Che l'Italia, tutta, non se la passasse bene dal punto di vista del clima è cosa nota. Che i numerosi appelli degli scienziati, climatologi in testa, siano stati presi per tanto, troppo tempo, “sottogamba” è altrettanto vero. Purtroppo però la natura prima o poi presenta il conto. E sarà salato – se riusciremo a pagarlo –  per tutto il genere umano.

Michele Brunetti, primo ricercatore del Cnr di Bologna in forza all'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima ci mette, in una intervista a Repubblica, nuovamente – e con dati scientifici inoppugnabili – sull'avviso: “Per quanto riguarda l'Italia siamo ben oltre i limiti imposti dagli accordi di Parigi sul clima visto che si tratta di un aumento delle temperature di 1,5-2° centigradi, come dimostrano le anomalie positive che abbiamo registrato in buona parte dell'anno scorso”.

Situazione che fa il paio con l'inquinamento atmosferico costantemente in aumento. Aria calda e smog, un mix micidiale che ogni anno uccide in Italia più di 80.000 persone e in Europa circa 450.000. Un tragico trend in netto aumento che la politica affronta con armi spuntate. Domeniche ecologiche e limitazioni alle auto inquinanti sono, alla fine dei conti, pannicelli caldi. Ma il problema rimane e non è più rimandabile. L'agenda politica deve mettere al primo punto l'emergenza del riscaldamento globale prima che – ma forse è comunque già tardi – si raggiunga il livello di non ritorno, fissato dai maggiori esperti mondiali a + 2° centigradi oltre il livello pre-industriale.

Il tempo per il genere umano sta per scadere e l'orchestra, come sul Titanic, continuerà inconsapevole a suonare… fino a quando sarà troppo tardi?

(Verner Moreno)