Imola. Cambio della guardia ai vertici dell’Ascom. Eletto all’unanimità nell’ultima giunta con presidente Gianluca Alpi, Andrea Martelli (49 anni, perito commerciale) è il nuovo direttore generale di Confcommercio Ascom Imola, associazione territoriale che raggruppa oltre mille imprese nel settore del commercio, del turismo, dei servizi, del lavoro autonomo, della piccola impresa e delle professioni nel Circondario Imolese. Sostituisce Franco Tonelli che aveva già i requisiti per andare in pensione. Andrea Martelli entrato in Confcommercio Ascom Imola nel 1992 ha ricoperto come funzionario vari ruoli all’interno della struttura, rapportandosi costantemente con istituzioni e direttamente con le imprese del territorio dove conosce gran parte degli associati.

“La nomina di Martelli – ha commentato il presidente di Confcommercio Ascom Imola Gianluca Alpi – è una scelta di attenzione che la nostra associazione vuole dare agli imprenditori, una continuazione di un rapporto diretto con gli associati che ha sempre contraddistinto il nostro nuovo direttore in questi anni, ma anche il voler privilegiare un lavoro di squadra sia all’interno che all’esterno della nostra associazione”.

“Questo nuovo incarico – commenta il neo-direttore generale dell’associazione e della società di servizi Andrea Martelli – rappresenta una sfida importante, in particolar modo nell’attuale congiuntura economica che ci impegna ad un’attenzione ancora maggiore ai bisogni delle imprese cui si rivolge il nostro sistema di rappresentanza e tutela, bisogni imposti anche dalla complessità che questo tempo di straordinario cambiamento comporta. Con grande impegno cercherò di ripagare la fiducia riposta in me dagli organi dirigenti dell’associazione, consapevole di portare avanti gli interessi di numerosi imprenditori che rappresentano svariate categorie, ognuna con le sue peculiarità. Nell’ottica di fare gioco di squadra, potremo avviare delle sinergie virtuose e concretizzare progetti congiunti legati al commercio, ai centri storici, al turismo, al potenziamento dei servizi offerti e al terziario. Il nostro compito è quello di accompagnare le imprese associate verso i futuri obbiettivi che questo frenetico mercato richiede ed essere per gli imprenditori un punto di riferimento nell’ambito sindacale, formativo, creditizio e dei servizi innovativi. Siamo fiduciosi di poter contribuire a proiettare la Confcommercio Ascom Imola e con noi le imprese del nostro territorio verso nuovi e vincenti traguardi”.

Intanto le vendite nei saldi invernali 2019 rispetto all’anno scorso sono aumentate per il 15% degli operatori e sono stabili per il 58%. Chi ha rilevato aumenti di vendita ha avuto incrementi intorno al 10/15%. Il 27% ha segnalato invece una diminuzione delle vendite (contenuta comunque entro il 15%)
Nel primo weekend c’è stato il picco, ma gli operatori segnalano una certa vivacità delle vendite anche
nelle settimane successive. I clienti sono attenti al prezzo e si lasciano ancora tentare poco dagli
acquisti di impulso. Il 35% degli operatori attribuisce le ragioni dell’andamento positivo o stabile delle vendite alla riscoperta della piacevolezza dello shopping durante i saldi da parte della clientela. Si tratta di un elemento nuovo rispetto alle rilevazioni fatte negli anni scorsi che evidenzia che la shopping experience è una leva competitiva per il piccolo dettaglio.

Per gli operatori che hanno dichiarato un andamento negativo si sottolineano tra le cause la riduzione
di disponibilità delle famiglie e la concorrenza sui prezzi della grande distribuzione. “Dopo vari anni con indici negativi, questo è il primo mese di saldi all’insegna della stabilità – commenta il presidente di Confcommercio Ascom, Gianluca Alpi – questo ci fa ben sperare per il prossimo futuro; i dati 2018 sull’afflusso turistico nei principali centri storici della Regione mettono in evidenza un consistente aumento delle presenze: se questo trend sarà confermato anche nel 2019 avremo la possibilità di arginare gli effetti di una congiuntura economica poco favorevole”.

Il 23% degli operatori ha la percezione che stiano crescendo gli acquisti online anche durante i saldi.
“È vero che l’e-commerce può avere prezzi più bassi – aggiunge il presidente Alpi – ma è altrettanto
vero che questo è possibile soprattutto perché i colossi del web e le piattaforme di intermediazione
della moda hanno fiscalità di vantaggio o addirittura non pagano le pesanti tasse cui invece sono
assoggettate le nostre imprese italiane. Per questo abbiamo chiesto come Federazione Moda Italia
attraverso Confcommercio l’introduzione di una web tax e riaffermato la necessità di competere sul
mercato a parità di regole. “Diventa quindi fondamentale un intervento a livello nazionale piuttosto che europeo, che favorisca l’introduzione della web tax, anche in considerazione di un nuovo gettito utile a evitare le clausole di salvaguardia oppure a favorire il taglio dell’Irpef”.

L’andamento della spesa è in aumento per l’8% e stabile per il 70%. Lo scontrino medio nell’abbigliamento si attesta intorno agli 88 euro a persona (circa 194 euro a famiglia). Sono stati fatti acquisti non molto impegnativi (maglieria e pantaloni, borse) ma, anche grazie al freddo di metà gennaio, è ripartita la vendita dei capispalla, in particolare piumini. Vendute, tra le calzature,
sneakers di marca, stivaletti, scarponcini.

Gli operatori sono partiti con le stesse percentuali di sconto dell’anno scorso. Le vendite in saldo sono
importanti per gli operatori del settore beni persona perché rappresentano comunque tra il 10 e il 20%
del fatturato annuo e per un operatore su 4 incide fino al 30%. Il commercio rende viva la città, – conclude Alpi – ha un significato fondamentale: che le persone che ogni giorno mandano avanti la propria impresa, contribuiscono a rendere le zone della città in cui operano un luogo piacevole in cui vivere, forniscono servizi essenziali, allontanano il degrado e rendono la via, il quartiere più sicuri.
Le attività sono anche importanti centri di aggregazione e socializzazione, le vetrine illuminate danno
vita alla città, ed è impensabile immaginare cosa sarebbe un centro storico senza attività commerciali”.