che ha apprezzato la nostra iniziative e ci ha chiesto di preparare insieme i prossimi appuntamenti del PD a partire dall'assemblea nazionale del 19 maggio.”

Che tipo di meccanismo si è messo in moto e quali i prossimi traguardi.
“Le pluricandidature sono state il punto di caduta più basso a cui il nostro partito potesse arrivare. L'utilizzo di questo metodo certifica il fatto che nonostante il nostro lavoro di questi anni e uno statuto che impone la parità di genere nella scelta dei propri rappresentanti questa cultura non si è ancora sedimentata nel PD. Se quindi le scelte sono verticistiche il rischio è che la democrazia paritaria sia di volta in volta in mano al leader di turno che decide chi candidare.
Non permetteremo mai più che questo accada. Ecco perché è importante riprendere il cammino della ricostruzione della Conferenza delle Donne, luogo di elaborazione politica autonomo a cui possono accedere anche le non iscritte. In questi anni la Conferenza delle Donne a livello nazionale è stata svuotata di qualsiasi valore politico.
Riattivare quel luogo, che a livello regionale ha funzionato molto bene, vuol dire riannodare le fila per ricostruire una cultura di genere dentro al partito e nel Paese. Su questo molto dobbiamo ancora fare.”

(m.z.)