E’ appena entrata in vigore una nuova ordinanza, firmata dalla sindaca Manuela Sangiorgi, che prevede il divieto di dar da mangiare ai piccioni e indica una serie di misure idonee al loro contenimento in ambito urbano. Si tratta dell’ordinanza del sindaco n. 2 del 2019, dell’8 febbraio scorso, che ha per oggetto “Divieto di somministrazione di alimenti ai piccioni (columba livia var. domestica) ed indicazione di misure idonee al loro contenimento in ambito urbano”.

Vietato dar da mangiare ai piccioni – Nello specifico, l’ordinanza prevede: “1) è vietato a chiunque in tutta la zona urbana della città e delle frazioni, (delimitata, ai sensi del codice della strada dai cartelli di inizio del centro abitato) di somministrare ai piccioni ed altri volatili selvatici, con espresso divieto di gettare al suolo sia pubblico che privato, granaglie, sostanze di scarto e avanzi alimentari; 2) è fatto obbligo ai proprietari di edifici situati in ambito urbano ed a chiunque a qualsiasi titolo vanti diritti su immobili, esposti alla nidificazione ed allo stazionamento dei piccioni di mantenere pulite da guano o uccelli morti le aree private sottostanti i fabbricati e le strutture interessate dalla presenza dei volatili; di schermare con apposite reticelle o altra modalità idonea, ogni apertura di soffitte, solai, sottotetti, onde impedire l’accesso ai piccioni per il riparo e la nidificazione”.

L’invito ai proprietari di edifici situati in ambito urbano – L’ordinanza invita poi i proprietari di edifici situati in ambito urbano e chiunque a qualsiasi titolo vanti diritti su immobili esposti alla nidificazione ed allo stazionamento dei volatili, “a installare ove possibile, anche in caso di ristrutturazione o interventi di manutenzione, dissuasori sui punti di posa (cornicioni, terrazzi, pensiline, davanzali, ecc.), onde impedirne lo stazionamento”.

I diversi fattori che hanno portato a questa nuova ordinanza – “La necessità di attivare misure finalizzate a favorire l’allontanamento e il contenimento della popolazione di colombi o piccioni in ambito urbano ridefinendo le zone in cui è vietata la loro alimentazione ed indicando misure idonee per impedire la nidificazione o la sosta in edifici” nasce da diversi fattori.

In primo luogo c’è la presa d’atto, sia dall’ufficio Ambiente del Comune sia dalle segnalazioni di cittadini, “che la presenza di piccioni allo stato libero sul territorio comunale in ambito urbano, ha generato l’insorgere di problematiche di carattere igienico-sanitarie, con conseguenti disagi connessi sia all’accumulo del guano maleodorante, sia alla preoccupazione per il rischio potenziale di malattie infettive e parassitarie veicolate da volatili” recita l’ordinanza. In secondo luogo, viene dato atto che gli interventi attuati da anni dal Comune per il contenimento della popolazione dei piccioni con metodi ecologici (in attuazione delle previsti dal piano quinquennale di controllo di cui alla L. 157/1992 elaborato dalla Regione) presenta un’efficacia “comunque limitata oltre che controversa”. Infine, l’ordinanza considera altri tre fattori. In primo luogo chel’eccessiva presenza di volatili, pregiudizievole non solo delle condizioni igienico sanitarie ma anche del decoro pubblico, è determinata, tra l’altro, dalla somministrazione di cibo ai piccioni ed altri volatili selvatici per dispersione e/o abbandono nell’ambito urbano”. Poi, che “sono numerose le segnalazioni circa gli effetti di deterioramento del suolo e degli edifici, degrado delle strutture e scadimento delle condizioni igieniche dell’abitato determinati dal guano”. Infine che “l’abitudine dei piccioni ad occupare soffitte, solai, sottotetti, specialmente di edifici disabitati, favorisce la nidificazione in ambito urbano con aggravio delle condizioni igieniche”. L’attuale ordinanza sostituisce quella precedente in materia (ordinanza sindacale n. 547 del 7/6/2001 prot. gen. n. 28318), prevedendo che anche l’attuale ordinanza “potrà essere revocata/o rimodulata in funzione dei risultati conseguiti a contenimento della popolazione dei piccioni in ambito urbano”.

I contravventori saranno puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro (con le procedure di cui alla L. 689/81, ai sensi dell’art. 22-bis del vigente Regolamento Comunale di Igiene).