Nuovo cinema Modernissimo a Bologna

Nel cuore sotterraneo della città di Bologna, a pochi passi da piazza Maggiore, rinascerà il cinema “Arcobaleno” cessato nel 2007: rinascerà grazie al lavoro del Comune di Bologna e della Fondazione Cineteca che hanno ottenuto un finanziamento di un milione e duecento mila euro dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e Turismo. Si chiamerà “Modernissimo” e assumerà rinnovata forma.

Al momento la struttura appare completamente spoglia con ampie ferite dove gli interventi di ristrutturazione hanno lasciato ampi segni del loro inizio. I visitatori potranno accedere all’ambiente tutte le sere dalle 17 alle 21 fino a domenica prossima 3 marzo (nella serata di sabato 2 fino alla mezzanotte in occasione della “Notte Bianca”). A riceverli, un’opera di Michele Spanghero che, si può ben dire, riempie i vuoti della sala trasportandoci in un ambiente irreale pur reso fortemente partecipabile dalla presenza palpabile dell’opera dell’artista.

Ad accoglierci la forte voce del silenzio dell’ambiente (raccolta e registrata dall’artista) che in un crescendo rende appieno il forte grido della sala che sembra richiedere la propria forza di presenza. Mentre ci si trova avvolti da questa voce in crescendo, possiamo avvicinarci ai piccoli diffusori disposti al centro della sala e potremo così udire le voci registrate di alcuni tra i più grandi registi italiani: Antonioni, Bertolucci, Fellini, Pasolini, Rosi, i fratelli Taviani: interviste raccolte, negli anni, da Gideon Bachmann. Spanghero ha selezionato poche frasi o poche parole, unicamente un segno sonoro di presenza, di testimonianza, di speranza nel ripetersi di un’esperienza vissuta. Una presenza di voce, una richiesta di attenzione, un messaggio di richiesta viva, palpitante: la richiesta di rinascita di un luogo, di una sala cinematografica. Torneremo a sederci sulle poltrone nuove (tra un paio di anni) e assisteremo alla proiezione di nuovi film e di nuovi registri: un salto nel passato per rinascere nel futuro.

L’opera di Spanghero è da non perdere e la sensazione che se ne ricava ci colpisce e ci fa riflettere.

(Mauro Magnani)