Bologna. La vicenda della ex Bredamenarinibus rappresenta in colpo solo tutte vicissitudini che ultimamente molte aziende italiane hanno vissuto e qualcuna ancora vive tra crisi industriale, sotto capitalizzazione e processi di delocalizzazione produttiva, e in questo specifico caso di come in Italia di autobus nuovi ne servono e se ne comprano tanti e l’unica azienda che in Italia è in grado di produrli non abbia lavoro.

La Bredamenarinibus nasce nel 1989, quando la Breda Costruzioni Ferroviarie acquisisce la Menarini di Bologna, si costituiva così una società controllata dall’ente pubblico EFIM che successivamente la trasferì a Finmeccanica (oggi Leonardo), che poi a gennaio 2015 l’ha ceduta alla neo costituita Industria Italiana Autobus azienda partecipata per l’80% da Tevere Spa e al 20% dalla stessa Finmeccanica, la nuova società consta di due stabilimenti produttivi uno a Bologna e l’altro in provincia di Avellino.

I problemi per questa azienda sono iniziati ormai da 7 anni, ma è con la nuova proprietà che si aggravano, l’amministratore delegato di Industria Italiana Autobus è Stefano Del Rosso che non ha alle spalle una storia industriale e produttiva, ma ha solo esperienze commerciali, che fin da subito decide di trasferire l’intera produzione di autobus in Turchia, lasciando completamente sprovvista l’Italia di un industria del genere.

Inizia così quella che è stata definita, nell’intervista a Sandra Ognibene sindacalista della Fiom-Cgil a Radio Città Fujiko, la via crucis per gli oltre 400 lavoratori della ex Bredamenarinibus, fatto di cassa integrazione, mobilità, ridimensionamenti, minacce di fallimento, ma la caparbietà e la lotta dei lavoratori e la tenacia dei sindacati metalmeccanici con in testa la Fiom-Cgil, lo hanno trasformato in un problema che diventa grande, facendolo interessare all’opinione pubblica, alle istituzioni a tutti i livelli, ai partiti, partono le passerelle dei politici, tanto che anche l’attuale Ministro del lavoro Di Maio vi ha fatto visita durante la campagna elettorale mostrando vicinanza ai lavoratori, vi è poi tornato da ministro e raccogliendo le richieste dei sindacati ha fatto importanti promesse, in particolare il Ministro nella sua ultima visita ha proposto di rinazionalizzare l’azienda attraverso la creazione di un polo costituito da aziende produttive pubbliche, in quanto la realizzazione degli autobus è di interesse collettivo. A queste promesse sono seguiti gli interessamenti di Ferrovie dello Stato, di Finmeccanica e di Invitalia, ma il progetto non è decollato.

L’Industria Italiana Autobus doveva tornare in mano pubblica e diventare il polo della produzione di bus made in Italy, il progetto in teoria c’è ancora ma sembra che si sia complicato.
Inarrestabile il calvario prosegue e arriviamo all’autunno dello scorso anno l’azienda che è in mano privata ha sempre più maggiori difficoltà a pagare salari e retribuzioni l’esposizione finanziaria si fa insostenibile, lo spettro del fallimento è dietro l’angolo, urge una immediata ricapitalizzazione, sembra l’occasione buona per passare in mano pubblica, lavoratori e sindacati ci credono, invece a sorpresa è il costruttore turco Karsan a ricapitalizzare l’azienda per evitarne il fallimento, già socio al 5% nel vecchio ultimo assetto societario oggi il turco detiene il 70% del capitale, altri soldi li ha messi Finmeccanica che ora ha il 30%. Così che il risultato ultimo che ne è uscito, è che l’azienda rimane saldamente in mani private e in più chi costruisce gli autobus in Turchia oggi è anche proprietario del marchio.

Un bel pasticcio sulla pelle di centinaia di lavoratori, anche se dal Ministero dello sviluppo economico hanno assicurato ai sindacati che l’attuale assetto societario è provvisorio, e ciò sarebbe stato confermato anche dal nuovo amministratore delegato, che parlando con le Rsu aziendali, ha presentato questo ultimo assetto societario come una soluzione ponte unicamente ad evitarne il fallimento.

Sconsolati e delusi ma ancora combattivi i lavoratori e i delegati sindacali, che sperano ancora in un proprietario pubblico, tra i lavoratori tutto si pensava tranne che l’industriale turco Karsan potesse arrivare a fare ciò che ha fatto e che l’attuale governo lo permettesse e sempre tra i lavoratori cresce il timore che questo ultimo assetto societario sia un escamotage per dare l’ex Bredamenarinibus in mano ai turchi.

Eppure ad Industria Italiana Autobus le commesse sembra non manchino, la società pare abbia oltre mille veicoli aggiudicati più che sufficienti per far lavorare a pieno regime Bologna e Avellino, ma servono risorse per investimenti e ristrutturazioni in quanto nei due stabilimenti italiani attualmente non si può produrre, a Bologna mancano i materiali e ad Avellino lo stabilimento non è in grado di lavorare. Va fatto presente che le commesse sono sopratutto pubbliche e questo fa ancora sperare i lavoratori.
In tutta questa vicenda positivo è il ruolo svolto dalla regione Emilia Romagna, sia di solidarietà nei confronti dei lavoratori tanto che il presidente Stefano Bonaccini era presente al presidio indetto dalla Rsu Fiom-Cgil in piazza Nettuno a Bologna in dicembre, ma anche di sostegno concreto nella vertenza, da una parte nel pressare il governo a mantenere gli impegni presi e dall’altra a garantire salari e stipendi negli ultimi mesi è stata la regione attraverso le aziende pubbliche locali che hanno comprato autobus anticipando risorse.

E arriviamo all’ultimo incontro tenutosi la settimana scorsa al Ministero dello sviluppo economico tra azienda, sindacati metalmeccanici ed istituzioni, incontro richiesto urgentemente dai sindacati per la presentazione del piano industriale per il rilancio degli stabilimenti di Bologna e Avellino e per chiarimenti sul nuovo assetto societario. L’incontro è stato definito fallimentare dalla Fiom-Cgil, ad Avellino la cassa integrazione è cessata a fine dicembre e l’azienda ha effettuato una richiesta di 3 mesi di cassa integrazione straordinaria, i sindacati unitariamente ne hanno chiesto per 12 mesi cioè il tempo appena sufficiente alla riorganizzazione produttiva dello stabilimento ed inoltre hanno sottolineato che la situazione è di nuovo peggiorata e sono di nuovo a rischio le retribuzioni dei lavoratori. Il Ministro del lavoro al termine dell’incontro ha preso l’impegno a convocare di nuovo il tavolo al più presto.

Per i lavoratori della ex Bredamenarinibus la via crucis non è terminata, sanno troppo bene che solo l’unità e la loro lotta può pagare al mantenimento dell’occupazione e al concreto sviluppo economico dei due territori dove è ubicata l’azienda.

(Edgardo Farolfi)