Roma. E' fissata per giovedì 31 maggio prossimo al Consiglio di Stato l'udienza per la sospensiva richiesta da Herambiente, Regione Emilia Romagna e Con.Ami dopo la bocciatura su tutta la linea del Tar regionale della “illegittima” sopralevazione della discarica Tre Monti di Imola.

Il Comitato Vediamoci Chiaro, WWF Italia, Panda Imola, Legambiente Medicina e alcuni privati cittadini hanno presentato in data 28 maggio specifiche memorie difensive che dimostrerebbero “come sia errato il progetto di sopraelevazione e il correlato progetto di ampliamento”.

“Crediamo di aver difeso quanto già ribadito al Tribunale amministrativo regionale che ha visto soccombere Herambiente, Conami e Regione Emilia Romagna condannata pure a rifondere le spese legali. Crediamo non solo di aver difeso tutte le ragioni ma anche di aver ulteriormente dimostrato come sia errato il progetto di sopraelevazione e il correlato progetto di ampliamento”.

La memoria e l'appello sono stati curati dall'avvocato Matteo Ceruti che, in 90 pagine, ribadisce punto su punto ai rispettivi attori gli argomenti già discussi in sede di tutela al Tar dove ha ottenuto una netta vittoria. E gli spunti, ancorché condensati per ovvie ragioni di spazio, sono davvero tanti. Ne riportiamo alcuni lasciando ai lettori la più puntuale e complessiva lettura del documento diffuso, in calce all'articolo.

“Solo l'1,5% dei rifiuti urbani vanno alla discarica mentre la parte predominante dei rifiuti smaltiti presso il sito in questione è, infatti, data dai rifiuti speciali, per i quali – come è noto – non sussiste il vincolo di prossimità. Del resto la contestata sopraelevazione (e pure l'ampliamento) della discarica in esame riguardano al '90% almeno' rifiuti speciali e non rifiuti urbani”. In sostanza, come avevamo già ampliamente documentato la discarica Tre Monti non è la discarica dei rifiuti urbani di Imola ma bensì soprattutto il luogo di smaltimento dei rifiuti speciali prodotti su tutto il territorio nazionale.

Su questo punto i resistenti (gli sconfitti al Tar, Herambiente, Con.Ami, e regione Emilia-Romagna, ndr) pongono l'accento “al preteso rischio di gravi conseguenze nella tenuta dell'autosufficienza del sistema regionale di gestione dei rifiuti urbani”, osservando che “l'enfatizzazione data dall'appellante ad un sistema di gestione regionale del rifiuto urbano che basa la propria tenuta sullo smaltimento ed incenerimento del rifiuto stesso, risulta in palese contrasto con la gerarchia della gestione del rifiuto definita a livello Europeo e riconosciuta a livello nazionale nel D.Lgs 152/2006 e s.m.i.”.

Non bastasse i comitati precisano, riguardo all'urgenza della richiesta di concessione della sospensiva degli effetti della sentenza del Tar, che “alla luce dei dati evidenziati nel nostro ricorso, si ritiene che le cause delle pretese problematiche nella gestione dei rifiuti urbani regionali, che nel caso di specie vengono ex adverso enfatizzate allo scopo di dar corpo ad una pretesa quanto insussistente 'situazione di eccezionale gravità ed urgenza' che giustificherebbe la proposta istanza di sospensione degli effetti della sentenza impugnata, semmai esistenti, siano piuttosto ascrivibili all'atteggiamento adottato negli anni dalle Amministrazioni locali e regionali e dallo stesso gestore che hanno privilegiato la raccolta indifferenziata indirizzata a smaltimento a scapito della differenziata, finalizzata al recupero, e non certo alla chiusura della discarica 'Tre Monti' per effetto dell'impugnata sentenza”.

Il senso appare chiarissimo ed è riassumibile in una domanda: come è possibile affermare che ora esiste un problema di eccezionale gravità ed urgenza nella gestione dei rifiuti, e per tanto richiedere di sospendere gli effetti della sentenza del Tar, quando a genererare quei problemi sono stati gli stessi enti (il Comune di Imola è fra quelli) appellanti?

Ma non finisce qui e i dubbi infine riguardano la già nota gestione della chiusura – prima o poi dovrà pur succedere – della discarica. E qui i ricorrenti lo fanno citando letteralmente proprio Herambiente e Con.Ami che nella loro difesa scrivono, segnando, a parer nostro, una sorta di autogol: “in ultimo, è opportuno sottolineare che Herambiente e il Con.Ami hanno investito non poche risorse economiche nella realizzazione dell'intervento di sopraelevazione e stanno continuando a sopportare i costi legati alle attività di gestione ordinaria (trasporto e smaltimento del percolato, monitoraggi ambientali, manutenzioni, personale etc.) e straordinaria (riprogettazione e realizzazione messa in sicurezza a fronte della nuova morfologia modificata della discarica) della discarica, che raggiungeranno l'importo di circa 3.260.000 euro a fine anno, ma a fronte della chiusura del sito di Tre Monti non possono recuperare tali costi e non sono nemmeno in condizione di provvedere all'accantonamento delle somme necessarie per far fronte alla realizzazione della copertura finale della discarica e agli ulteriori oneri previsti per il periodo post gestione. Inoltre, la grave situazione economica determinata dalla chiusura del sito di Imola ha indotto Herambiente ad avviare le pratiche per la risoluzione del contratto stipulato con la società Consortile Discariche, creata appositamente per la gestione della discarica di Tre Monti, con evidenti ricadute sul livello occupazionale dei relativi dipendenti”.

Si tratta, a parere dei comitati e delle associazioni ambientaliste, “di affermazioni molto gravi in quanto, se veritiere, evidenzierebbero una situazione di grave violazione dell'art. 14 della Legge 36/2003 in relazione ai necessari accantonamenti per il post gestione delle discariche, e che infatti hanno già suscitato sconcerto in ambito locale e regionale, cui è peraltro seguita una nota della società che, smentendo le suddette affermazioni, ha precisato che in realtà “i fondi per la discarica sono stati accantonati”.

Non rimane che attendere la decisione dei giudici romani – che dovrebbe arrivare in pochi giorni dopo l'udienza del 31 maggio – per sapere se verrà confermata la sentenza che del Tar felsineo che ha fermato la soprelevazione della Tre Monti. La decisione, nel caso desse ancora torto alla Regione, Herambiente e Con.Ami, sarebbe la definitiva pietra tombale anche all'ampliamento del quarto lotto che giace ancora sul tavolo della politica di viale Aldo Moro. Nel caso i soldi per la bonifica qualcuno li dovrà trovare, e in fretta.

(Verner Moreno)