Chi ha la mia età, ricorda sicuramente “Radici”, lo sceneggiato che giusto quaranta anni fa incollava sul network Abc ottanta milioni di americani, aggiudicandosi poi 9 Emmy Awards e un Golden Globe.
L'Italia non fu da meno, in undici milioni su Raiuno a seguire le vicende della saga tratta dal best seller di Alex Haley, dove venivano ripercorsi duecento anni – dal 1750 ai giorni nostri – di una famiglia africana e del suo capostipite Kunta Kinte, strappata dal villaggio d'origine in Zambia per essere ridotta in schiavitù nelle piantagioni della Virginia.

Dal XVI secolo fino a tutto il XVIII, i conquistatori europei importarono milioni di schiavi africani per farli lavorare nelle miniere e nelle piantagioni del continente americano. Scelsero di importare schiavi dall'Africa, fondamentalmente per tre motivi.

Primo, l'Africa era più vicina: costava meno prelevare persone dal Senegal anziché dal Vietnam.

Secondo, in Africa c'era già un fiorente commercio schiavista, orientato al Medio Oriente.

Terzo, e più importante: le piantagioni in posti come la Virginia, Haiti e il Brasile erano flagellate dalla malaria e dalla febbre gialla, malattie che si erano sviluppate in Africa: gli africani avevano acquisito nel corso delle generazioni una parziale immunità genetica.

Paradossalmente la superiorità genetica si tradusse in inferiorità sociale: proprio perché gli africani erano più adatti di altri popoli ai climi tropicali, finirono per diventarne gli schiavi.
A causa di questi fattori circostanziali, le nuove società che nascevano in America si divisero tra la casta dominante di bianchi europei e la casta sottomessa di africani neri.
I bianchi europei nelle Americhe volevano essere considerati non solo come abili imprenditori, ma anche come gente pia, giusta e obiettiva.
Certi teologi sostenevano che gli africani discendessero da Canaan figlio di Cam, maledetto da Noè, cui aveva prefigurato di essere progenitore di una stirpe di schiavi.
I biologi sostenevano che i neri erano meno intelligenti dei bianchi e che il loro senso morale era meno sviluppato.
I medici dicevano che i neri vivevano nella sporcizia e diffondevano le malattie.
Il resto, anni dopo, lo avrebbe fatto il Ku Klux Klan.

(Tiziano Conti)