Roma. Ci voleva il Governo giallo verde a far scendere il piazza unitariamente, sabato 9 febbraio a Roma dopo molti anni, i sindacati di Cgil, Cisl e Uil ed è stata una manifestazione davvero imponente di oltre 200.000 lavoratori e pensionati, ma anche di tanti disoccupati e precari.

Sotto lo slogan “futuro al lavoro”, è stata la prima manifestazione di piazza con Landini segretario generale della Cgil, un battesimo ben riuscito, una manifestazione che ha riempito all’inverosimile, in un tripudio tra palloncini e bandiere, la “rossa” piazza San Giovanni e le strade adiacenti, tanta la gente, tanto che molti dei manifestanti partiti in corteo da piazza Della Repubblica non sono riusciti neppure lontanamente ad avvicinarsi al palco del comizio dove hanno parlato i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e dove prima di loro avevano portato le loro testimonianze sei tra lavoratori, pensionati e disoccupati.

Una prova di forza sindacale quasi d’altri tempi, una piazza compatta nel chiedere investimenti e lavoro e un incontro con il Governo, perché come ha tuonato Landini dal palco “se si vuole cambiare il paese si deve farlo insieme a chi lavora”, la manovra economica dei nuovi governanti va radicalmente cambiata in quanto “miope e recessiva”, fino a stroncare i cavalli di battaglia delle due forze politiche al Governo, la famosa quota cento per le pensioni spacciata come il superamento della “Fornero” riguarda poche decine di migliaia di lavoratori e lascia fuori gli altri 20 milioni, mentre sul famoso reddito di cittadinanza i sindacati lo considerano un “ibrido” che mescolando misure per il lavoro e sostegno alla povertà rischia di non fare bene né l’uno né l’altro. Senza sconti al Governo anche la leader della Cisl Furlan che “ha chiesto al Governo di uscire dalla realtà virtuale” e il leader della Uil Barbagallo che ha lanciato un avvertimento “ricordatevi che mettersi contro i sindacati e i lavoratori in questo paese porta sfiga”.

La manifestazione era a sostegno di una piattaforma unitaria in cui i sindacati chiedono un forte piano di investimenti pubblici e privati coniugando le esigenze dei lavoratori e della tutela ambientale, una lotta seria all’evasione fiscale, un piano straordinario per il rilancio del mezzogiorno, e proposte sugli ammortizzatori sociali e sulle politiche attive del lavoro, sulla previdenza e sulle pensioni, sul welfare, sulla lotta alla povertà, sulla sanità, sull’istruzione, sulla pubblica amministrazione, sul rinnovo dei contratti pubblici e sui temi dell’integrazione sociale.

Non sono mancate le reazioni negative e quasi stizzite di alcuni componenti del Governo sia prima che durante e dopo la manifestazione, tutte reazioni respinte al mittente accompagnate dalla richiesta di convocazione attorno a un tavolo per affrontare uno ad uno i punti contenuti nella piattaforma sindacale, in caso contrario la mobilitazione sindacale proseguirà con maggiore determinazione, fino ad ottenere i risultati prefissi.

Una vera e propria novità per una manifestazione sindacale, è stata la presenza all’interno del lungo corteo e successivamente in piazza San Giovanni, di circa duemila “caschi gialli” cioè i lavoratori delle piattaforme petrolifere e dell’indotto del Ravennate colpite dal blocco delle trivellazioni insieme a una folta delegazione di industriali del settore, che hanno deciso uniti di protestare contro tale decisione del Governo che rischia di cancellare tutta l’industria e la relativa filiera di questo settore,   con diverse migliaia di lavoratori che rischiano concretamente di perdere rapidamente il posto lavoro.

Con questa manifestazione l’unità sindacale sembra proprio essersi ricostruita, tanto già che si pensa al prossimo appuntamento per il 26 di aprile, per quella data si sta alacremente lavorando per una grande manifestazione in Europa di tutti i sindacati, se si riesce ad unire i lavoratori italiani, diventa più facile unire anche quelli di tutta Europa.

(Edgardo Farolfi)