Imola. “Nei primi giorni di maggio abbiamo mandato a tutti i sette candidati a sindaco una mail di invito alla nostra iniziativa sulla sanità, solo Carmela Cappello non ci ha risposto. Così l'abbiamo richiamata la scorsa settimana e ci ha detto di avere un impegno all'hotel Donatello”. Lo dice in apertura dell'incontro del 24 maggio alla sala dei Cappuccini, davanti a circa 150 persone, il medico Roberto Merli di “Noi Imola” che ha organizzato l'incontro con “E pas e temp” rappresentato da Valter Galavotti, per tanti anni assessore alla Cultura. Non due pericolosi populisti e qualunquisti.

Poi, alla spicciolata, arrivano esponenti del centrosinistra che sostengono la Cappello e che erano all'iniziativa con lei, fra i primi Fabrizio Castellari e Giuseppina Brienza e forse qualcuno le dà un utile consiglio. Così, seppur con oltre un'ora di ritardo, la candidata del centrosinistra a traino Pd si presenta e comincia a rispondere alle domande avendo perso le prime quattro. Viene aggiunta una sedia e avanti, ci spiace di non aver potuto ascoltarla per motivi di tempo ma pensiamo che la sanità sia un tema che riguarda tutti personalmente tanto che dovrebbe essere in cima alle priorità di tutti i sette candidati a sindaco

Fra gli altri, Giuseppe Palazzolo, candidato di centrodestra e Focus, è il più politico: “Prima dell'ingresso nella Città metropolitana, esisteva una conferenza sanitaria del circondario imolese. Perché ora è sparita e si è eliminata Imola? Per errori della passata amministrazione comunale e l'assenza della Cappello (non era ancora arrivata, ndr) lo dimostra. Se diventerò sindaco, entrerò nella Città metropolitana con la forza di una città di 70mila abitanti e dirò subito che noi ci faremo la nostra conferenza. Sarebbe drammatico un declassamento dell'ospedale, il voto è un'occasione per il cambiamento”.

Manuela Sangiorgi, per il Movimento 5 stelle, sta sul tecnico: “E' stato il governo Letta a dare la possibilità di far regredire il nostro ospedale dal primo livello a quello base. Finora la legge regionale è ferma in attesa di questo voto amministrativo e di quello regionale del prossimo anno quando speriamo che le cose cambino. Declassare vorrebbe dire andare contro l'articolo 5 della Costituzione che prevede il decentramento, anche sanitario. Per di più, la nostra Ausl sta aumentando l'acquisto di servizi esternalizzati, ovvero compriamo personale da aziende terze che spesso pagano in modo non equo i lavoratori. Siamo contrari a tale modalità”.

“Il campito di un sindaco è quello di battagliare, non solamente di gestire l'esistente – sottolinea Filippo Samachini per la Sinistra unita imolese – mentre finora abbiamo avuto sindaci che facevano spallucce sostenendo che non si potevano opporre alla legge. Con un territorio vasto da Castel del Rio (ci vorrebbe un'ora e mezza per raggiungere Bologna) a Spazzate Sassatelli, possiamo esigere di mantenere il nostro ospedale di primo livello”.

Franco Benedetti, della lista pro-autodromo, prende spunto dalla sua esperienza personale visto che ha subito tre trapianti: “Il nostro ospedale al momento ha otto sale operatorie con possibilità di fare trapianti e non dimentichiamo l'eccellenza di Montecatone. Ho fatto nove anni di dialisi, se dovesse sparire un reparto come Nefrologia ci sarebbero grossi problemi”.

Francesco Armiento, di Azione imolese, spiega la sua ipotesi: “Con la legge attuale, il nostro ospedale potrebbe essere declassato perché il numero di abitanti che serve (133mila circa) non è abbastanza alto. Allora propongo, visto che non esiste il Muro di Berlino con la Romagna, di collegarsi con altre vallate quali quelle del Senio, del Lamone. Siamo per uscire dalla Città metropolitana”.

(m.m.)