Una volta tanto occorre non temere la verità: la legge finanziaria per l'anno 2019 non è stata scritta a Roma, ma in sede Europea e non sarebbe stato possibile altrimenti: se si decide di vivere in una comunità, se per lunghi anni se ne è goduto dei benefici (si rammenti la sistematica acquisizione di titoli di stato da parte della Bce, vedi Draghi), non è possibile proporre, e dall'altra parte accettare, una rottura delle regole alla prima occasione che si presenti.

Le regole del gioco sono state scritte ed era dovere degli attuali governanti esserne a conoscenza. Certo si potrà discutere della correttezza, dell'equità e dell'opportunità di queste regole, ma finché ci sono devono essere rispettate: in alternativa solo il caos. Le previsioni di crescita e, in aggiunta, la proposta di sforamento del debito pubblico (si ricordi sempre al netto degli interessi) erano state giudicate non proponibili o non ipotizzabili da tutti gli addetti delle previsioni mondiali: possibile che tutti, ma proprio tutti sbagliassero?

Ora, nonostante le rassicurazioni e gli inni alla vittoria, siamo costretti a rivedere il nostro mondo dei sogni e non si tratta solo dell'oggi, ma dello svolgersi della situazione per il prossimo anno e, senza ombra di dubbi, per il primo semestre del 2019.
Mentre si discuteva cercando di strappare qualche decimale, la crescita del tasso di interesse del debito pubblico dello Stato italiano, si è mangiato quasi 900.000.000 di €, si stima un paio di miliardi il minor valore dei titoli in essere, le banche si sono viste costrette a rivedere al rialzo i tassi di interesse dei finanziamenti concessi (mutui e fidi alle aziende) e chi deteneva tali titoli nei propri investimenti si ritrova un po' più povero. Non è dato sapere, al momento, quale possa essere stato il guadagno degli acquisti al ribasso (si promette di acquistare ad una certa data un determinato acquisto di titoli e se il corso diminuisce si percepisce, quale guadagno, la differenza): è una regola che può apparire insana, ma occorre ricordare che una buona parte degli istituti di credito, a mezzo intermediari, ha fatto certamente ricorso a tale pratica per autofinanziarsi.

Non si conoscono ancora dati certi, ma qualche cifra è fattibile: la riforma del reddito di cittadinanza prevedeva una spesa di circa 9 miliardi ci si dovrà accontentare di poco più di 7. Considerando un emolumento di 780 €/mese a persona, occorrono circa 9.4 miliardi anno per 1.000.000 di destinatari: siamo ben lontani, purtroppo dall'aver sconfitto la povertà.

La riforma della legge Fornero prevedeva un esborso di 6.7 miliardi, ora ridotti a 3.9: quasi uno su due dovrà restare al lavoro. La clausola più pesante, tuttavia, riguarda la sterilizzazione dell'aliquota Iva: si è costretti ad accantonare 12 miliardi per far fronte alla necessità di un aumento dell'imposta del valore aggiunto in caso di andamento negativo del consumo interno (ma saliranno a 20 miliardi nel 2020).

Paroloni ma di facile comprensione: invece di portare a casa 1.500 €/mese, sarete costretti ad accantonare 200 €/mese per far fronte ad aumenti dei prodotti di normale acquisto: così lo stato accantona a bilancio tale cifra in previsione di spesa. Non ci è poi dato sapere quanto guadagno hanno realizzato i campioni di acquisto speculativo al ribasso (ci si impegna all'acquisto di una determinata quantità di titoli ad una certa scadenza e alla data si può decidere per l'acquisto al prezzo più basso o lucrare sulla differenza). Questi i dati reali che al momento ci è dato conoscere: in caso di variazione provvederemo all'aggiornamento.

Nel frattempo, l'evasione fiscale resta a livelli di record mondiale (circa 130 miliardi anno), numerosi paperoni continuano a percepire pensioni da nababbi dopo essersi già abbondantemente arricchiti durante la vita lavorativa e circa 500.000 famiglie italiane possiedono investimenti finanziari liquidi per circa 4.000 miliardi di €. Buon anno.

(Mauro Magnani)