La ricorrenza di San Valentino incarna bene la festa di tante persone innamorate, dalla prima “cotta” dei ragazzini alle passioni adolescenziali ed è l’unica veramente “alla pari” coi loro genitori; per tante coppie più passano gli anni più tale ricorrenza rischia di finire nel dimenticatoio, ma non perché gli innamorati, quelli veri.

E’ l’unica giornata gioiosa e scaccia pensieri delle infinite “giornate a tema” che ci perseguitano ogni mese, a parte le commemorazioni in grado di suscitare in noi emozioni vere che ci “arricchiscono”, quali il “Giorno della Memoria” o dell’Infanzia, della Terza Età o dell’Ambiente, il resto sono effimere e prive di significato.

Festeggiando San Valentino a volte commettiamo però qualche errore, approfittare cioè della “night fever” del 14 per dar un colpo di spugna alle magagne sentimentali; battaglia persa che già si paga all’alba del giorno 15, come a ricordare che il primo biglietto di “auguri” della festa dell’amore romantico risale al medioevo e lo scrisse un Orlèans, rinchiuso nella Torre di Londra, a sua moglie proprio dopo una battaglia persa nel 1.415.

San Valentino non beatificherà di certo i colpi di spugna né tutte le persone che usciranno a cena al lume di candela mano nella mano promettendosi amore eterno, però questa ricorrenza piace, soprattutto perché ricorda, anche a quelle più “smemorate” , che non è mai troppo l’affetto e l’amore che si deve dimostrare al partner perchè anche solo un banale pensiero, in questa data, può render felice l’altra metà.

La festa degli innamorati ci ricorda proprio questo, non certo i colpi di spugna, ma che intimità e amore col passare degli anni si trasformano, ma mai devono venir meno; si è felici solo quando una persona è sicura del partner ed ha la certezza di trovarci sempre un alleato fedele e pronto a lottare al suo fianco contro gli ostacoli della vita, ed è un peccato che col tempo non sempre si conservino certe “attenzioni”, come la premura ed il rispetto che si avevano nei primi momenti dell’amore o, quando ci si faceva “la corte”, batteva forte il cuore.

(Giuseppe Vassura)