Bologna. I numeri, nella relazione del segretario Michele Bulgarelli (che alleghiamo) hanno avuto un ruolo importante, a partire da quelli della partecipazione del lavoratori a alle assemblee congressuali (1497) che hanno coinvolti oltre 20.000 persone.
Numeri che indicano la qualità democratica del sindacato e che spiegano perché a Bologna, nonostante la crisi, la situazione economica e sociale non sia mai scesa al di sotto delle soglie di sicurezza. Complice anche una controparte alla quale viene riconosciuta una capacita di dialogo e una reale volontà di trovare soluzioni soddisfacenti.

A Bologna, infatti, si continuano a fare i contratti di secondo livello (un passaggio indispensabile per una redistribuzione della ricchezza) e il sindacato fa parte del patto per il lavoro siglato a livello regionale per sostenere le fasce deboli e non lasciare campo libero alla precarietà, il vero nemico delle giovani generazioni.
Ma la Fiom è anche formazione, attenzione alle tematiche sociali, senza dimenticare che è ripreso il dialogo con le altre organizzazioni sindacali, anche se la questione FCA vede la Fiom ancora distante da Fim e Uilm.
Bulgarelli ha poi fatto cenno alla presenza, nel mondo del lavoro, di posizioni populiste. Forse alludeva a quelle situazioni che hanno visto dei delegati della Fiom in prima fila nella nascita di sigle autonome?