Riceviamo e pubblichiamo

Non vogliamo aggiungerci al coro dei “molto indignati” o di quelli che invocano le telecamere nelle scuole per risolvere tutti i problemi con modica spesa, e nemmeno ai protettori dell'infanzia “a cose fatte”, o di chi pensa che certe cose avvengano solo per pazzia o crudeltà personale di qualche “mela marcia”, finita per caso in un sano e ben custodito cesto. Chi, come noi “vecchie”, ma non così tanto, educatrici o maestre che dir si voglia, di asili nido e scuole dell'Infanzia pubbliche di Imola, conosce il contesto, sa che quanto avvenuto, anzi svelato, in questi giorni, non è cosa da affrontare con editti punitivi, lasciando la soluzione del problema nelle sole mani della giustizia. Stiamo parlando di un evento che è sintomo di una malattia molto complessa che colpisce il servizio scolastico, pubblico e non, e lo sta indebolendo in maniera molto preoccupante. Non è un virus sconosciuto, arrivato da chissà dove o da chissà chi, ma è frutto una serie di concause, ambientali, personali, sociali, economiche, e quindi politiche, che minacciano alla radice la scuola italiana, di ogni ordine e grado.

Sappiamo che Imola, ed in genere la nostra zona, si “salva” ancora, nel complesso, dagli esiti del progressivo impoverimento dell'offerta culturale dedicata a chi educa o insegna. Intendiamo dire che un Paese che pensa a costruire un futuro migliore, sa che un professionista non esce dalla scuola preparato per sempre ai suoi futuri compiti ma, mai come ora, deve essere continuamente messo in condizione di adeguare la propria formazione alle nuove esigenze, che cambiano molto velocemente. In tutte le professioni è necessario avere gli strumenti giusti per gestire le nuove sfide, cui il nostro mondo sottopone ogni ambito lavorativo, e in modo frenetico. Nella scuola, questo tipo di supporto a chi vi opera, pare possa arrivare in ritardo e senza un'idea precisa di cosa sia necessario ad affrontare il cambiamento, sempre più repentino, della platea sociale e culturale a cui ci si deve rivolgere.

Se ci permettiamo di intervenire su questo doloroso caso, è solo in difesa dei diritti dei bambini, e perché abbiamo avuto la fortuna di vivere nei servizi all'infanzia di Imola in anni in cui, non tutto, ma le cose importanti per poter lavorare in serenità ci sono state offerte. Abbiamo goduto di una formazione totale e continua oltre che intensa, e solo questo ci ha permesso di fare il nostro lavoro per oltre 30 anni accanto ai bambini, avendo a cuore loro, le loro famiglie, e noi stesse.

Ma noi siamo state supportate da progetti di formazione che ci hanno permesso di comprendere i cambiamenti in atto, sia dei bambini che della società. Una formazione che ci ha aiutato a riconoscere le nostre e le altrui emozioni, ad esprimerle e a gestirle al meglio. Il continuo confronto con i colleghi sui temi dell'educazione, e di come fornire benessere ai bambini e alle loro famiglie, ha creato gruppi di lavoro coesi, capaci di sostenersi a vicenda, anche quando lo stress poteva colpire qualcuno di loro. Sì, perché chi svolge con professionalità i propri compiti, ancora più delicati e difficili se si tratta di bambini, anziani o malati, subisce un carico di emozioni e di complessità di cui non sempre si ha coscienza. Una dose di stress è inevitabile, ma è evitabilissima la sua esplosione. Forse, in alcuni ambiti, non sempre sono stati garantiti i necessari percorsi di sostegno all'insegnamento e al lavoro di gruppo. A volte la gestione più gerarchica dell'istituzione non facilita la condivisione delle responsabilità e della conduzione del servizio.

Nel caso odierno, a nostro avviso, è gravemente mancata anche la possibilità di affrontare seriamente, e senza falsi pregiudizi, la questione dell'integrazione scolastica. Se gli insegnanti non vengono messi in condizione di conoscere, e quindi di rapportarsi con nuove culture, massicciamente concentrate in zone limitate, provano l'insicurezza per il nuovo compito, e il timore di non saper cosa fare può causare la negazione e l'insofferenza per la propria incapacità. Tutto questo spesso si riversa su chi viene reputato la causa delle proprie difficoltà e inadeguatezze. Certe sfide a fine carriera sono pesanti da gestire, se non si viene aiutati a dovere oppure fermati in tempo. Nessuna scusante per l'insegnante in questione che aveva il dovere, da professionista e adulta, di sfogare la propria frustrazione su chi non l'aveva messa in condizione di affrontare certi cambiamenti, e non su bambini indifesi ed inermi.

Le telecamere, a nostro avviso, sono la “coperta col buco” che permette di vedere solo una piccola parte del problema; e quando il danno è fatto ciò nasconde completamente gli altri responsabili del grave evento. Proviamo a renderci conto di quale impoverimento sia stata oggetto la scuola negli ultimi anni. Sempre più mansioni e meno risorse, meno investimenti economici, e soprattutto culturali, che lasciano senza un vero controllo tutta l'offerta scolastica, anche ad Imola. E' un processo lento, che va avanti da anni e la cui responsabilità è condivisa tra tanti, e forse non vale nemmeno la pena elencarli.
L'unica possibilità per cercare di offrire aiuto ai nostri servizi scolastici, oggi forse anch'essi in difficoltà, è quella di sentirci tutti responsabili del loro funzionamento. E si deve partire inevitabilmente dal basso, quindi chi vi opera deve imparare che tra colleghi ci si sostiene e ci si controlla, e questa non è delazione ma permette di far funzionare una rete di protezione per i bambini ed i colleghi in difficoltà. Alcuni di noi, “ex” di qualche servizio educativo, sono da tempo desiderosi di offrire un po' della loro esperienza e formazione ai nuovi assunti e lo sentirebbero come una doverosa restituzione alla città di quanto ricevuto negli anni. Auspichiamo che chi dirige, ad ogni livello e ambito, possa avere sempre una visione sul futuro del servizio, sapendo anche controllare e curare il presente. Chi è nel coordinamento pedagogico pubblico deve essere messo nelle condizioni di assicurare formazione nelle proprie scuole ma – poichè a Imola parliamo di servizi integrati – deve poter controllare quanto avviene nelle strutture private e statali operanti sul territorio.

L'ammimistrazione Comunale, e non parliamo di questa o quella – ma di ogni Amministrazione Comunale, deve sentire il valore di quanto si offre ai bambini e alle loro famiglie, in campo educativo, e deve dimostrarlo nei fatti, nelle scelte di bilancio e di programma, e non solo nelle enunciazioni quando avvengono eventi gravi o in prossimità delle elezioni. Lo Stato ha gli stessi doveri e compiti nelle strutture che gestisce direttamente.

La scuola è materia complessa, molto complessa, e non vanno banalizzate le risposte in emergenza. Solidarietà totale anche alle famiglie colpite su quanto hanno di più caro, i figli e la dignità, poichè Imola non ha saputo garantire, in questa occasione, il sufficiente controllo, affinché fosse possibile un'integrazione scolastica sapiente e serena. Crediamo che educare significhi ancora “far uscire fuori”, quindi occorre che da una brutta esperienza siamo in grado di far uscire qualcosa di buono. Potremmo sentirci comunità di nuovo e pensare che i bambini, tutti i bambini, siano un capitale comune che la città deve non solo preservare con tenerezza e salvaguardia sapiente, ricordando che il domani di Imola è nelle loro piccole mani… quindi “stiamo accorti” e rendiamoci tutti complici del loro benessere di oggi, sperando in una loro riconoscenza futura! Buone feste, con amicizia a tutti.

(Alcune ex educatrici ed insegnanti dei Nidi e delle scuole dell'Infanzia di Imola: Infanzia di Imola
Valeria Castaldi, Daniela Zannoni, Giuliana Capra, Denis Morigi)