Imola. “Questa città sta soffrendo, non potrebbe essere diversamente dopo una crisi economica che si trascina da oltre dieci anni, alimentata da una crisi finanziaria senza precedenti nel dopoguerra, che ha finito per incidere pesantemente sulle nostre attività manifatturiere”.
E' un osservatorio importante, quello della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, per verificare la tenuta sociale della comunità imolese e dei territori limitrofi. Il presidente Fabio Bacchilega è consapevole che l'ente da lui gestito è un punto di riferimento importante per la città nel suo insieme: “La Fondazione in questi anni ha incentivato le sue attività e i contributi verso i bisogni crescenti della società, in particolare sono cresciuti gli interventi verso le famiglie bisognose. Nel 2018 eroghiamo, in continuità con gli anni precedenti, 350 mila euro al Comune di Imola per un sostegno alle famiglie in questo periodo di crisi. In questi anni abbiamo assistito ad un aumento della disoccupazione e vi sono dei nuclei famigliari dove hanno perso il lavoro sia la moglie che il marito. La stessa Acri (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio) ci chiede di fare particolare attenzione ai bisogni del territorio”.

Una città che soffre e che è cambiata molto, anche sul fronte politico.
“E' chiaro che in questa città qualcosa è cambiato, una diversa amministrazione ha governato per settanta anni, esistevano dei meccanismi collaudati, ora la nuova giunta sta entrando in questi meccanismi politici, sociali ed economici ed è normale che ci voglia tempo. E' nostro compito informare i nuovi amministratori sulle attività portate avanti dalla Fondazione. In questi primi mesi vi sono stati rapporti stretti, c'è stato molto ascolto e oggi l'attuale amministrazione sta dimostrando di avere capito qual è il nostro ruolo sul territorio”.

Una Fondazione, quindi, che vuole informare, ascoltare e restare punto di riferimento per la città.
“Non è nostro compito esprimere dei pareri politici, però possiamo contribuire a capire i bisogni e gli umori della comunità. Anche perché abbiamo messo assieme una rete di conoscenze molto importante, se non altro per le oltre 450 domande di contributi che riceviamo ogni anno”.

Come è il trend delle erogazioni?
“Nel 2018 daremo contributi per circa 3,5 milioni di euro, in crescita rispetto al 2017. Però nel 2019 abbiamo previsto 2,8 milioni, un calo dovuto alla diminuzione delle risorse disponibili a causa dell'accentuarsi della crisi finanziaria mondiale. Purtroppo ci sono già realtà che non erogano più, noi invece stiamo dando un segnale importante alla città. Questa situazione ci impone di guardare agli effettivi bisogni con una forte attenzione ai temi sociali. In questi anni sono aumentate le attività strategiche, ma le erogazioni restano un impegno prioritario per una città che dimostra di averne bisogno. Siamo consapevoli che senza i nostri contributi, che coprono da un terzo fino al 50% del totale delle spese per i progetti, molte iniziative non si farebbero”.

Tra le attività ideate e gestite direttamente dalla Fondazione non si può non parlare della mostra “Ricerche di stile – Gli Archivi Mazzini a Palazzo Tozzoni”.
“In effetti negli anni sono cresciute le attività gestite direttamente dalla Fondazione, siamo soddisfatti dei risultati. La mostra 'Ricerche di stile' ne è un esempio. L'esposizione, che ha unito in modo originale la ricchezza della casa museo a quella degli abiti, ha stimolato la curiosità del pubblico superando i 10mila visitatori in quattro mesi, provenienti da tutta Italia per ammirare i 150 abiti capolavoro firmati dai maggiori stilisti del mondo ed esposti tra gli arredi, i tessuti e le opere d'arte del settecentesco Palazzo Tozzoni, grazie al suggestivo allestimento voluto dall'organizzazione e, in parte, in mostra al Centro Gianni Isola dove è stato proiettato anche il film sulla storia degli Archivi Mazzini”.

Dalle mostre al DOC il passo è breve, possiamo dire che il “Centro documentazione arti moderne e contemporanee in Romagna” sta diventando un fiore all'occhiello per la Fondazione e per la città intera.
“Il DOC è nato nel 2016 per dare seguito al lavoro già avviato con la mostra 'Arte dal Vero. Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 ad oggi' che si è svolta tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015 con con un enorme successo di pubblico. È il primo esperimento in Italia e raccoglie in un unico contenitore, www.arteromagna.it, il mondo delle arti romagnole moderne e contemporanee, diventandone un punto di riferimento importante. Sono già oltre cento le biografie degli artisti inserite; biografie destinate a crescere ogni anno, assieme all'elenco delle pubblicazioni, alle schede informative, alle news e alle informazioni su mostre e recensioni. Abbiamo appena arricchito il DOC con le donazioni di disegni e incisioni di Ercole Drei da parte della figlia, un grande protagonista dell'arte italiana al quale abbiamo dedicato la mostra che si è conclusa il 21 ottobre scorso. E sempre nel 2018 come non citare l'acquisizione della scultura 'Non ricordo' di Bertozzi & Casoni che si va ad aggiungere ad altre due importanti opere di questi due artisti imolesi già esposte a Palazzo Sersanti. Su questa strada stiamo proseguendo per far diventare il Centro un punto di raffronto, coordinazione e promozione a disposizione di artisti, critici, galleristi, studiosi e amanti dell'arte”.

Sempre nell'ambito del DOC ricordiamo anche la collana di video Atelier, vere e proprie perle di brevi documentari che raccontano gli artisti romagnoli nei loro luoghi di lavoro.

Chiuso un evento eccone pronto un altro. IL 22 novembre è stata inaugurata la mostra, a cura di Franco Bertoni, “Ultimi Paesaggi” che resterà aperta fino al 3 febbraio 2019.
“Dopo le mostre 'Arte dal vero' del 2014 e 'Volti' del 2017, il DOC continua l'indagine sugli artisti romagnoli moderni e contemporanei con una esposizione dedicata al tema del paesaggio. Un titolo e una mostra che, sul solco degli studi e della passione di Andrea Emiliani, considerano il paesaggio come una parte vitale del 'sistema delle forme'. Un paesaggio a volte elemento generatore di ambiente e di umanizzazione e a volte specchio di generali inquietudini. Opere di oltre quaranta artisti saranno esposti per due mesi presso il Centro polivalente Gianni Isola”.

Il 2018 è il 50º anniversario del Sessantotto, il Centro studi storia del lavoro ha voluto ricordarlo con la pubblicazione del libro “Imola 1968. Il preludio della rivoluzione”, scritto da Antonio Castronuovo per la collana “Quaderni di Tracce”.
“Non potevamo dimenticare questo anniversario. Il libro è stato presentato lo scorso 8 novembre a Imola. Si tratta, come afferma lo stesso autore, 'di una storia di passioni che oggi sarebbero impossibili anche solo da pensare, la storia di un movimento che – comunque la si pensi – ha cancellato il mondo precedente'”.

Restiamo in tema di anniversari per ricordare uno dei più importanti investimenti della Fondazione, Casa Alzheimer che compie quest'anno i suoi primi dieci anni di vita.
“Un esempio eccezionale di come dare una importante risposta a un grande problema come quello dell'Alzheimer. Fa piacere parlare con persone che possono testimoniare la bontà di ciò che è stato fatto. Casa Alzheimer è una struttura all'avanguardia, unica nel suo genere in Italia. In questo genere di investimento il problema può diventare la gestione, in questo caso invece c'è stato un connubio importante con l'Ausl e l'Asp di Imola che ne garantiscono la stabilità economica e gestionale”.

Abbiamo parlato di tanti temi ed iniziative, vogliamo chiudere questa chiacchierata ricordando che la Fondazione da anni pone un'attenzione particolare verso il mondo giovanile e della formazione. Partiamo dai più giovani…
“Per questo anno scolastico abbiamo messo in cantiere il progetto “Costruire il futuro”, rivolto agli studenti delle superiori nell'anno della maturità: Sono i giovani che domani dovranno gestire la città. Allora perché non chiedere a loro idee originali per il futuro. La scelta del progetto vincente avverrà in base all'originalità e alla fattibilità, mentre non sarà richiesta la sostenibilità economica. I temi scelti sono i quattro cardini degli interventi della Fondazione: Istruzione / Formazione, Welfare, Beni culturali, Innovazione. Una commissione di esperti analizzerà i progetti e la premiazione sarà fatta entro metà anno scolastico. Ai vincitori andrà un cospicuo premio in denaro. Abbiamo inoltre rinnovato anche quest'anno il progetto 'La Fondazione per la scuola', per l'ottavo anno consecutivo il nostro ente dona a tutti i ragazzi delle classi prime medie un dizionario a scelta per iniziare il nuovo percorso scolastico. Il progetto ha avuto un costo complessivo di 45 mila euro”.

Ed eccoci all'università.
“Parliamo allora di un altro anniversario, vent'anni fa, nel 1998, la Fondazione acquisì lo stabile posto nella centrale via Garibaldi, conosciuto come Palazzo Vespignani. All'epoca si trovava in condizioni di decadimento, nel corso del restauro è stato completamente rivalutato, portando a scoprire affreschi e soffitti che il tempo e la poca cura avevano nascosto. Il palazzo, inaugurato nel 2008, è stato ceduto dalla Fondazione in comodato gratuito per vent'anni all'Università di Bologna, divenendo il nuovo polo universitario imolese. La Fondazione ha inoltre provveduto ad attrezzare la struttura con moderne dotazioni tecnico informatiche per consentirne da subito un utilizzo efficiente da parte di insegnanti e studenti”.

Da Palazzo Vespignani a Palazzo Dal Pero…
“Nel 2012 inaugurammo le nuove sale studio di Palazzo Dal Pero in piazza Duomo, il 5 dicembre, alla presenza del Magnifico Rettore Francesco Ubertini dell'Università di Bologna, abbiamo presentato alla città il risultato della seconda fase dei lavori in Palazzo Dal Pero. Al primo piano abbiamo ricavato due nuove aule, una grande da 70 posti e una leggermente più ridotta da 50 posti. Adiacente a questa, anche una stanza per i docenti e un idoneo numeri di servizi, compreso quello per portatori di handicap. Al secondo piano vi è l'aula maggiore in grado di ospitare da 80 a 100 studenti a seconda se viene usata interamente o ridotta con una parete estensibile. Una ulteriore aula, sempre allo stesso piano, verrà usata come aula informatica essendo quella esistente assai ridotta. La sistemazione delle sale rientra nel progetto di collaborazione tra Università e Fondazione, che ha visto nascere nel 2008 la sede di Palazzo Vespignani, le serre presso l'istituto Scarabelli e i laboratori didattici presso l'ex Lolli. Ad oggi il plesso imolese consta di 7 corsi di laurea (sei corsi triennali e uno magistrale) con oltre 900 studenti a cui si aggiungono 6 master con circa 100 studenti, per un totale di oltre mille l'anno. Mentre il numero dei docenti e ricercatori che orbitano nel plesso, fra corsi di laurea e master, è arrivato a quasi 300 unità. E per il prossimo futuro stiamo lavorando per portare a Imola un nuovo Corso di laurea e due nuovi Master”.

… e arriviamo all'Osservanza.
“Nella nostra ricerca per dare una risposta all'esigenza di alloggi per studenti abbiamo incrociato la necessità di dare un nostro contributo alla rivitalizzazione dell'Osservanza. Abbiamo così messo a disposizione i nostri due padiglioni del vecchio manicomio cittadino: nasceranno uno studentato con 50 posti letto con camere da uno o due posti al massimo, nuove aule e laboratori. Abbiamo presentato assieme a Con.Ami, che metterà a disposizione ulteriori due padiglioni, il progetto al Miur, siamo in attesa del via libera”.

(Valerio Zanotti)