Senza un’informazione basata sui fatti e non manipolata la libertà d’opinione diventa una beffa crudele. (Hannah Arendt)

C’è poco da scherzare.

Questa è davvero una rivoluzione.

Materiale, visto che in poco tempo ha già ribaltato una (modesta) crescita in una (piccola, ma lasciamoli lavorare) recessione.

Culturale, perché dalla notte dei tempi deploriamo che le colpe dei padri ricadano sui figli, mentre col “Governo del cambiamento” sono i figli che addebitano ai padri gli infelici risultati delle loro scriteriate scelte.

L’acqua va in su.

Pompata da una centrale di propaganda che non ha niente da invidiare, quanto ad efficacia, alla famigerata Agenzia Stefani, che disinformava il popolo durante il ventennio.

L’ex ministro Padoan sostiene che le accuse del Governo sono infami.

Forse esagera e sono solo bugiarde.

Quel che è accaduto prima, di poco o di tanto, influenza sempre ciò che succede dopo perché, come cantava Caruso, la vita è na’ catena e nessun atto si conclude in sé.

Quelli dei precedenti esecutivi non sono esenti da rilievi.

Ma se governi da otto mesi e il segno della crescita che hai ereditato si inverte, ti interroghi.

E se onori la verità come dici, addirittura in esclusiva, non la manometti per nascondere le tue responsabilità.

Che cominciano quando cominciano e non quando vuoi tu.

Dopo le elezioni europee, o magari mai.

Reagan continuò a dare la colpa di ogni suo insuccesso ai predecessori fino all’ultimo giorno del suo mandato.

Del maiale gli piaceva solo il magro.

L’onestà è come il coraggio di Don Abbondio, puoi anche gridare il suo nome ma se non ce l’hai non te la puoi dare.

Così, quando la realtà non conforta le tue tesi, piuttosto che riconoscerlo preferisci manipolare fatti e persone.

Fino a convincerti che è giusto: lo stadio estremo, il punto di non ritorno.

Ci sono momenti nei quali sembra che la terra frani sotto i piedi.

Cerchi qualcosa di solido, di conosciuto cui aggrapparti ma non lo trovi.

“Per essa- scrive Benedetto Croce parlando della destra liberale storica mentre l’Italia si stava infilando nel tunnel oscuro del fascismo- la libertà importava la spontanea autorità del sapere, della rettitudine, la capacità e di scegliere con spirito di pubblico bene i loro rappresentanti, cui chiedevano il coraggio della verità, l’opera razionale della discussione e dell’accettata conclusione, la coerenza tra pensiero e azione, sdegnando come ciarlatanesimo l’oratoria dei demagoghi”.

Che ne è di tutto questo?

Di quelle “ingenue idealità etiche”.

Di quel codice di comportamento civile.

Di un’azione pedagogica che sorregge quei valori, che li fa conoscere ai cittadini, almeno a quelli incontaminati di domani.

Del pensiero di Croce, di Gramsci, di Bobbio, di tutti i maestri cui dobbiamo la nostra formazione democratica, che al solo menzionarli diventi subito élite, e passi automaticamente dalla parte del torto.

Dato che la ragione, la giustizia, la storia stessa sembrano riservato dominio dei fuoricorso.

Questo Paese che non ha mai saputo discutere ora ha smesso di farlo.

Il confronto è stato bandito.

Tutto finisce in caciara, dove ragioni e torti si azzerano.

L’Italia sembra un talk show spazzatura dove si va per gridare, insultare, sopraffare.

I fatti non hanno più valore.

Adesso vogliono convincerci che sono loro i buoni.

Che lasciano morire i migranti per impedire un male maggiore, che hanno eliminato ogni soccorso in mare (resta una sola nave ong, accusata di essere uno yacht, come quello di Briatore, complice degli scafisti) perché gli vogliono bene.

La gente fa finta di credergli.

Ma basta ascoltarli in libertà, in una piazza abruzzese lontana dalle periferie degradate dove i negri li hanno visti solo in cartolina per capire che sono tutte scuse del cazzo( chiedo scusa ma, come dicono a Roma quanno ce vò ce vó) , che di quei disgraziati ai sostenitori di Salvini non gliene frega niente è che dietro questa montatura c’è solo ignoranza e disumana indifferenza.

Gli analisti dicono che non bisogna criticarli.

Se proprio si deve, non prima di aver riconosciuto che sì, c’è del buono nell’azione del Governo, bisogna farlo con cautela, softly.

Perché le critiche li avvantaggiano.

Ci sfidano a farle: quel che non ci ammazza ci ingrassa, sghignazzano.

Sondaggi alla mano.

Ne è convinta anche una parte della vecchia sinistra, provata dagli anni e dalle delusioni, vigorosa solo nelle dispute interne.

Al tempo di Berlusconi, per non sembrare uno schieramento contro, Veltroni non ne pronunciava nemmeno il nome.

Non servì a molto.

Questo scrupolo non tormenta certo i movimenti populisti, che mietono i consensi di una società avversativa con la falce del politicamente scorretto.

Cosa c’è di costruttivo in un vaffanculo?

Questa storia viene fuori ogniqualvolta all’opposizione ce là sinistra.

Accusata ora di non farla ora di eccedere nella polemica, mentre dovrebbe cercare di migliorare i provvedimenti della maggioranza.

Anche se non si sa come, visto che sono tutti blindati, anche se sono sbagliati, e dovrebbero essere sostituiti, non perfezionati.

Si innestano le piante sane, non quelle infette.

Solo degli squilibrati promuoverebbero un referendum contro un sussidio per i poveri.

E però quel provvedimento, giusto nella destinazione, resta sbagliato nella concezione, nell’impianto e, c’è da temere, negli effetti.

Una sinistra decisa a riscattare la disattenzione di questi anni deve dirlo senza complessi.

Deve predisporre un progetto come non se ne fanno più da tempo per trarre i poveri fuori dalla loro condizione.

Deve costruirlo attorno all’idea di emancipazione che ha guidato i suoi passi nel secolo del welfare, differenziando il suo percorso da quello di altri che, con intendimenti non sempre progressivi e non sempre nobili, hanno rivolto le loro attenzioni ai diseredati.

I regimi totalitari per primi.

Non possiamo lasciarci imprigionare dietro le sbarre delle nostre colpe passate.

(Guido Tampieri)