Bologna. Una vasta operazione dei Carabinieri di Bologna, con il supporto di comandi territoriali e di Unità specializzate, ha portato all'arresto di 18 persone, 9 custodie cautelari in carcere e 3 divieti di esercizio di attività di impresa. Al centro dell'inchiesta il delicato comparto funerario riferito ai due maggiori ospedali bolognesi, il Maggiore e il Sant'Orsola. In tutto sono state 43 le perquisizioni in tutta l'Emilia Romagna, sequestrati beni mobili ed immobili per 13 milioni di euro.

L'articolata e complessa indagine, dal nome in codice “Mondo sepolto”, condotta dai militari della Compagnia Bologna centro e dal Nucleo investigativo del reparto operativo – coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna diretta dal Procuratore capo Giuseppe Amato è stata avviata nel novembre del 2017 in seguito all'esposto ed alle dichiarazioni di due degli attuali indagati che, per la prima volta, hanno fornito alle forze dell'ordine una serie di indicazioni sull'illecito sistema nell'ambito dei servizi funerari, con particolare riferimento al monopolio conseguito dai consorzi “Rip Service Srl” e “Cif Srl” nell'acquisizione dei servizi funerari nell'ambito bologhnese.
Grazie da una complessa attività informative e di intercettazioni telefoniche, ambientale e
video è stato possibile ricostruire gli assetti interni caratterizzanti i due cartelli di imprese, riconducibili agli imprenditori bolognesi Giancarlo Armaroli, 66 anni, amministratore unico del “Rip Service e Massimo Benetti, 62 anni, presidente del Consiglio d'amministrazione del Cif e della “Roncato Srl”, dipendente della “Golfieri Srl”, consigliere dell'”Antico consorzio funebre volognese”, vicepresidente della “Spv Bologna Spa” ed amministratore delegato della “Bologna servizi cimiteriali Srl”, una società partecipata del Comune di Bologna (che detiene il 51% delle quote).
I due sono considerati dagli inquirenti “a capo di due associazioni ben distinte e perfettamente autonome in termini di capacità delinquenziali e struttura”.
In pratica le due realtà si sono spartite il mercato. “evitando sconvenienti e poco produttive sovrapposizioni, in modo da acquisire e consolidare le rispettive posizioni”

Le indagini hanno infatti messo in luce un sistema ampiamente rodato e consolidato nel tempo, strutturato su almeno tre livelli, e perfettamente speculare nell'ambito delle due realtà associative, con Armaroli e Benetti all'apice dei relativi Consorzi, “rivestenti funzioni di promotori, capi ed organizzatori delle illecite progettualità”.
Un livello intermedio “costituito da prescelti rappresentanti delle varie agenzie funebri coinvolte, aventi il compito di gravitare stabilmente nei pressi degli uffici delle camere mortuarie dei due nosocomi e di rivestire quindi funzioni di raccordo tra gli infermieri ivi operativi ed i succitati vertici”.
Una base, “rappresentata proprio dagli infermieri incaricati di pubblico servizio, aventi il delicato incarico di 'agganciare' i familiari dei defunti mettendoli in contatto con i rispettivi referenti delle varie agenzie di servizi (previa presentazione delle imprese di interesse come le più economiche, piuttosto che efficienti e/o rapidamente reperibili o in grado di fornire prodotti eco-compatibili). Il tutto, chiaramente, dietro sistematica corresponsione di contanti, per cifre variabili tra i 200 ed i 350 euro per ogni 'lavoro' fatto acquisire al gruppo”.
Determinante nell'ottica del funzionamento dei sodalizi nel loro complesso “la strategica e consistente realizzazione di 'nero aziendale' – gestito da affiliati aventi specifiche mansioni attraverso contabilità parallele – finalizzato non soltanto ad ampliare i personali margini di guadagno degli associati ma, soprattutto, ad alimentare in maniera regolare e sistematica il complesso meccanismo corruttivo alla base della progettualità criminale”.