Gubbio (PG). L’Albero di Natale più grande del mondo è in Italia e lo si può vedere dal 7 dicembre, tradizionale data dell’accensione, a Gubbio, la bellissima cittadini medievale dell’Umbria che conta circa 37 mila abitanti. Una bellissima iniziativa che si affianca ad un altro grande evento rappresentato dalla “Corsa dei Ceri” che si tiene in occasione della festa del Patrono a maggio.


La genesi

“Era il 1980 quando un gruppo di eugubini (come si chiamano gli abitanti di Gubbio, ndr), molto legati alla loro Basilica che dall’alto del monte Ingino guarda la città e che ospita le spoglie del patrono della città Sant’Udaldo, soffrendo la scarsa frequentazione del luogo di culto, si posero l’obiettivo di fare qualcosa”. Inizia così il racconto di Lucio Costantini presidente del comitato “Albero di Natale più grande del mondo” e Federico Marcelli, membro del consiglio.

“La basilica ospitava dei frati che avevano i loro orti e anche delle arnie con le api. Il frate che gestiva gli alveari venne spostato e si pose il problema di trovare qualcuno che potesse sostituirlo. Tra i frequentatori della basilica vi era proprio un allevatore che si rese disponibili a collaborare. Come ringraziamento per il suo impegno i frati organizzarono una cena. A tavola ripresero le lamentele per la scarsa partecipazione, così tutti ci trovammo d’accordo di inventarci qualcosa. Siccome su un lato della basilica nel periodo natalizia veniva allestito una sorta di cerchio (alcuni di noi lo chiamavano ufo) con vecchie lampade di automobili in modo che fosse visibile dalla città, qualcuno propose di sostituirlo con un grande albero di Natale. A uno dei commensali si accese la lampadina e disse: ‘Macchè un abete, facciamo l’albero in tutto il monte. Lo decoriamo per bene e così lo vedono da tutto il paese e dai dintorni’. Così da quella che sembrava una battuta iniziò un percorso che si ha portato fino ad oggi”.

Chi aveva avanzato l’idea era un forestale e radunò attorno a lui colleghi e amici disponibili a collaborare. “A ridosso del Natale del 1981 si accese il primo ‘Albero di Natale più grande del mondo’. Allora non era quello che si vede oggi, come prima volta furono presi riferimenti un po’ a caso, ma l’anno successivo furono coinvolte persone che con la loro professionalità resero possibile il salto di qualità. In particolare un tecnico capace di prendere riferimento per la costruzione di strade e altre opere. Così iniziarono a segnare le piante per definire un perimetro, perché il problema principale era proprio quello di stabilire una sagoma. Così l’albero degli anni successivi, che si illuminava sul versante del monte, iniziò sempre più a somigliare ad un… albero vero. Si procedette così fino al 1992, quando decidemmo di dare un’organizzazione stabile al gruppo, nacque il Comitato sotto forma di associazione di promozione sociale”.

La nascita del Comitato
Il nome scelto fu, proprio facendo riferimento alla comparsa dell’Albero nel Guinness dei primati del 1991, “Comitato Albero di Natale più grande del mondo” ed oggi è composto da 50 soci, tutti volontari; il più giovane ha 19 anni, il meno giovane una novantina: “uno splendido esempio di integrazione generazionale dove lavorano fianco a fianco padri e figli, nonni e nipoti, animati tutti dallo stesso spirito di collaborazione, rispetto e amicizia”.
Però non è sempre stato così: “All’inizio quando arrivava qualcuno di nuovo si guardava con sospetto. Per le seconde generazioni non è stato facile entrare e poi da dentro cercare di cambiare qualcosa, anche perchè senza ricambio l’esperienza sarebbe finita presto. E’ stata dura, ma ce l’abbiamo fatta, ultimamente sono entrati tanti giovani, anche qualche nostro figlio, vengono ragazzi che poi portano l’amico, si accoglie l’ultimo come fosse lì da sempre”.
Una passione contagiosa. “Se non fosse gustoso farlo, la mattina alle 7 della domenica non ci alzeremmo. Ci sono ragazzi che a volte tornano a casa dalla discoteca e dopo poche ore sono già lassù a lavorare”.

La preparazione

L’Albero non è mai mancato un anno. I riferimenti rimangono sulle piante, le lampade, invece, vengono messe e tolte ogni anno, a parte quelle che si trovano negli alberi più alti, il magazzino si trova in un locale della basilica.
Un “gioco” di smonta e rimonta che si ripete ogni anno. Il tutto con la massima sicurezza, con tanta passione e fatica. “Lungo il pendio del monte vi è solo un sentiero che dalle mura cittadine arriva in basilica e che in diverse parti intercetta la sagoma dell’albero, ma per il resto ci si muove in mezzo alla vegetazione. Ogni momento viene gestito da volontari. Le generazioni si mischiano e la mattina prima di metterci al lavoro ci troviamo a fare colazione tutti assieme, si ride e si scherza, non ho mai visto una lite, qualche bisticcio ma subito ricomposto. Non sono colazioni normali, sono iper colazioni. Quando siamo a ridosso della basilica ci ‘accontentiamo’ di affettati o formaggi, scendendo si va a anche a griglia, c’è bisogno di più energia, la fatica è tanta e ciò che mangi si smaltisce presto. C’è un forte attaccamento, chi non può darci una mano a realizzare l’albero ci aiuta in altri modi. C’è chi offre la colazione, chi manda su un dolce, una crostata, una bottiglie di vino, pasta fresca per una cena, chi offre la pizza, ognuno ha un suo modo per collaborare. Se l’albero non si accendesse sarebbe un dramma. Oggi pensare a Gubbio senza l’Albero è inconcepibile. Mio figlio nato è nell’81 e per lui l’Albero c’è sempre stato e perché non dovrebbe esserci. E questo per noi è anche una pressione notevole, siamo coscienti di dovere rispondere a tante aspettative”.

Così da metà ottobre si ricomincia a scendere e salire lungo le pendici dell’Ingino, “ci si porta dietro il materiale, c’è davanti la squadra che installa i neon e dietro quella che a pari passo installa i collegamenti, bisogna fare possibilmente tutto assieme. I neon sono di diversi colori e ogni anno ne troviamo di nuovi, quest’anno c’è il puffo, l’ho soprannominato io (afferma Federico) per il suo colore blu strano. Come tutti gli anni ormai è tutto pronto”.


L’accensione

Così anche venerdì 7 dicembre 2018 si celebrerà l’evento dell’accensione. Eh sì perché si tratta di un evento vero e proprio. Intanto per le modalità: “All’inizio per accendere ci si radunava in un gruppetto a ridosso del Natale, una bottiglia di spumante e una pistola lanciarazzi per avvisare chi era su in cima che era ora di alzava l’interruttore. Così l’Albero si accendeva e noi brindavamo. Poi pian piano ci siamo evoluti, siamo passati ad un pulsante su un radiocomando del tipo di quelli che vengono utilizzati per il controllo a distanza delle cisterne dell’acqua, poi ha fatto l’ingresso la tecnologia e adesso si accende tutto con una semplice app sul telefonino o su un tablet”. Lucio prende il suo telefonino, cerca l’app e fa pressione sullo schermo, di fronte a noi, sul monte Ingino, le luci dell’albero si accendono. Una magia.

I testimonial

Ma si tratta di un evento anche per la capacità di mobilitazione che ha messo in moto, a cominciare dai testimonial. “Pensate che il primo ad accendere l’Albero con il tablet è stato Benedetto XVI, papa Ratzinger, direttamente dal Vaticano. Un evento ripreso da migliaia di siti, tanto che molti definirono Ratzinger il papa 2.0. L’accensione è oramai un evento nazionale. La cerimonia è presieduta da personaggi del mondo delle istituzioni, della cultura, della scienza, del volontariato; nel 2014 è stato Papa Francesco ad accendere l’Albero, nel 2013 il direttore della Caritas Italiana, Don Francesco Soddu, nel 2012 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano; in precedenza avevano presieduto alla cerimonia di accensione il sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, il direttore generale di Telethon, Pietro Spirito, il direttore dell’Istituto europeo di oncologia, Pier Giuseppe Pelicci, anno scorso è toccato a Paolo Nespoli direttamente dalla stazione spaziale internazionale. Quest’anno ci saranno i piloti delle Frecce Tricolori. Quello che ogni Natale realizziamo a Gubbio è un risultato raggiungibile unicamente ‘facendo squadra’, frutto di collaborazione, impegno e passione. Ciascuno di noi porta nel gruppo le proprie doti ed i propri limiti, per raggiungere tutti insieme un obiettivo condiviso. Per migliorarci, dobbiamo avere riferimenti che vadano oltre i nostri limiti: non riusciamo ad immaginare come modello un team che “faccia squadra” in modo migliore e più spettacolare delle nostre Frecce Tricolori, esempio di competenza, dedizione, rigore ed estrema fiducia reciproca”.

Nei giorni successivi, grazie ad un automatismo, l’Albero si accende al crepuscolo e si spegne verso l’una di notte, a a parte giorni particolari come Natale e Capodanno quando rimane acceso tutta la notte. Lo si potrà ammirare fino alla seconda domenica di gennaio.

Il turismo
Ma poi vi è il flusso turistico: “Da diversi anni a questa parte l’Albero è diventato il principale evento della città con forti ricadute sulla struttura ricettiva. Adesso, nel periodo natalizio Gubbio è sold out, è tutto pieno, la Regione Umbria lo promuove in giro per l’Italia, nelle metropolitane, nelle stazioni, ecc. Noi siamo ben felici che venga utilizzato in maniera che riporti alla collettività qualcosa di utile. Il camper club di Gubbio organizza ormai da anni un raduno in occasione dell’accensione. Anno scorso sono arrivati circa 1500 camper, nel fine settimana contiamo decine di migliaia di persone. Da oltre un mese dall’ufficio turistico ci comunicano che sono obbligati a mandare la gente a dormire in località esterne”.

La sera dell’accensione la piazza di Gubbio è invasa da migliaia di persone. Vi è uno schermo gigante dove scorrerà il conto alla rovescia e alle 19 del 7 dicembre i piloti delle Frecce con una semplice pressione sul tablet daranno luce sul monte Ingino all’immenso albero di Natale, illuminato da corpi di vario tipo e colore, che disegnano un effetto cromatico assolutamente particolare e unico: un albero che si estende con una base di 450 metri, per oltre 750 metri di altezza nascondendo le sue radici nelle mura della città medioevale e arrivando con la sua grande stella (45 per 40 metri, 1000 metri quadri di struttura) alla basilica del Patrono, Sant’Ubaldo, posta in cima alla montagna.

Fino al momento fatidico c’è sempre un po’ di preoccupazione, però “non è mai capitato che il 7 dicembre non si accendesse, qualche problema l’abbiamo avuto nelle prove, ma la nostra squadra addetta alla manutenzione ha sempre risolto tutto in fretta. Se poi ci fosse un problema, a volte durante il periodo di accensione qualche luce si è spenta, dopo pochi minuti iniziano a chiamare dalla polizia municipale, dall’ufficio turismo, qualche assessore, e te che sei a casa per le cose tue o sei fuori Gubbio inizi a telefonare per far partire la squadra di manutenzione. Non nego che durante le serate abbiamo spesso la testa girata verso il monte”.

L’unico problema serio nel 2005 quando venne giù l’impalcatura che reggeva la stella. “Fino alle 22.30 era andato tutto bene, poco dopo mi chiama il figlio di Lucio e dice ‘Non c’è più la stella’, mi si è gelato il sangue – racconta Federico -. Dopo è stato tutto un corri corri. C’è voluto un po’ per rimettere tutto a posto. La struttura è calcolata per sorreggere grandi pesi, nella parte più visibile viene smantellata quando togliamo la stella perché è brutta da vedere, poi viene rimontata in ottobre. L’impressione che in tanti abbiamo avuto è che quell’incidente non sia poi stato tanto un… incidente”.

La novità
Quest’anno l’Albero ha una dimensione in più: la musica. “Lungo il sentiero del monte Ingino sono state installate alcune unità audio autonome, ognuna composta da due altoparlanti, un amplificatore, un convertitore di flussi audio ed un sistema wireless di connessione ad internet. Ed ecco che l’Albero si accende di luce e musica: tutte le unità audio si collegano simultaneamente ad internet prelevando dalla sorgente remota le musiche di Natale: e il percorso che attraversano le mille luci multicolore dell’Albero diventa ancora più magico”.

L’impianto di illuminazione
Gli impianti di illuminazione impegnano una potenza di circa 35 KW e consumano mediamente circa 11.500 Kwh ogni anno. Un impianto fotovoltaico composto da 16 moduli da 280 W ciascuno, installato sulla copertura della sede del Comitato, provvede durante l’anno a generare una quantità di energia che copre una buona parte del fabbisogno di energia elettrica degli impianti di illuminazione dell’Albero durante il periodo di accensione. L’impianto opera in connessione alla rete elettrica di distribuzione BT secondo i criteri previsti dal ministero delle Attività produttive.
Un impianto “green” quello dell’Albero, a riprova di una attenzione particolare per il rispetto dell’ambiente e di una ricerca costante di soluzioni finalizzate alla piena sostenibilità ambientale del progetto”.

Gli aspetti finanziari
L’Albero sta in piedi “grazie alla città, il budget è intorno ai 30 mila euro all’anno. Le spese grosse sono per l’energia elettrica e le assicurazioni, che pesano quanto l’illuminazione. Poi ci sono i materiali e qualche equipaggiamento. Non abbiamo sponsor, ci sono 4 squadre che fanno il giro degli esercizi commerciali della città, chi ti dà 5 euro, chi 10. Riusciamo a visitare mille punti vendita e con quelle risorse si fa. Sopra alla nostra sede abbiamo installato un impianto fotovoltaico che ci aiuta a risparmiare sull’energia. poi mettiamo in campo iniziativa come ‘Adotta una luce’. Ogni lampada 10 euro, in quindici giorni le esauriamo. Parliamo di 460 luci adottate. Poi ti capita d’incontrare qualche paesano per strada, al caffè che ci fa un’offerta. E così l’Albero vive”.

Gli altri eventi
Da alcuni anni attorno all’Albero sono cresciuti diversi eventi: “Abbiamo capito che si poteva cercare di trattenere per più giorni le persone che venivano a Gubbio per l’Albero, così un’associazione, su incarico del Comune, ha cominciato a vestire Gubbio da festa, ora nel periodo natalizio ci sono una ruota panoramica di 25 metri, una pista da ghiaccio, tanti mercatini di Natale, il bosco di Babbo Natale, Capodanno in piazza, diversi presepi in quartieri della città, e così via, Ciò ci permette di proporre un’offerta interessante che accontenta tutte le età”.

Ancora poche ore e poi si ripeterà, come ormai da 38 anni, il rito dell’accensione dell’Albero di Natale più grande del mondo. Ancora poche ore e poi tutti con il naso all’insù per scoprire le novità che l’Albero ogni anno riserva a eugubini e visitatori. “Un Albero che non lascia mai indifferenti, ma che riesce sempre ad emozionare e far riemergere quelle sensazioni che a volte la quotidianità ha annebbiato: stupore, meraviglia, entusiasmo, tutte sensazioni che portano a sentirci più vicini, a stare insieme con maggiore comprensione, condivisione, tolleranza, fratellanza”.

(Valerio Zanotti)