Spett. redazione,

Il 10 gennaio scorso, senza preavviso né alla cittadinanza, né ai frontisti, gli operai della Fluvial Forest, ditta con sede legale a Codogno (LO), hanno incominciato a tagliare alberi lungo le sponde e nell’alveo del Torrente Santerno, in Comune di Castel del Rio, all’altezza del ponte degli Alidosi. L’impresa, addirittura usando escavatori, ha iniziato a espiantare alberi senza cartelli cheù segnalassero l’area di cantiere e la legittimazione dell’intervento.

Gli abbattimenti sono autorizzati dall’Arpae (Agenzia regionale prevenzione ambiente energia) con una “concessione dell’uso del suolo” finalizzata all’abbattimento di legname, da Castel del Rio a Codrignano, per complessivi 18,5 km di asta fluviale. Un atto decisamente improprio: come se si affittasse una sala pubblica dichiarando il fine di asportarne le sedie e il gestore ne concedesse “distrattamente” l’uso a tempo, pagando la tariffa del noleggio del locale, magari solo per mezza giornata, il tempo strettamente necessario ad asportare le sedie. La pubblica dichiarazione di uno scopo non è sufficiente a renderlo legittimo. Parimenti, la natura di un atto non è definita dal suo titolo, bensì dal suo contenuto. Il testo della delibera Arpae esclude le finalità idraulico-idrologiche e di tutela del territorio dell’intervento che, a tutti gli effetti, si qualifica come cessione arbitraria di legname pubblico a privato in assenza di asta pubblica. A fronte della cessione di un bene dal valore economico stimato dai 200.000 ai 500.000 € (valore della legna a partire da alberi “in piedi” o come bene finito), il pubblico introiterà i circa 5.000€ relativi al solo uso temporaneo di circa 50 ha di suolo.

Considerata l’assenza di controllo preventivo e in corso d’opera degli enti pubblici competenti, è facile che i suddetti operai abbiano ecceduto, di proposito o meno, nel taglio degli alberi, sia in percentuale arborea abbattuta, sia per il sedime interessato agli abbattimenti. L’autorizzazione Arpae parla chiaramente di tagli selettivi, di alberi morti ancora in piedi o caduti a terra e nell’alveo del fiume.

Le sponde boscate di un corso d’acqua costituiscono un habitat preziosissimo: costituiscono sia corridoi ecologici nell’attraversamento di ampi territori, sia luoghi di rifugio per la grande o la piccola fauna. Garantiscono un ecosistema di maggiore qualità in quanto più variegato. Assicurano sia un elevato assorbimento dell’azoto migrante dai campi e dal territorio circostante verso il corpo idrico sia la giusta protezione del corpo idrico all’irraggiamento del sole, mitigando le temperature estive dell’acqua e riducendo i fenomeni di anossia (carenza di ossigeno). Costituiscono beni comuni ampiamente tutelati da leggi e direttive specifiche comunitarie, nazionali e regionali che però, pare non siano state sufficientemente contemplate né dall’Arpae né dalla ditta intervenuta.

L’ennesimo scempio ai danni del patrimonio naturale è evidente: i lavori continuano celeri, lasciando dietro sé la distruzione. Le sponde, spogliate dall’azione di contenimento degli alberi e dalle loro radici, saranno soggette a erosioni e frane. La riduzione del coefficiente di scabrosità dell’alveo, conseguente agli abbattimenti, incrementerà la concentrazione (in tempo e in valore assoluto) dei colmi di piena dovuti a eventi meteorici improvvisi, riducendo l’effetto di laminazione delle piene garantito da un invaso più naturale. Inoltre, l’intervento forestale faciliterà la diffusione di piante alloctone pioniere e invasive, come Robinia e Ailanto, per il cui contenimento ci si adopera in varie sedi. Un intervento indebitamente autorizzato che consente ampi guadagni a qualcuno, lasciando i danni alla collettività.

Che risultati hanno conseguito i percorsi di conoscenza e consapevolezza sull’importanza dei fiumi, garantiti dall’iniziativa pubblica “Verso il contratto di fiume”? Soldi pubblici buttati per finanziare associazioni amiche senza realizzare nulla di utile? Nessun ente interviene per fermare questo scempio?

(Massimo Bolognesi, presidente Panda Imola)