Eccolo lì! Impettito e quasi altero ma con un aspetto decisamente professionale. Forse troppo. Il sorriso, puntuale al momento giusto, è misurato. Appena un accenno, da persona seria che lascia a voi stabilire come e quanto sorridere in seguito a quanto ha appena detto. Impercettibile, al contrario, un accenno di tono importante a seguire una notizia inconsueta o dalla traccia pericolosa o drammatica. Giacca sobria, quasi impersonale, e cravatta regimental non troppo vistosa. Niente orpelli quali anelli, fedi o orologi. Non ne ha alcun bisogno: è un robot.

Nella giornata dell'8 novembre ha fatto la sua apparizione la prima macchina costruita dall'uomo in grado di condurre un telegiornale: impassibile, corretto, assenza di indugi o imperfezioni, parlata limpida e ben cadenzata. E' nato in Cina e, per le caratteristiche intrinseche, sembra sia destinato a soppiantare i tanti lettori di giornali televisivi che abitualmente si presentano sui nostri video casalinghi: niente stipendio, niente ferie né malattie; sempre puntuale e pronto: perfetto. Una presa elettrica nascosta quale alimentazione, un innesto USB 3.1 per gli aggiornamenti e le modifiche di traccia e il gioco è fatto: ventiquattrore su ventiquattro sforna notizie a ritmo continuo.

Osservo la sua immagine trasmessa via satellite e vengo colto quasi impreparato. Robot nelle catene di montaggio auto, fabbriche di ogni tipo ove si ripeta un ciclo periodico preciso come un orologio, piccoli mostri su ruote avanzano verso bombe poste da terroristi e perfino in cucina per casalinghe/i svogliate/i. Un direttore anche molto lontano confeziona la fila di parole, aggettivi e preposizioni, le carica su di un file che viene trasmesso con assoluta precisione al lettore sempre pronto e il gioco è fatto.
Trenta minuti di perfetta, impersonale dizione. E io, uomo del secolo scorso, che ero un convinto assertore e sostenitore dell'intervento personalissimo della mente del giornalista nel confezionare la notizia, in assoluta fedeltà all'accaduto, ma con quel tocco personalissimo che vale la firma sotto il pezzo.

Se ho ben capito, dalla parziale ed incompleta notizia della sua prima apparizione, i circuiti elettronici di cui è fornito sono in grado di costruire un racconto raccogliendo e filtrando informazioni caricate su supporti diversi: file di lettura, immagini, parole di latri commentatori (magari umani), ecc. In un vecchio film dell'intramontabile agente 007, impegnato contro un magnate della stampa in grado di confezionare notizia di apposita forma e sostanza a seconda della bisogna, in una divertente sequenza ci è dato ascoltare questa battuta: ” …la notizia di domani, oggi!” Mi sembrava una battuta!

Ci abitueremo? Ci dovremo abituare. Il piatto è troppo ricco e facile da gestire per poter avere dubbi. La spersonalizzazione dell'automa e il fin troppo facile filtro del gestore della notizia. Nessuna firma, nessuna posizione: la sigla televisiva e tanto vi basti. Arriva il domani, ma forse è già oggi.

(Mauro Magnani)