Nessuno avverte la necessità di scrivere un trattato sul perché lo zucchero sia dolce al gusto. E neppure due righe. Non riuscirete a trovare negli scaffali della libreria pagine e pagine che illustrano le ragioni del gusto amaro del cacao puro: non le troverete per il semplice fatto che nessuno ne avverte il bisogno.

Eppure, recatomi nella mia libreria preferita per portare a casa un libro che avevo ordinato, mi sono soffermato davanti alla vetrina: ben otto volumi dedicati alle stragi nazi-fasciste, storie di deportazioni, eccidi di massa. La Memoria. Forse nulla è altrettanto aberrante di quanto è avvenuto nella vecchia Europa poco più di settant’anni fa: lo sterminio organizzato di milioni di persone che avevano il difetto di essere Ebrei, Gitani, Omosessuali.

Ognuno di noi ne porta il peso, il gravame del ricordo, l’onta della vergogna eppure, puntualmente, ritorna la ricorrenza, il giorno dedicato, l’occasione di ricordare. L’occasione di ricordare quello che è stato il più mostruoso eccidio di innocenti di tutta la storia dell’uomo su questa povera terra e pensare che ne abbiamo combinato… Come se debba occorrere un campanello di allarme per risvegliarci da un sonno di oblio, una memoria perduta, una distrazione svogliata, superficiale.

Il marchio che portiamo addosso deve essere ben visibile nonostante la corazza che ostentiamo, il distintivo di arroganza e protervia non può essere nascosto sotto il bavero della giacca: noi siamo capaci di uccidere un essere umano per il solo fatto che ci risulti, a nostro insindacabile giudizio, diverso da noi. Poco importa se per il colore della pelle, per la forma dell’occhio, per l’ondulazione della capigliatura, per il modo di incedere, per la razza o per le modalità di pensiero: tu sei diverso e quindi io ti uccido. Poi, come se non bastasse, siamo perfettamente in grado di inventarci le modalità di assassinio più diverse, efferate, quasi fantasiose. Riusciamo perfino a camuffare la nostra scelta perversa in legittima difesa. Quando la coscienza duole la fantasia impone.

Passano gli anni, cambiano le generazioni di uomini e donne, ma sentiamo ancora ricordarci del bisogno di avere memoria, memoria affinché non abbia a ripetersi la vergogna, il misfatto, l’eccidio di massa. Ogniqualvolta qualcuno sentirà il bisogno di rinfrescarci l’accaduto, vorrà dire che l’uomo non ha imparato nulla, vorrà dire che la qualità dell’essere umano non è migliorata, vorrà dire che siamo pronti a ricadere nell’errore e nella vergogna. Faremo festa, apriremo i vini migliori, ci attornieremo degli amici e parenti più cari, brinderemo alla conquista, all’evento quando dal calendario verrà tolta la data del “Giorno della Memoria”, perché significherà che tutti noi avremo maturato nel nostro pensiero la certezza dell’uguaglianza, della solidarietà, dell’amicizia. Non abbiate fretta: quel giorno è, ahimè, ancora molto lontano.

(Mauro Magnani)