Un'idea di libertà che è in primo luogo liberazione dai lacci culturali e dai pregiudizi, che é esplorazione oltre i confini, inclusione, condivisione. (John Stuart Mill)

Il rapporto del Censis fotografa un Paese incarognito.
La parola che usa, in verità è “incattivito”, più corretta, politicamente parlando, ma forse non altrettanto espressiva di quel quid che qua è là si coglie e va oltre l'ordinaria cattiveria umana che, poco o tanto, tutti ci possiede in ogni tempo.
La sostanza, ad ogni buon conto, è quella che percepiamo tutti i giorni.
Non c'era bisogno di conferme scientifiche.
Basta girare per la strada o entrare in una sala d'aspetto, qualsiasi.
Basta guardarsi allo specchio: solo io sono sincero, solo io sono onesto, solo io merito quel riconoscimento, solo io….

Il giorno in cui, per la squalifica del campo, allo Juventus stadium, ma poteva accadere ovunque, hanno fatto entrare solo i bambini, i nostri teneri rampolli ad ogni rinvio del portiere avversario gli gridavano “merda”, non in francese, “merde”, che é un'esclamazione cara ai nostri cugini d'oltralpe, ma nel più puro, identitario significato italiano.
Non è solo cattiva educazione, un avversario sportivo per noi è un nemico, siamo circondati di nemici.

Genitori che gioiscono a ogni angheria di Salvini e venderebbero il fratello al mercato, lamentano che i loro figli siano attratti da un genere musicale che propaganda disvalori.
Sepolcri imbiancati.
Chi educa gli educatori?

La paura è diventata il sentimento dominante che copre e giustifica i nostri istinti peggiori.
Ci fosse uno che prova a combatterla senza imbracciare un fucile, carico a pregiudizi, a rancore, a odio, o peggio!
Non siamo stati sempre così.
Non siamo fatti per forza così.
L'antropologia non c'entra e nemmeno l'identità di cui si straparla.
Siamo un impasto di genetica, di educazione e, a livello collettivo, di mutevoli credenze e convenzioni.

Ci siamo convinti perfino dell'esistenza della Padania, la gente si era convertita ai riti celtici, portava le corna in testa.
L'ultimo coglione della Val Brembana si crogiolava nell'idea di avercelo duro, poi sono arrivati gli africani e le certezze sono crollate.
Forse é per questo che i leghisti non li vogliono attorno: hanno scoperto di non essere competitivi.
Non siamo monadi.
Siamo l'intero e siamo parte, di un'unica, comunicante società planetaria.
Siamo e apparteniamo, assieme.

Quel che era, oggi non è più e quel che siamo può cambiare domani stesso.
C'è poco da difendere e molto da conquistare.
Altrimenti niente di quel che amiamo sarà difendibile.
Solo dei paranoici possono vedere nel Global Compact una minaccia.

Renzi, per amor di polemica verso la sinistra di ispirazione gramsciana, sosteneva di voler cambiare l'Italia senza cambiare gli italiani.
Che, intanto, stavano cambiando per conto proprio, aiutati da quelli che oggi governano.
È ingiusto dire che ogni popolo si merita il Governo che ha ma non è nemmen vero che un Governo cattivo raccoglie il consenso plebiscitario di un popolo buono.
Senza un popolo incattivito Salvini non esisterebbe.

Ci si sofferma sulle felpe, l'attivismo, il linguaggio, ma quel che conta davvero è il sentimento che si è depositato negli strati profondi della società.
Vai in Austria e trovi un azzimato sovranità in doppio petto, passi in Francia e trovi una fascista che non finge nemmeno di non esserlo.
C'è un Salvini ovunque in giro per questa Europa smarrita.
Anche in Svezia, dove l'integrazione dei migranti c'è, i salari sono buoni e il debito non esiste.

I gilet gialli che mettono a fuoco Parigi imputano al “Presidente dei ricchi” di aver tolto la patrimoniale e però simpatizzano col “Governo del popolo” italiano, che a metterla non ci pensa proprio, preferendo prendersela coi pensionati.
Mai i veri ricchi hanno potuto contare su tanta benevolenza governativa.
La nostra mutazione è iniziata prima della Lunga crisi, prima che il cielo sopra l'Italia si oscurasse.
C'erano problemi, certo, ma noi abbiamo pensato più a crearci alibi che a curare le cause del malessere.
Abbiamo percorso tutte le tappe, dalla frustrazione, al risentimento, al disprezzo.
Dopo decenni di accondiscendenza.
A tutto.

Le difficoltà dell'economia hanno aggravato ogni cosa.
Regredire dalla propria condizione crea grande turbamento.
È sempre stato così ma ancor più oggi, in quella che, in ogni angolo della terra, chiamiamo la società degli individui, nella quale il criterio guida è l'egoismo e la solidarietà, anche nella nobile espressione del volontariato, assume un carattere compensativo della ordinaria libertà di sopraffare.
Nell'economia, nei rapporti sociali, in quelli fra i sessi, nei confronti della Terra.
C'è voluta l'invasione dei migranti per farci riconoscere comunità di uguali, per scoprire un'identità “italiana” artefatta, contrapposta a quella “straniera”.
Era accaduto solo in occasione delle vittorie ai mondiali di calcio.

Uno studio europeo ha accertato che gli italiani sono il popolo con la considerazione di sé più alta.
Quasi il 50% di noi pensa che abbiamo una cultura superiore agli altri.
Non nella Roma dei Cesari o nella Firenze dei Medici, oggi.
I francesi, per dire, che sono sciovinisti, solo il 38%, e via a scendere.
Incattiviti e orgogliosi di esserlo.

La paura è un sentimento importante.
Verso di essa non si può essere indifferenti ma nemmeno condiscendenti.
In mezzo c'è la politica, quella che si sforza di risolvere i problemi.

Come nel film Doomsday, che credo significhi i giorni della rovina, il virus si è diffuso.
Di singolare c'è che anche nella finzione filmica l'unica idea che viene in mente é di costruire un muro.
Cosicché chi è rimasto dall'altra parte muoia senza turbare chi si è trincerato di qua.
Dov'è la differenza con la realtà?

Il Governo della dignità dice che i razzisti non sono quelli che respingono ma quelli che accolgono.
Sostiene che bisogna fermarli dove sono.
Non dice a far cosa.
Non dice come.
Forse a morire, come in effetti accade, anche se nessuno vede, nessuno tiene più il conto.

“La lontananza, sai, è come il vento, che fa dimenticare chi non s'ama”, cantava Modugno.
Per aiutarli a casa loro questa brava gente non ha messo a bilancio una lira.
Forse istituirà il “Ministero dell'amore”, come nel celebre racconto di Orwell.
Abbiamo una ben povera idea di libertà.
Tutti vogliamo essere liberi, molti credono di esserlo, pochi ci riescono davvero.
E mai del tutto.

(Guido Tampieri)