Lo sapete che si continua a morire di amianto? Purtroppo si!
Nel 2017 (Ansa di giugno 2018) più di 6.000 persone sono morte per mano dell'amianto. Un interno quartiere di una città medio-piccola.
Questi i dati contenuti nel “Libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, dell'Osservatorio nazionale amianto: 3.600 per tumore polmonare, 1.800 per mesotelioma e 600 per asbestosi.
Ancora 40 milioni le tonnellate di amianto da bonificare e circa 1 milione i siti contaminati, sia edifici privati che pubblici, tra cui 2.400 scuole, 250 ospedali e 1.000 tra biblioteche ed edifici culturali.
I sindacati, Cigl, Cisl e Uil hanno rotto il silenzio lanciando un'interessante iniziativa: “L'Italia libera dall'amianto entro il 2028”

Non sarebbe meglio rimuoverlo prima? Per le sue caratteristiche di resistenza e di forte flessibilità l'amianto venne largamente utilizzato dall'inizio del XX secolo nelle costruzioni edilizie, in particolare per la realizzazione di lastre di copertura, tubi, cisterne e pannelli antincendio, ma anche per guarnizioni, dischi dei freni, coibentazioni termiche e acustiche in navi, treni ma anche per presine da cucina.

L'amianto rappresenta un pericolo per la salute a causa delle fibre di cui è costituito che possono essere presenti in ambienti di lavoro e di vita e, quindi, inalate.
Il rilascio di fibre nell'ambiente può avvenire in occasione di una loro manipolazione/lavorazione oppure, spontaneamente, come nel caso di materiali friabili, usurati o sottoposti a vibrazioni, correnti d'aria, urti, ecc..

L'esposizione a fibre di amianto è associata a malattie dell'apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi).
Le proposte dei sindacati, che qui riporto e condivido appieno, sono di semplice attuazione.
Basta volerlo:
a) richiesta incontro col ministro del Lavoro, della Salute e dell'Ambiente per mettere a punto una serie di strategia che vanno dall'implementazione dei fondi per i familiari vittime di amianto ed erogazioni puntuali da parte degli organi preposti
b) richiesta di incontro coi governatori delle regioni e con l'Anci (associazione dei Comuni italiani) per una completa ed aggiornata mappatura dei materiali a potenziale contenuto di amianto.

Si dovrà per forza ricorrere a nuovi incentivi sia per gli enti locali che per i privati (i quali procedono a rilento in tal senso) al fine di procedere con un'adeguata programmazione a rimuovere per sempre l'amianto.

Si segnala a tal proposito che la Regione Emilia Romagna ha proceduto alla redazione di un “Piano amianto regionale” così come da delibera di giunta n. 1945 del 4 dicembre 2017.
Molto è stato fatto ma con lentezza. Mentre è necessario agire in fretta, consapevoli dei tempi tecnici necessari ad una completa mappatura.
Pur tuttavia la domanda è: si può morire ancora di amianto nel 2018?
E possibile che in alcuni uffici, ospedali ed altre strutture pubbliche ci siano ancora pavimenti in amianto?

(Dino Bufi)