Bologna. La parola “fusione” con Bologna, sullo scottante tema della sanità, almeno per ora non c'è e pare scongiurata. Nel lungo documento illustrato il 17 luglio a palazzo Malvezzi, sede della Città metropolitana, si legge invece che “i nuovi assetti istituzionali proposti non prevedono la realizzazione di alcuna Azienda metropolitana unica. Per quanto riguarda, in particolare, l'ipotesi di fusione tra le due Aziende Usl dell'area metropolitana (Azienda Usl di Bologna e Azienda Usl di Imola), il documento precisa che l'analisi della letteratura internazionale e delle esperienze nazionali sembra indicare che allo stato attuale essa non incida in modo rilevante sul perseguimento degli obiettivi indicati dall'Accordo di programma tra Regione Emilia-Romagna, Università di Bologna e CTSSM (Conferenza territoriale servizi sanitari metropolitani) del giugno 2017”. Il tutto invitando a non distrarre l'attenzione di cittadini imolesi, ai quali è molto cara l'autonomia, poiché si cita appunto “allo stato attuale”.

Quali sono invece le ipotesi prese in considerazione in questo momento? Eccole: “Dipartimenti di continuità per raccordare ospedale e territorio (distretti, ndr) e rispondere più efficacemente alle esigenze di prossimità e continuità assistenziale dei cittadini. Dipartimenti interaziendali di ambito metropolitano per servizi trasversali come l'Emergenza-urgenza o per aggregare strutture specialistiche. Quattro scenari che corrispondono ad altrettante ipotesi di cambiamento. Il primo prevede la realizzazione di Accordi di programma per esercitare funzioni di programmazione e di alta gestione attraverso un organo di governo comune tra le Aziende metropolitane. Il secondo, un soggetto giuridico autonomo di tipo Consortile al quale le Aziende rimettono le risorse necessarie per lo svolgimento delle funzioni e delle attività di interesse comune (forse il più pericoloso per l'autonomia di Imola, ndr). Il terzo, una nuova Azienda Ospedaliero-Universitaria, centro per il trattamento di patologie complesse a vocazione chirurgico-interventistica e polo di riferimento nazionale per la ricerca traslazionale e la didattica, che si propone come terzo Irccs (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) dell'area metropolitana, nella quale far confluire le alte specialità del Policlinico di S. Orsola e dell'Azienda USL di Bologna. Il quarto, una Azienda di nuovo tipo, Sanitario-Universitaria, per la piena integrazione di assistenza, didattica e ricerca nei livelli territoriali ed ospedaliero distrettuale di riferimento (ovvero con l'Università che entra nel sistema territoriale dei distretti)”.

Sono le principali proposte contenute nel Documento Forme di integrazione nell'Area metropolitana di Bologna, curato dal Nucleo Tecnico di Progetto, datato 25 giugno 2018 ed acquisito dalla Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria Metropolitana di Bologna nella seduta del 16 luglio.

(m.m.)