Imola. Dopo tre anni, esposti, denunce, ricorsi al Tar (vinti) e controricorsi al Consiglio di Stato (persi) la realtà dei fatti, udibile e percepita distintamente a chilometri di distanza torna prepotentemente fuori. “Il rumore delle attività motoristiche che si svolgono all'autodromo, l'inquinamento acustico, non si può nascondere sotto il tappeto come la polvere”. E' Eddi Dolcetti, presidente dello storico Comitato Autodromo a fare il punto della situazione dopo l'installazione, solo nel marzo scorso, del fonometro di via dei Colli. Rilevatore che “finalmente è stato posto nei pressi delle abitazioni e non di un parcheggio”.

Ma veniamo ai fatti. “Con la sentenza del Consiglio di Stato le nostre abitazioni – ci mancherebbe – non sono più, nemmeno giuridicamente, considerate 'sedime della pista'. A dire, in altre parole, che i limiti massimi di immissione rumorosa devono definitivamente essere rispettati”, prosegue Dolcetti. “E cosa risulta ora? Che negli ultimi tre anni i residenti (e le scuole? ndr) hanno dovuto sopportare una pressione acustica illegittima e potenzialmente dannosa. Sì perché le prime rilevazioni, non ancora pubblicate sul sito web del Comune ma che abbiamo ricevuto, dimostrano senza interpretazioni che il fonometro posizionato in via dei Colli misura 14 dB in più di quello della Rivazza, preso – 'opportunamente?' – a riferimento dalla Ausl per la valutazione dell'esposizione massima a cui siamo sottoposti. E' evidente – come affermiamo da anni senza sosta – che assumere come riferimento principale il fonometro che meno di tutti misura il rumore prodotto dall'attività di pista mal si accorda con la funzione di tutelare i residenti”.

Ma non finisce qui e le domande sono tante: perché si sono spostati i fonometri – come quello in prossimità della scuola Pelloni Tabanelli – in zone prive di abitazioni (via Musso, presso un parcheggio)? Perché l'operazione è stata avallata dagli organi competenti che hanno come obiettivo la tutela della salute dei residenti? Perchè chi poteva decidere di opporsi non l'ha fatto per tempo e sono trascorsi tre anni per avere un fonometro posto presso le abitazioni vicine all'autodromo?

Per il Comitato le risposte e le responsabilità “devono essere ricercate in chi in questi anni ha cercato a parole un punto di incontro e nei fatti si è allontanato sempre più da quel ruolo che gli compete. Solo per fare un esempio nel dicembre scorso in occasione del tavolo tecnico il presidente di Con.Ami, Stefano Manara, e il direttore dell'autodromo, Pier Giovanni Ricci, ci hanno invitato ad assistere alle rilevazioni in tempo reale della rumorosità, e del suo conseguente governo, presso la sala di controllo dell'autodromo. Successivamente, per potere entrare, ci hanno chiesto di fare una richiesta formale. L'abbiamo fatta ormai 2 mesi fa e ancora non è arrivata nessuna risposta. Qualcosa ci fa pensare che mai ci inviteranno”.

(Verner Moreno)