Ravenna. La crisi nel settore edile in provincia di Ravenna non conosce la parola fine, dal 2008 anno di inizio della crisi ai giorni nostri, secondo i dati della cassa edile di Ravenna gli occupati sono calati quasi del 60%, mentre centinaia di aziende grandi o piccole sono scomparse o hanno subito forti ridimensionamenti occupazionali e produttivi.

In un settore edile ancora in crisi e in notevole affanno tuttora, una situazione che deriva principalmente dal paese Italia a debole crescita economica, dove ancora molte imprese edili soffrono, l'unica azienda del territorio che sembrava non conoscere la parola crisi era la CMC (Cooperativa Muratori e Cementisti) di Ravenna, in quanto oltre i due terzi delle sue costruzioni si fatturano all'estero e le sue notevoli dimensioni la sembravano tenere fuori dal contesto locale di crisi.
Ebbene si sa, ed è proprio il caso di dirlo, tutto il mondo è paese, la CMC oggi versa in una grave situazione finanziaria dovuta alla mancanza di liquidità, derivante principalmente da mancati incassi per un valore di 108 milioni di Euro, per opere realizzate in Kenia ed in Nepal.
La CMC è la più grande cooperativa di costruzioni di Ravenna, vanta una storia lunga oltre 120 anni e forse non si è mai trovata in una situazione così complicata, stando ai dati del 2017, impiega 6.676 dipendenti (molti sono assunti dove sono localizzati i cantieri), di cui 340 sono anche soci della cooperativa.

Nei giorni scorsi i vertici della cooperativa hanno incontrato i sindacati e la Rsu, per informarli sulla decisione presa di far slittare alla fine di novembre il pagamento di salari e stipendi del mese di ottobre. Un sacrificio collettivo richiesto per il bene dell'azienda, che ha ribadito di voler superare l'attuale difficoltà finanziaria in continuità aziendale, facendo leva su risorse proprie.
Mentre si discutono delle difficoltà della CMC, a Ravenna in questi giorni è esplosa la questione della Tozzi Sud, azienda con sede a Mezzano e attiva nel settore elettrico ed elettronico, che ha annunciato 104 licenziamenti.

(Edgardo Farolfi)