Occhi che vedono non ce n’è più (Seferis)

Non suda.
Lo osservo da mesi, ogni giorno, a tutte le ore.
Non posso evitarlo.
In principio rifiutavano di andare in televisione.
L’astinenza deve avergli pesato molto.
E poi solo gli stupidi non cambiano idea.

È come la storia dello streaming, la nuova democrazia cui ha creduto solo Bersani.
Adesso sono sempre lì, ininvitati ospiti delle nostre case.
Un vice parla, l’altro replica, “Dibba” insorge, Conte media, e sei già ai titoli di coda.

Dicono che l’opposizione non si fa sentire, certo é che non la fanno vedere.
C’era un Osservatorio a Pavia, registrava le presenze sullo schermo, per tenere un certo equilibrio, che conta ancora, date retta, anche se c’è internet.
Con la “rivoluzione” è saltata ogni regola.
L’occupazione del potere c’è sempre stata ma oggi non ha ritegno.

Savona alla Consob è uno scandalo, l’attacco a Bankitalia un’intimidazione, la spartizione del Consiglio superiore della Sanità, dell’Inps, dell’Anas, di Ferrovie, uno schifo, l’assunzione senza concorso di migliaia di navigators clientela pura.
Un bottino di guerra.
Guai ai vinti.
Decenza e legalità di pesano in voti.

La salvezza, se ci sarà, non verrà da un ravvedimento operoso del sistema informativo, che ha in gran parte rinunciato a esprimere un autonomo punto di vista su quel che accade ma, paradossalmente, dagli stessi politici oggetto di attenzioni morbose e di compiacenze comunicative.

Ai quali il successo dà immancabilmente alla testa, spingendoli, se non hanno freni inibitori ben revisionati, che non sembra il nostro caso, a pervadere le nostre esistenze, a imporci la loro soffocante presenza, fino a stufarci.
Visti da vicino, via via che il trucco si scioglie sotto il calore dei riflettori, quel che si vede è molto meno attraente di ciò che si immagina.
Forse é anche per questo che il M1S, che una ne fa e cento ne pensa, credo per via di quel dono profetico dei Casaleggio, hanno scelto come capo politico uno che non suda mai.
Deve essere un fatto genetico.

Dice che lavora venti ore al giorno ( solo Stalin e Berlusconi dormivano meno) e arriva davanti alle telecamere fresco come una rosa.
Non una stilla di liquido gli inumidisce “la fronte inutilmente spaziosa” ( l’immagine è di Mario Melloni, in arte Fortebraccio, ma è troppo bella per non riproporla, sembra fatta su misura).
Rompe i rapporti con la Francia e sembra contento.
Commenta la recessione economica e non fa una piega, come se dietro quei numeri, quello spread che sale, non ci fossero posti di lavoro in pericolo, vite minacciate, altra povertà da rincorrere vanamente, come Achille la tartaruga.
Fa la contabilità dei morti in mare, ignora quella dei morti sul lavoro, dimentica le periferie, condona gli evasori, sorvola sul calo delle entrate fiscali e non arrossisce.
Che mangi un cioccolatino Pernigotti o scordi le promesse fatte agli operai che ha sedotto e abbandonato, mentre agita il pugno dal balcone o mentre va in pizzeria non cambia espressione.
Un sorriso d’ordinanza che solo le contrarietà piegano in una piccola smorfia di disappunto.
Come Clint Eastwood nel film di Leone, con e senza sigaro.

Pertini, Ciampi, Berlinguer, Zaccagnini, La Malfa.
Reggere i destini di una comunità ha in se qualcosa di grande e di tragico.
Che si vede, si sente.
Che qui cercheresti invano.
Mai nelle parole di questa gente, sui volti, avverti il peso della responsabilità, il dubbio della scelta, il tormento della decisione.
Se solo avessero l’onestà di riconoscere le enormi difficoltà di governare questo mondo, se avessero il coraggio di dire alla gente la verità…
Un giorno come gli altri il Ministro DiMaio si sveglia e decide che il collegamento fra Roma e Pescara viene prima della Tav.

Io credo di essere l’unico italiano che non è in grado di dire se la linea merci ad alta velocità fra Lione e Torrino pensata vent’anni fa per collegare l’Europa conservi per noi l’importanza strategica che certamente aveva o sia un buco nero che inghiotte le energie finanziarie residue.
Non so nemmeno se c’è ancora l’Europa o solo un grottesco groviglio di muri materiali e mentali, tirati su per celebrare la stupidità umana.
E se la rottura con la Francia non sia, in fondo, un modo per ribadire, anche in questa delicata materia, “prima gli italiani”.

Quel che so è che un’opera di natura strategica non di valuta col bilancino statico dei costi e dei benefici, perché i flussi di traffico si modificano seguendo l’evoluzione dei fattori che li determinano, e si attraggono anche, se hai le infrastrutture predisposte per farlo e le politiche giuste.

Ha scritto Einstein che il punto di vista dell’osservatore influenza la percezione del fenomeno.
Con quali occhi guardiamo a queste opere?
Un’Europa integrata e un’Europa sovranista, delle frontiere aperte o delle frontiere chiuse, già richiamano prospettive, progettualità e flussi commerciali differenti.
Sapere cosa siamo e cosa vogliamo diventare sarebbe di enorme utilità.
Nelle certezza che troveranno il modo di decidere per il peggio, c’è solo da sperare che una questione di questa natura non venga rimessa a un referendum che conteggia i voti e non le ragioni.

Quella tra grandi e piccole opere è una contrapposizione insensata.
La priorità non è dimensionale ma tematica.
La scelta non è fra grande e piccolo ma fra giusto e sbagliato.
Comporta una valutazione d’insieme, contempla le categorie dell’adeguatezza e dell’integrazione.
Ci sono grandi opere indispensabili e grandi opere sballate.
Del pari ci sono un’infinità di piccole opere inutili, sbagliate, clientelari.
Fiere, porti, ospedali anche, e strade, tante strade.
Opere a volte incompiute, altre inutilizzate, costruite spesso perché “se ce l’hanno loro le vogliamo anche noi”.
Che rinviano a responsabilità diffuse, di politici e cittadini.
È così che abbiamo cementificato il territorio.
Per poi pianger sul suo dissesto.

I modi per trovare una sintesi intelligente ci sono.
Questo devono fare Istituzioni rispettose del mandato Costituzionale.
Il resto è polvere, ma non di stelle.

Dire che la distanza fra Roma e Pescara è di 120 km quando sono più di 200 e che per percorrerli in treno occorrono 6 ore invece delle 3 che servono, come svela un esilarante servizio di Propaganda live, non è serio.
Questo, on. DiMaio, non è popolo contro élite ma falsità contro verità, inganno contro rispetto, indecenza contro onestà.
L’ignoranza non basta a spiegare.

Ultima ora.
Trovata l’intesa sulla TAV.
Il tunnel si farà a metà.
Coi risparmi si costruirà una mezza metropolitana a Torino.

(Guido Tampieri)