Per coloro che credono nessuna prova è necessaria.
Per coloro che non credono nessuna prova è sufficiente.
(Stuart Chase)

Nemmeno il precetto evangelico che impone di amare il prossimo ( ditelo al “cattolicissimo” Salvini che quello del Signore non è un invito ma un comando, ditegli che il samaritano buonista chino sul viandante non gli chiese se era stato picchiato per ragioni politiche o economiche) poteva indurmi ad andare in soccorso di Renzi, della Boschi o di qualsiasi altro frequentatore della cerchia che tanti lutti addusse a noialtri.

Tanto più che l'iniziativa della “figlia di papà Boschi”, umanamente comprensibile, è stata politicamente inopportuna, come non di rado le accade.
Non era lei la persona più indicata per incrociare i ferri con la canea grillina levatasi a difesa di DiMaio.
Che andava inchiodata, attraverso questa vicenda simbolica, alle sue doppiezze e alle sue responsabilità nella degenerazione del costume civile.
Senza prestare il fianco ad appigli ritorsivi che finiscono per derubricare a personale una questione che è tutta politica.
Con aspetti che afferiscono l'etica dei comportamenti e l'onestà.
Che non è solo non rubare.
Ci sono altri modi per far male a una democrazia.
Nessuno dovrebbe essere zittito.
Per la colpa di aver governato.
Bene o male che sia.
Si chiami Renzi, Monti, D'Alema o, domani, DiMaio.

Non è il loro operato che difendo ma il diritto, la civiltà del confronto e, in fondo, il senso di una vita che ho ispirato al rispetto delle idee e delle persone.
Una comparazione delle colpe per stabilire chi abbia il padre peggiore rischia di non dare risultati lusinghieri per nessuno dei contendenti.
Forse con le madri andrebbe meglio.

Il PD farebbe bene a smettere di confrontare il presente con un passato che pochi rimpiangono: il domani potrebbe riservarci di peggio ed è lì che va puntato il riflettore.
Per sconfiggere le paure occorre suscitare speranze e queste nascono solo dalla capacità di leggere il presente con gli occhi del futuro.
In attesa che questo accada, che il Congresso del PD si occupi di temi congressuali e che la platea di intellettuali scontenti della sinistra faccia qualcosa per la sinistra, bisogna intanto provare a reggere l'urto.

È scritto nell'Ecclesiaste che c'è un tempo per gettare le pietre e un tempo per raccoglierle: questo è il tempo per raccoglierle, perché in giro ce ne sono davvero troppe, e però di rigettarne qualcuna.
“A forza di subire adeguandosi, scrive Zagrebelsky, si finisce per diventare qualcosa che non si sarebbe voluto e, all'inizio, nemmeno si sarebbe immaginato”.
Io sto con Burioni.
La povertà è una responsabilità sociale, l'ignoranza è una colpa individuale, non merita riguardi.
“Va bé resar ignurent ma té tat n'aprufet” recita un detto romagnolo.
Finché la percezione della realtà è alterata non c'è alcuna possibilità di cambiare gli equilibri politici che ne sono espressione.

Dice ancora il “professorone” inviso ai rottamatori: “Lo strato (la politica) è la superficie, il substrato ( la società ) è la sostanza: valori, rapporti di dominanza e di sudditanza, interessi e bisogni, speranze e disperazioni, credenze e illusioni, altruismo e egoismo, cultura e ignoranza, insomma il sangue misto che scorre nelle vene della società…

Chi vuole destabilizzare deve amplificare il disgusto per le immancabili corruzioni, diffondere veleni che alimentano paure, invidie, risentimenti, e giustificano così pulsioni autoritarie, sopraffazioni, intolleranze. È facilissimo: questo vaso di Pandora è molto più semplice scoperchiarlo che chiuderlo.”
Oggi è scoperchiato, e hai voglia di ironizzare sulle tessere già stampate.
O di metterti delle mascherine in Parlamento, che non è neanche carnevale.

La rappresentazione della realtà di Renzi era squilibrata, la sua azione per soddisfare domande che pure aveva colto ne ha fatto crescere di più forti e contrarie, che non ha saputo vedere e padroneggiare.
Assiso su un substrato sociale di bisogni veri e paure dilatate, il governo dei populisti proietta la sua immagine trasfigurata del mondo.
Come nel Mito della caverna di Platone, le ombre che vediamo scorrere sulla parete non sono reali.
L'economia non va bene, va male.
Lo Spread non è innocuo, fa male.
Putin e Trump sono i poteri forti, è l'Europa, oggi, il potere debole.
I ricchi non stanno con chi gli fa pagare le tasse ma con chi gliele abbuona.
Le Istituzioni non sono passate nelle mani del popolo ma in quelle degli amici.
L'ecologia non vive chiusa dentro le mura di casa a rimpiangere il passato, è un'idea generosa di liberazione transnazionale e transgenerazionale.
Niente è quel che appare in questa narrazione.
Che chiama sviluppo un assistenzialismo della più bella acqua, da cui non verrà un solo posto di lavoro.

I poveri vanno aiutati e non farlo è una colpa, ma non si può arruolarli per una campagna di Russia senza armamenti.
Non c'è lavoro dove non prosperano imprese.
E non c'è bisogno di obbligare a consumare chi è povero davvero.
Voi conoscete la realtà del lavoro nero.

La GdF vi ha informato che 6 certificati ISEE su 10 non sono attendibili.
Tutto è tragicamente spropositato, falsificato.
Ma tant'é.
Loro sono i salvatori, i giusti.
I buoni perfino, dice Salvini.
Su tutti gli incauti critici incombono da oltre oceano le spedizioni punitive del Piccolo Italo Balbo, che solo ieri aveva proclamato: lascerò il movimento se andrà con la Lega.
Detto fatto.

Quanto vale oggi la parola di un uomo?
Tornerà presto, cosa volete che faccia nella vita uno così.
Solo una sinistra disperata poteva scambiarlo per il nuovo Che.
Se hai un manganello in mano prima o poi lo usi, anche sui migranti.
Le leggi non sono di Salvini, sono di un Governo a maggioranza M3S.
Convincere gli italiani a uscire dalla caverna non sarà facile.

Nel racconto di Platone il filosofo che ci prova viene ucciso.
Gli uomini credono a quello che decidono sia vero.
Qualcuno pensa, prendendo a prestito le parole di Bakunin, che una risata li seppellirà.
Ma noi siamo ancora capaci di ridere?

(Guido Tampieri)