Le posizioni dei sindaci del Movimento 5 stelle nelle città grandi e medie sono diverse in relazione al Sì o al No del voto del 18 febbraio degli iscritti alla piattaforma Rousseau sull’autorizzazione o meno a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per il caso della nave Diciotti. Insomma, gli attivi devono schierarsi affinché Salvini possa essere processato o meno dai giudici come avverrebbe per un cittadino normale o se abbia agito, in comune con gli altri vertici del governo come il premier Giuseppe Conte e l’altro vicepremier Luigi Di Maio, nell’interesse primario dell’Italia. Se si vota Sì all’interesse primario dell’Italia, si vota per il No al processo a Salvini, se si vota No si è favorevoli a lasciarlo processare.

I sindaci di Torino Chiara Appendino e di Livorno Filippo Nogarin sono favorevoli a un processo (che ovviamente non significa una condanna, ndr). “Non entro nel merito della questione, ma ritengo corretto che a esprimersi siano i giudici, nei diversi gradi di giudizio – scrive l’Appendino -. Il nostro ordinamento prevede che il luogo corretto per difendersi dalle accuse e far valere le proprie ragioni siano le aule del tribunale e credo che questo debba valere per tutti”.
Per Nogarin “negare l’autorizzazione a procedere nei confronti di un ministro significa rendere insindacabile il suo operato e questo rende, di fatto, questo ministro più uguale degli altri. Se il ministro Salvini è certo della coerenza e della correttezza del suo operato, non avrà problemi a dimostrarlo davanti ai giudici”.

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha un giudizio leggermente più sfumato: “Io non dico agli altri che cosa debbano fare. Posso dire però che io un processo l’ho affrontato a testa alta e sono stata assolta, Le responsabilità, anche quelle politiche, devono restare personali, comunque piena fiducia a Di Maio”.

Invece la sindaca di Imola Manuela Sangiorgi sembra considerare temi più concreti e a suo giudizio più  importanti rispetto al caso della Diciotti. “Mi si chiede se il Governo, nelle persone dei ministri Di Maio, Salvini, Toninelli e del presidente del Consiglio Conte, abbia agito nell’interesse del Paese. Se si ritiene che non abbiano agito nell’interesse dell’Italia, e lo si certifica attraverso una votazione, la conseguenza logica è inevitabilmente quella di mandarli a casa a prescindere dal giudizio dei tre giudici. Ecco perché, al quesito “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari Paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?” voto Sì in quanto non voto contro al governo giallo-verde. Desidero che si vada avanti nel cambiare l’Italia come sto tentando di portare il cambiamento a Imola”.

Un plauso alla Sangiorgi arriva subito dal capogruppo civico di centrodestra della lista “Patto per Imola” Giuseppe Palazzolo: “Dopo le dichiarazioni pubbliche rilasciate dai sindaci di Roma, Torino e Livorno, ritengo che fosse altrettanto importante ascoltare l’opinione di Manuela Sangiorgi (il quarto Comune più importante governato del M5S). Anch’io penso che il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari Paesi europei, sia avvenuto per la tutela di un interesse di Stato. Non a  caso le indagini sono state divise in due filoni: il primo riguardante i primi cinque giorni della crisi al largo di Lampedusa e affidato alla Procura di Palermo, il secondo alla Procura di Catania, riguardante i fatti avvenuti nel porto di Catania. In entrambi i casi, i giudici hanno chiesto l’archiviazione”.

Il voto degli iscritti alla piattaforma Rousseau in tutta Italia è in corso fino alla notte del 18 febbraio