Castel del Rio (Bo). Ancora lavori e conseguente taglio di alberi nell’alveo del Santerno in zona Castel del Rio, poco a valle del ponte degli Alidosi.
L’intervento operato da una ditta reggiana, su incarico dell’Arpae Emilia Romagna, non è passato inosservato e, prendendo spunto da un video postato su facebook, Giacomo Buganè di GeoL@b critica l’abbattimento delle specie arboree, sottolineando come le “Linee guida regionali per la riqualificazione integrata dei corsi d’acqua naturali dell’Emilia-Romagna” rimarchino l’importanza della “riqualificazione morfologica per la mitigazione del rischio di alluvione e il miglioramento dello stato ecologico” tanto che l’articolo 4.4 “Forestazione della piana inondabile per rallentare i deflussi”, recita: “Le formazioni vegetali presenti nella piana inondabile, come già affermato dalla Direttiva concernente criteri progettuali e compatibilità ambientale per l’attuazione degli interventi in materia di difesa del suolo in Emilia-Romagna (deliberazione Giunta regionale 3939/1994) oltre che costituire un importante valore ecologico e favorire i processi depurativi, possono essere considerate come la più naturale delle difese idrauliche contro gli effetti avversi delle alluvioni, grazie alla loro efficacia nel rallentamento della corrente che le interessa durante gli eventi di piena. Il ripristino di formazioni vegetali nelle piane inondabili può quindi giocare un potenziale ruolo significativo nella protezione dei centri abitati situati a valle dell’intervento, grazie all’aumento di scabrezza che si genera e al conseguente effetto di rallentamento e di ritenzione delle piene esercitato (si veda ad esempio Thomas & Nisbet, 2007). La localizzazione dell’intervento, la densità della vegetazione e la tipologia di impianto forestale devono essere attentamente studiati in funzione degli obiettivi idraulici ed ecologici che si intendono perseguire. In linea di massima, gli impianti forestali realizzati con obiettivo prevalente naturalistico possono fornire risultati idraulici superiori, grazie alla struttura disomogenea e alla maggiore densità d’impianto”.

Tale segnalazione è anche giunta sul tavolo dei sindaci dei Comuni della Valle del Santerno, in quanto gli interventi riguardano i territori di Castel del Rio, Fontanelice, Borgo Tossignano e Casalfiumanese, sottolineando come “la vegetazione arborea in alveo ha una sua funzione di laminazione in caso di piene catastrofiche in quanto rallenta il flusso ed aumenta i tempi di corrivazione”.

Buganè segnala, inoltre, che “limitatamente al breve tratto che attraversa il Parco della Vena dei Gessi romagnoli, l’intervento riguarderà solo il 30% del patrimonio arboreo. A tal fine Ente Parco ha indicato una figura professionale per seguire l’attività di manutenzione con attenzione agli aspetti fitosanitari del patrimonio arboreo”.
Da qui una richiesta: “Atteso che unitamente alle problematiche di sicurezza idraulica, lo scrivente è sensibile agli aspetti ecologici dell’intervento, si chiede di considerare la possibilità estendere anche ai rimanenti tratti fluviali l’attenzione agli aspetti naturalistici dedicata all’alveo che attraversa il territorio del Parco della Vena del Gesso regionale”.