Un no secco ai segnali di una privatizzazione di Hera. Arriva dalla Cgil regionale che vede più di un pericolo dopo la decisione preannunciata dal Comune di Bologna di vendere le azioni libere di Hera, contestuale alle dichiarazioni del vicepremier Luigi Di Maio sulla stessa Multiutily (commentando il risultato elettorale di Imola) e le volontà espresse da altri Comuni soci di Hera, che “rappresentano una “tana libera tutti” per avviare un'inevitabile processo di privatizzazione che rischia di tradursi in una perdita del controllo e ancor più ridotta capacità di incidere nelle scelte strategiche del gestore”.

Secondo la Cgil “questa operazione porterà Hera e il suo gruppo dirigente a concentrarsi sul dare dividendi, oggi utilizzati dai Comuni per la spesa sociale, ai soggetti privati che rischiano di diventare maggioranza. A quel punto Hera si strutturerà sempre più in azienda di forma commerciale e finanziaria: per fare più utili, si implementeranno gli appalti con la finalità di ridurre il costo del lavoro, aumentando le marginalità . Si cercheranno i risparmi sul costo del lavoro per dare gli utili ai soggetti della finanza già presente nella compagine societaria con i grandi fondi internazionali”. Tutti fattori considerati negativi dalla Camera del lavoro