L'odissea dei 150 profughi bloccati da molti giorni sulla nave “Ubaldo Diciotti” della Guardia Costiera italiana, ferma in porto a Catania, sta assumendo significati sempre più inquitanti. Un gruppo di disgraziati – quanti altri ne seguiranno di questo passo? – è tenuto in ostaggio, in condizioni degradanti, dalla propaganda falsa e volgare del ministro dell'Interno Salvini.
Contro questo modo inumano di agire si stanno pronunciando magistrati, parlamentari, uomini di Chiesa, rappresentanti delle più alte istituzioni, sindacati, organizzazioni non governative, autorità che tutelano il rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali. E, soprattutto, tante persone dal cuore non inaridito dall'odio e dall'egoismo, indignate per l'ormai quotidiana ostentazione di cattivi sentimenti.

In questa sua guerra contro i più deboli, Salvini sfida tutto e tutti. D'Altra parte non è stato lui stesso a far suo lo slogan “Molti nemici, molto onore” in voga nel ventennio fascista? Non ascolta (forse non conosce) le regole diritto, pretende che altri Paesi europei si facciano carico degli immigrati ed è alleato di chi non li vuole, minaccia di riportarli in Libia ben sapendo che ciò non è possibile né giusto.
L'Europa deve fare la sua parte, sul tema immigrazione si gioca buona parte della residua credibilità e autorevolezza. Ma non si costruiscono soluzioni positive con minacce peraltro non attuabili (blocco dei fondi al bilancio comunitario), non si trovano appoggi con atteggiamenti e dichiarazioni che avvelenano i rapporti, non si va ai tavoli europei con gli argomenti che si spacciano a casa propria per distogliere l'attenzione da problemi ben più seri.

Salvini usi la stessa “fermezza” – come ama chiamarla – nel combattere la mafia, la camorra, la ndrangheta, il traffico di stupefacenti, l'insicurezza, il diffuso mancato rispetto delle regole. E nel promuovere la cultura della legalità, nel garantire il pieno e libero esercizio dei diritti civili sanciti dalla Costituzione. Questo è il compito del ministro dell'Interno.

(L'Altra Faenza)