La recente svolta politica imolese sta mettendo in discussione tanti equilibri locali intonsi da decenni. Tra i tanti sicuramente il tema Autodromo è uno dei più sentiti da parte dei cittadini. Per produrre una analisi reale e stimolante per il futuro bisogna individuare tre momenti di riflessione: 1) la percezione che i cittadini hanno dell’impianto 2) la realtà 3) le prospettive per il futuro.

L’autodromo di Imola nel cuore della città

La percezione
Per tantissimi imolesi, ai tempi della disinformazione, l’Autodromo era una fonte di reddito, lavoro e fama per la città. Per alcuni il benessere di Imola derivava dal suo impianto. In realtà l’impianto è una peculiarità, ma non l’unica, della nostra città e come tale deve essere considerata. In maniera “provinciale” ci siamo, per decenni, sentiti al centro del mondo: siamo i più bravi, abbiamo la pista più bella, le nostre aziende presentano bilanci positivi grazie all’autodromo.
Era, o è proprio così? Nel prossimo paragrafo cercherò, in modo analitico, di presentare la vera fotografia del nostro impianto.

La realtà
Imola gode di un grandissimo prestigio legato al passato, in particolare anche grazie agli eventi motociclistici. Come ricordiamo, grazie all’opera ed all’impegno di Checco Costa, Imola, negli anni 70/80 era la capitale mondiale del motociclismo. Il connubio 200 Miglia e Moto Mondiale avevano trasformato la città nella cittadella del motociclismo. Tutte le maggiori case ed i migliori piloti ogni anno gareggiavano sulla nostra pista, favorendo l’affluire di centinaia di migliaia di tifosi che sostavano 2/3 giorni sulle rive del Santerno.

L’epopea iniziò nel 1969 quando, per la prima volta, il Gran Premio delle Nazioni (tappa del motomondiale) venne messa in calendario ad Imola nell’allora “circuito stradale”. Dopo il 1969 seguirono le edizioni del 1972/74/75/77/79/88/96/97/98/99. Le ultimi quattro edizioni, come Gp di Imola, furono messe in calendario in aggiunta al GP d’Italia organizzato dal Mugello. Senza dimenticare che dal 1972 al 1985 (escluso il 1979) Imola ospitò la celeberrima 200 Miglia con afflussi straordinari di pubblico. Decisamente Imola era la capitale del motociclismo mondiale!

Dagli anni 80 entrò nel nostro calendario pure la F1, una volta come Gp d’Italia (1980) e poi come Gp di San Marino.
Furono anni straordinari, nei quali effettivamente la città aveva un indotto molto forte. Centinaia di migliaia di tifosi sostavano per 2/3 giorni, mangiando, bevendo (molto), acquistando ricordi, senza dimenticare che l’afflusso degli stranieri si avvicinava al 50% dei totali portando le allora valuti forti. Insomma, poche gare di massima qualità, poche giornate di rumore insostenibile avevano prodotto un formidabile equilibrio città-impianto. Negli anni la F1 divenne l’evento principale, spesso unico, per Imola iniziando un lento declino da fine anni 90.

Venendo alla domanda iniziale: oggi Imola quanto “pesa” nel mondo motoristico? Siamo ancora il colosso del recente passato, oppure cosa? La risposta è semplice, purtroppo! L’Autodromo di Imola a livello mondiale è un ricordo che non scompare solo “grazie” alla morte di Senna.
Siamo una sorta di Zolder (morì Villeneuve), un punto nella carta geografica, un elemento importante della storia sportiva del mondo endotermico, un ricordo, ma non certo il futuro.
Epperò, copio a piene mani dal Signore degli Anelli, per noi imolesi “la storia divenne leggenda e la leggenda mito”, producendo delle forti storture rispetto alla realtà.
Il mito e la realtà si scontrano fortemente, se analizziamo il mercato degli autodromi italiani, in termini di volumi ed utili.

Imola, con i suoi 5 milioni abbondanti di fatturato, si pone alle spalle di Monza, Mugello, Misano ed anche Vallelunga. Rispetto al mercato italiano autodromi Imola produce il 7% di fatturato ed uno striminzito 1% degli utili, a fronte di decine di milioni di investimento.

I numeri fotografano una situazione che vede Imola al quinto posto tra i players nazionali ed ultimissima tra quelli che possono vantare almeno un evento internazionale. Possibile pensare alla F1 in una realtà dove anche Vallelunga fattura più del Ferrari? Decidere di entrare in “guerra” con Aci è stata una scelta giusta? Aci, tra Monza e Vallelunga, controlla il 50% del mercato. Forse, guardando al Mugello e Misano, potremmo intuire il giusto indirizzo per ritrovare un modello che possa convivere con la città, senza vivere sulle spalle della città.

Mugello, in particolare, sembra abbia copiato un pensiero che, almeno da 7 anni, rimbomba nei vicoli imolesi “la nostra mission comprende attività motoristiche, ludiche e di intrattenimento”. Chi avesse la pazienza di leggersi la relazione sulla gestione 2017, del Mugello, scoprirebbe che le attività motoristiche risentono ancora pesantemente della crisi, ma, puntando sulla qualità degli eventi ed espandendo l’attività verso eventi che non richiedono l’utilizzo dell’auto in pista (attività fieristiche, congressuali e ricreative), (senza dimenticare che il Corpo dei Carabinieri ha stabilito presso l’area corsi interna al paddock, la sede permanente dei corsi teorici e pratici, rivolti alla formazione della guida in emergenza per i propri militari in servizio operativo sulle radio-mobili), sono riusciti a creare un ambiente poli funzionale che produce profitti record (1.950.000 euro nel 2016 e 2.850.000 nel 2017).

Vero che il Mugello lavora per 240 giornate contro le 130 di Imola, ma vero pure che, limitandoci al 2017, ogni giornata (fatturato diviso giornate) “pesa” 81.500 euro contro i 42.746 di Imola. Insomma, parrebbe che il Mugello, in termini assoluti, sia maggiormente profittevole di Imola.
Perché?

Le prospettive
La gestione del Mugello aiuta a comprendere una scelta organizzativa che differisce molto dal modello Imola. Mugello, come Misano, da qualche anno ha iniziato a produrre in proprio eventi anche non necessariamente motociclistici, facendo inevitabilmente crescere il valore aggiunto dell’autodromo toscano.

Imola vende l’utilizzo della pista, mentre Mugello vende un servizio: chi vuole partecipare ad un determinato evento extra endotermico entra in contatto con l’organizzatore toscano. Un vero e proprio “dal produttore al consumatore” che fa aumentare il fatturato e l’utile.

La nuova Giunta ha compreso questo passaggio e spero crei una formidabile squadra in grado di scalare la classifica italiana. L’unica speranza per non morire è adottare lo spirito toscano del motorismo, attività ludiche ed intrattenimento. Il modello Manca ci ha fatto precipitare, ma siamo ancora in tempo per recuperare, convivere e produrre utili (veri).

Da molte parti, in omaggio al principio dello “spoil system”, si chiede che il Cda di Formula Imola venga azzerato… io non ho questa fretta. Prima, chi di dovere, deve capire tutte le mancanze di questi anni interpellando i diretti interessati. Molte domande sono ancora senza risposta: perché non organizziamo in autonomia gli eventi? La SuperBike risulta in passivo. Bene, ma di quale cifra stiamo parlando? E’ possibile avere in una colonna i costi ed in una i ricavi (anche per i concerti)? Si chiede troppo? Se, al passivo, non quantificato della SB aggiungessimo quello della F1 di quale cifra parleremmo? Monza, si legge nel bilancio 2016, per ogni evento importante, compresa la F1, presenta un resoconto economico, noi siamo nel mondo del molto/poco/chissà…

Il 2019 deve rappresentare per Imola l’anno zero ripartendo dalla più ampia trasparenza amministrativa. Certamente l’anno zero deve essere l’anno dello “spoil system”, anche perché, agli occhi della città e del paese, diventa insostenibile avere un Presidente sanzionato dalla Magistratura, per errori (sicuramente in buona fede) nella redazione del bilancio di una sua attività, che ora firma bilanci pubblici.

Queste scelte, mai messe in discussione dai membri soci del Con.Ami, vengono enfatizzate se entriamo nel merito dell’eventuale ritorno della F1 a Imola. Nel recente passato abbiamo visto nascere una fortissima polemica sui danari pubblici che il Governo Renzi ha permesso di spendere in attività sportive all’Aci. In soldoni Renzi ha permesso un intervento pubblico a favore del GP d’Italia gestito dall’Aci.

A quel punto Formula Imola, società pubblica controllata dal Consorzio ConAmi, ha provato di “mettere le mani” sui danari pubblici, per poter ritornare ad ospitare la F1 in alternanza con Monza….pur sapendo di produrre un evento in perdita. Probabilmente, ai Comuni soci del ConAmi, andava benissimo sperperare danari pubblici e produrre una passività a carico di Formula Imola e quindi di ConAmi, ovvero a loro stessi.
Infatti furono silenti.

Ma non è ancora finita! Per arrivare ad un’alternanza sarebbe servito un accordo tra Governo (Renzi), Formula Imola (ConAmi-Manca-Selvatico Estense), Aci (Sticchi Damiani) e Coni (Malagò). Non dimentichiamoci che Aci è controllata per metà dal Coni (attività sportive) e per metà dal Governo (è un ente pubblico). Della “tirata d’orecchie” dei Magistrati al Presidente di Formula Imola ho scritto, ma con Sticchi Damiani si precipita in un abisso.

Il signore in questione ha subito una condanna, dalla Corte dei Conti, sezione giurisdizionale del Lazio, con sentenza n.2021/05, recentemente confermata anche in appello, a risarcire l’ente stesso per un danno erariale di 21.986,30 euro per una storia di sponsorizzazioni gonfiate a società private, effettuate «con deprecabile superficialità e approssimazione», scrivono i Magistrati.

In Parlamento, almeno due volte, sono state presentate delle interpellanze sia a Governi di centro destra che di centro sinistra. Risposte? Ahahah… se cercate su internet troverete un’autentica bibliografia che coinvolge il simpatico ingegnere.

Nel mio piccolo mi domando se veramente, pur con l’avvallo dei Comuni presenti nel Consorzio ConAmi (sic), Imola abbia bisogno di rapportarsi con personaggi e mondi che non appartengono alla nostra tradizione di laboriosità e trasparenza. Non credo che associare il nome di Imola a Sticchi Damiani (e relativi sponsor politici), per entrare in un mondo attenzionato da tempo dalla Magistratura causa gravi irregolarità amministrative, sia funzionale per marcare la diversità tra vecchia e nuova Amministrazione.

Forse è giunto il momento di tornare alla vecchia mentalità contadina che tanta fortuna ha portato a Imola, prima che il mito diventi polvere del tempo… disperso dal vento.

(Mario Zaccherini)