Quando vedo questa roba non riesco neanche a capacitarmi. Il modo di affrontare problemi così complessi, con questa superficiale brutalità, lascia sgomenti… anche quest’episodio appartiene alla crisi della democrazia di oggi. (Romano Prodi)

Nella prestigiosa cornice mondana di Davos, davanti a una platea di poteri discretamente forti, in un inglese fluente, il terzier del Governo Giuseppe Conte ha voluto farsi Premier per un giorno, abbandonando i consueti toni melliflui per ruggire in faccia al mondo il suo monito imperioso.

In perfetto stile sovran-populista: retorico, velleitario, vittimista, vaniloquente.

Solo percorso, come un marchio di fabbrica, da una vena di narcisismo cattedratico, che la assidua frequentazione di gente dedita all’ignoranza deve aver dilatato se il professore di diritto amministrativo si presenta a ogni appuntamento con l’aria di chi dispensa a un pubblico ignaro i fondamentali della democrazia.

Per la prima volta, si vanta, (quest’idea di essere destinati a fare cose mai viste è diventata ormai la fissa di ogni politico e meriterebbe qualche attenzione clinica, anche a scopo meramente scientifico) c’è un Governo del popolo, che promana dal popolo e, pensate, lavora per il popolo.

Quelli precedenti, da De Gasperi a oggi, passando per Moro, Spadolini e perfino Fanfani, che pure aveva inventato i lavori sociali mettendo i disoccupati ad aprire e chiudere buche in cantieri diventati famosi, si deve pensare fossero governi venuti da chissà dove, voluti da chissà chi, per fare chissà cosa: in ogni caso niente a che fare col popolo.

Sarà il Decreto sicurezza che rende tutti eccitati ma qui, ormai, c’è licenza di uccidere.

Anche la prudenza, spesso la decenza.

Se pronunci la frase di Lincoln a Gettysburg “…of the people, by the people, for the people…” o dai per scontato che tutti sappiano chi l’ha detta oppure citi l’autore.

Non te ne appropri, diciamo noi in dialetto, “alla muta”, come un credito universitario qualunque.

Sono piccole cose ma dicono tanto, specie se indossi i panni del moralista.

Si citano le frasi di altri perché rappresentano delle sintesi espressive mirabili, che solo alcuni riescono a fare nella loro vita, e poche volte.

Sono le loro.

Non c’è niente nei vostri comportamenti che conforti i pretenziosi proclami.

È grottesco che ci chiediate di valutare il vostro lavoro senza impazienze quando autocelebrate, prima ancora che abbiano avuto corso, la portata storica, l’originalità planetaria, la stupefacente efficacia nonché, che non manca mai nelle zucche manichee dei salvatori dell’umanità, la superiorità etica dei vostri provvedimenti.

Finora di tragicamente efficace c’è solo la chiusura dei porti ai negri.

Che da qualche tempo visitate a casa loro, in Africa, dimenticando però di portare gli aiuti promessi, di cui non c’è traccia nel vostro bilancio.

Voi non li aiutate né qua né là.

E non li soccorrete in mezzo.

Quando ero Sottosegretario la cosa che più mi turbava era andare in missione nel mondo dei vinti senza recare con me altro che parole.

Non sono mai stato un buon politico.

Non si può turlupinare chi soffre.

Ancor più della rozza protervia leghista, ciò che colpisce, sotto l’aspetto umano prima che politico, è la cinica determinazione, la disinvoltura argomentativa con cui il M1S difende la scelta di rifiutare soccorso ai migranti ai quali, prima della presa del potere, sembrava riservare qualche spicciolo di misericordia.

“Non permetto si dubiti dei miei sentimenti” si risente il ministro Bonafede: l’unica cosa che può permettersi di non permettere è lo sbarco di quei disgraziati.

Non tema, avrà solo il giudizio che merita.

Intanto, abbassi la testolina di fronte al dolore.

Chiniamola tutti.

Tacito direbbe che stiamo facendo un deserto e lo chiamiamo sicurezza.

Dove andremo a cercare l’acqua quando ne avremo bisogno?

Le sento dire che avremo non solo un nuovo boom economico ma addirittura “un nuovo umanesimo”.

Ce lo garantisce, signor Presidente, come fa per ogni cosa, anche quando sa di non poterlo fare, come fa per ogni persona, anche quelle che non dovrebbe, come Casalino.

Del resto è questo il ruolo di “facilitatore” che si è e che le hanno assegnato: convincere la gente che l’aria che respira non è inquinata.

Quale rapporto Lei veda fra l’espressione più alta delle virtù umane e questo Governo al traino di Salvini, è uno di quei misteri che è meglio rimettere all’imperscrutabile volere divino.

Il Ministro degli interni sta all’Umanesimo come Giachetti al Rinascimento della sinistra.

Quest’anno i morti sul lavoro in Italia sono cresciuti del 10% ma l’intrepido capitano leghista in questo caso non ha fatto nemmeno un tweet.

Né Lei ne ha fatto parola.

È giusto, in fondo, che gli offra la sua copertura complice per sfuggire alla giustizia: siete fatti della stessa pasta.

A Davos Lei ha appena accennato alle disumane diseguaglianze del mondo, al tragico bilancio della ferinità umana certificato ogni anno dalle spropositate ricchezze dei pochi, a un meccanismo che, anche in Italia nessuno tocca, preferendo più comodi bersagli.

Non ha detto come intervenire sul carattere devastante di questo sviluppo, sulla riacutizzata tensione fra capitale e lavoro, non per lenire le piaghe, che va bene quando é fatto bene, ma per impedirne la formazione, che è la vera, gigantesca questione irrisolta e inaffrontata da una classe dirigente di chiacchieroni vecchi e nuovi.

Nel suo discorso non c’è alcun impegno italiano, alcuna proposta per migliorare quel che non va, il Europa e nel mondo.

Niente sull’impiego di risorse europee a sostegno dell’Africa, niente su come modificare gli accordi di Dublino, niente su come far funzionare le Istituzioni europee, su come far avanzare il processo di integrazione degli Stati e dei popoli.

Solo recriminazioni e addebiti, agli indirizzi il più delle volte sbagliati.

Che dilatano i contrasti e aggravano i problemi.

Difficile dire dove finisca l’insipienza e cominci l’intenzione di dilatare ad arte i problemi, come fa la Lega abbandonando in strada i migranti.

La spiegazione dell’irrequietezza elettoralistica dei “ragazzi” che Conte ha tartufescamente fornito alla Cancelliera tedesca non è un attenuante a comportamenti irresponsabili ma semmai un aggravante.

Uno statista non si presta a coprire manovre che recano pregiudizio all’interesse della comunità.

Le contrasta, ne dà conto apertamente ai cittadini.

Perché possano giudicare.

Cosa ne dice, Avvocato del popolo?

Non è forse questo il solo modo di portargli rispetto?

Ps. Sull’autorizzazione a procedere contro Salvini DiMaio ha richiamato i suoi a votare “secondo coscienza”.

Forti timori per il raggiungimento del numero legale.

(Guido Tampieri)