Mentre attendiamo, con la pazienza della quale siamo capaci dopo decenni e decenni di allenamento, il verificarsi, l’avverarsi, il realizzarsi del boom economico pari a quello degli anni settanta, promesso a gran voce da un autorevole esponente del governo italiano e mentre guardiamo con sincera speranza alla scomparsa della povertà e solo Dio sa se ce ne sarebbe davvero bisogno, ci è dato di assistere ad un vero sconvolgimento, ad una novità squarciante, ad un vero e proprio ribaltamento di fronte al quale, occorre dirlo con serena franchezza, non siamo davvero avvezzi.

Risale all’inizio dell’anno in corso l’altolà della Banca d’Italia circa la Cassa di risparmio di Genova e Imperia, in breve Carige: tra tutte le banche del nostro territorio in gara per superare l’asticella dei crediti spazzatura, dei prestiti inesigibili, delle sofferenze, sembra che la banca ligure sia riuscita nell’intento. Immediate le dichiarazioni e le prese di posizione: denaro solo per salvare i risparmiatori! Garanzie di Stato su nuovi prestiti obbligazionari (ovvii, in caso contrario chi le compra?). Siamo noi i primi ad averlo fatto! No, anche noi… La noia rimonta. Una tristezza infinita. E’ nelle cose, nella realtà delle cose, che se una banca, qualunque essa sia, si dovesse trovare in carenza di capitale certo in modo da poter non solo erogare, ma garantire copertura per i finanziamenti in essere presso di lei, accadrebbe il cosiddetto effetto domino, a cominciare con la revoca dei finanziamenti in essere anche a creditori perfettamente solventi e in ordine come movimentazione e rientri (se previsti), quindi, in una parola sola, patatrack!

Ed ecco arrivare la sentenza: bancarotta. Con tutta evidenza qualcosa, secondo i giudici, non è stata gestita proprio correttamente. E fin qui, tutto di vecchio. Ma la novità, assoluta e inattesa, è che il vice primo ministro, in aula parlamentare, ha fatto nomi e cognomi, di personaggi seduti in Cda (Consiglio di amministrazione) e di prestigiosi clienti che, pare, siano in difficoltà nel rientro. Non contento, ad alcuni di questi signori, ha associato cifre, cifre con una fila di zeri… Fra i nomi, citati a vario titolo, riconosciamo uno Scajola, fratello di uno Scajola più famoso, quello se ben ricordo dell’appartamento vista Colosseo, poi Bonsignore, anche questo fratello di un noto europarlamentare Pdl, Marongiu, già sottosegretario in un governo Pd, Repetto, parlamentare dell’Ulivo. No, il nome dell’artigiano in fondo alla strada non risulta. Fin qui problemi di non attenta amministrazione, ma saranno i giudici a doverlo scrivere. Poi alcuni finanziamenti erogati: 450 mm (ogni m vale tre zeri) al gruppo Messina, 250 mm per la costruzione del Parco degli Erzelli, cittadella tecnologica ferma a metà costruzione, 35 mm a favore di Acqua Marcia, gruppo Caltagirone (questo non mi è nuovo), 20 mm a favore di Beatrice Cozzi Parodi (il mio problema è di avere un cognome solo!). La lista prosegue ma mi fermo qui: sono senza parole. Finalmente, evviva, ci viene dato di sentire nomi, cognomi, cifre, parentele. Se il vice primo ministro dice bugie, le diciamo anche noi, ma la novità è davvero grossa! Ricordate quanto successo circa le banche venete? Governo di allora e Parlamento che silenziarono per la Privacy? Finalmente musica nuova, francamente inattesa. Grazie. Poi si vedrà.

Solo una piccola nota: mi sia concessa. Ai signori che si stanno azzuffando tra numeri e voti fasulli, scrivendo l’ultimo atto di una falsa sinistra moderna, descrivendosi come il nuovo, la rinascita, a tutti i capetti locali e non che si stanno insinuando nella coda ora di questo, ora di quello, quasi incapaci di un’idea propria, faccio pervenire un suggerimento: non sarà che la cosiddetta privacy venga utilizzata solo per coprire le grosse magagne dei soliti potenti? dei soliti noti? una riflessione sincera? E all’altro, quello che sta mettendo insieme i forse troppi cocci di un inevitabile sfacelo, disposto a raccogliere tutto il vecchio e poco del nuovo, propongo una dovuta pausa di riflessione.

(Mauro Magnani)