Bologna. “Le 142 condanne e gli oltre 1200 anni di carcere arrivati dalla sentenza del processo Aemila sono la dimostrazione lampante che la mafia in Emilia-Romagna, non solo ha avuto i modi e i tempi per infiltrarsi nel nostro tessuto sociale ed economico, ma anche tutto lo spazio per piantare solide radici”, inizia con queste parole una nota del Movimento 5 stelle all'indomani della sentenza di primo grado del processo Aemilia.

“La sentenza di primo grado del processo Aemilia conferma che la 'ndrangheta emiliana è una realtà criminale che ha agito in modo autonomo e si è radicata profondamente in regione. Ora nessuno può più dire 'non sapevo'”, dello stesso tenore la riflessione di Enza Rando, vicepresidente di Libera. “Chi continua a sottovalutare la presenza criminale o addirittura a negarla diventerebbe complice della presenza e del radicamento della organizzazione criminale nel territorio emiliano – aggiunge Rando -. Le infiltrazioni mafiose, che interessano questo territorio come ormai la maggior parte delle zone del Paese, si contrastano con la repressione e gli strumenti giudiziari, ma il primo e imprescindibile strumento rimane il risveglio delle coscienze, l'orgoglio di una comunità che antepone il bene comune alle speculazioni e ai privilegi, contrastando in tutte le sedi la criminalità organizzata e i suoi complici. Crediamo che la sentenza sia la risposta migliore per dare la dritta a questi giovani, offrire loro un un segnale e far capire che possono e devono scegliere una strada diversa da quella criminale che significa alla fine carcere, significa vivere una vita di nascosto”.

Per il M5s c'è “rammarico nel costatare come chi oggi parli del rischio di sottovalutare questa realtà in questi anni abbia cercato in tutti i modi di far finta di niente. E tra i primi c'è proprio il Pd che, in Regione, ha sempre respinto la nostra richiesta di creare una commissione d'inchiesta sulla criminalità organizzata e sulla mafia”.