Imola. Abbiamo incontrato per la prima volta il presidente provinciale di Confagricoltura, Guglielmo Garagnani, durante la fiera agricola del Santerno a Imola e il primo impatto ha confermato una sensazione in parte curiosa. Ci pareva di dialogare con una persona che nello scorso millennio avremmo definito kennediana, un dirigente alla ricerca della nuova frontiera da raggiungere e superare e la nostra conversazione ha ulteriormente rafforzato questa percezione.

Oggi fare l'agricoltore è un'impresa da capitani coraggiosi perchè il settore agricolo è davvero attraversato da grandi tensioni, dalla ricerca alla rivoluzione tecnologica. Come comportarsi in questa situazione?

“Quello che sta succedendo giustifica la considerazione che davvero è un momento da capitani coraggiosi, soprattutto perché è il momento di cambiare; pensiamo poi all'impatto dei mutamenti climatici.
Non si può più pensare di fare agricoltura come l'abbiamo sempre fatta; ce lo stiamo raccontando da una decina d'anni, siamo ancora vivi, ma ora è il momento di voltare pagina.
E quindi va bene la ricerca e lo sviluppo e quindi innovazione per quanto riguarda anche le modalità di stare insieme dal punto di vista produttivo Ci deve essere la capacità da parte delle aziende di sfruttare quei pochi momenti che la naturaci lascia per lavorare al meglio.
Penso anche a un forte associazionismo da parte delle aziende agricole nel mettere insieme degli strumenti di produzione; questo non vuol dire che c'è spazio solo per aziende grandi, ma le piccole devono coordinarsi in maniera adeguata.
Poi c'è da considerare l'aspetto commerciale e prendo atto che va iniziato un processo per portare l'agricoltura ad essere un comparto agroalimentare,
perché in questo momento i mercati non premiano la materia prima. E' anche vero che l'agroalimentare italiano sta ottenendo, in questo momento grandi successi. Dobbiamo perciò capire come poter sfruttare questo treno è appena partito abbiamo di fronte un mercato vastissimo, possiamo crescere a dismisura basti pensare che l'agroalimentare italiano vale meno della metà delle esportazioni di quell'olandese.
Se questo è il quadro confermo che è davvero il tempo dei capitani coraggiosi.”

Come si può conciliare il modello di Slow Food con l'albicocca delle valli imolesi?
“E' possibile se l'innovazione tecnologica e la ricerca genetica vanno di pari passo con un legame fortissimo con il territorio sia in termini di tradizione, di storia che di artigianalità della produzione. Il nostro paese ha vissuto una contrapposizione assurda, o sei con Slow Food, o sei per gli OGM; ora finalmente il quadro è mutato e la stessa Slow Food è cambiata perchè accetta l'innovazione se questa non stravolge l'artigianalità e la tradizione di un certo prodotto.”

Rimaniamo su tema. La Cia di Imola intende avviare una serie di confronti con le associazioni ambientaliste del territorio, cosa pensa di questa iniziativa?
“Con il mondo ambientalista gli agricoltori possono e debbono avere un rapporto. Sono anche convinto che il ruolo dell'ambientalismo scientifico sia stato sempre positivo e che abbia aiutato la politica e anche quindi l'agricoltura a evolvere in maniera corretta.”

Chiudiamo sul futuro dei sindacati agricoli nell'agricoltura che cambia.
“Noi siamo pronti ad unire le nostre forze con quelle della Cia, si tratta di passare dalle parole ai fatti.”

(m.z.)