Come avevamo anticipato alcuni giorni fa sulle pagine di questo giornale, l’autonomia “impositiva/finanziaria” di alcune regioni del nord (Veneto, Lombardia e, in parte Emilia-Romagna) solleva non poche perplessità e dubbi, fino al punto di ricevere lo “stop” da parte del M5S all’insegna del “non facciamo cittadini di serie A e cittadini di serie B”. Il dislivello di “credito fiscale” esistente tra regione e regione risulta essere tanto accentuato da creare non pochi problemi e non solo di carattere politico,ma anche amministrativo.

Infatti, se il contributo di alcune regioni del nord alla fiscalità generale dovesse diminuire in maniera sostanziosa (trattenendone una parte in ambito regionale), il fabbisogno di finanziamento da parte dello Stato ad alcune regioni del sud si dovrebbe ridurre al punto da rendere critiche alcune situazioni. Va da sé che le due regioni in qualche modo promotrici del principio “le tasse raccolte in regioni restino sul luogo (Veneto e Lombardia)” a guida leghista” altro non applicano se non il principio della Lega che indica il Sud quale fonte di spreco e dissesto finanziario per non dire di peggio.

Così, ancora una volta, appena preso in mano una calcolatrice funzionante e dato ascolto ai tecnici del Tesoro, il M5S si vede costretto ad una marcia indietro che, inevitabilmente, vedrà furioso il partner di governo Salvini, il quale verrà a trovarsi in una posizione non facile difronte al compagno di partito Zaia, presidente della Regione Veneto, serbatoio non indifferente di voto alla Lega.

D’altra parte, la “solidarietà fiscale” è chiaramente presente nella nostra Costituzione che, saggiamente, prevede la possibile creazione di diversità contributiva che deve essere bilanciata da diversità distributiva/compensativa da parte dello Stato.

Al momento, il tutto si fermato a livello di Consiglio dei Ministri, ma i numeri sono numeri e le diversità/differenze talmente esorbitanti da rendere presso che impossibile un punto di incontro tra le due posizioni.

Continueremo a seguire l’argomento nella sua evoluzione ministeriale e/o parlamentare.

(Mauro Magnani)