Nel bailame quasi assordante che ci avvolge in questi primi mesi del nuovo anno, un asfissiante rumore sollevato tipicamente da chi deficita di argomenti validi per la discussione (escudo a priori l’approfondimento …), ho privilegiato un argomento fresco fresco che ben si presta a farci riflettere sulla pochezza della nostra situazione. L’argomento in questione si presta egregiamente a farci soppesare la possibilità, quasi sempre presente, di poter osservare lo stesso identico problema da due diversi punti di vista, fin troppo spesso diametralmente opposti.

E’ sulle prime pagine di tutti i quotidiani stampati e nelle principali emittenti televisive: gli arresti domiciliari dei genitori dell’ex premier Matteo Renzi. A quanto ci è dato sapere, si tratta, per l’accusa, di illeciti amministrativi/finanziari, irregolarità contabili, appropriazione indebita, fatture false o gonfiate, ecc. ecc… Al momento poco ci interessa se le accuse verranno provate e se gli illeciti porteranno effettivamente ad una sentenza di colpevolezza: occupiamoci del contorno che, come spesso accade, appare assai nutrito.

Cominciamo dal riprovevole gesto di un senatore del M5S che, a braccia alzate, incrociando le mani, mima “le manette” accompagnando il tutto con un ampio sorriso sul viso. A parte la bassezza del gesto per un Parlamentare della Repubblica, occorrerebbe rammentare all’Eletto, ma dovrebbe essere superfluo, che ogniqualvolta un cittadino viene sorpreso con le mani nella marmellata non sua, si ravvisa una sconfitta per tutti noi, per la convivenza civile e democratica, per il rispetto d’obbligo verso noi stessi e chi ci circonda: una società civile che si rispetti dovrebbe vedere persone soddisfatte della propria condizione e l’assenza, dentro di noi, di invidia, livore, odio, rancore per quanto e quanti ci circondano. Purtroppo ci troviamo a vivere in una società che vede notturni “pittori” che si dilettano ad imbrattare tombe di defunti con simboli degni unicamente di vergogna e desiderio di oblio. Forse scrivo al vento.

Guardiamo ora lo stesso argomento dal punto di vista di uno dei diretti interessati. il Renzi più giovane, l’ex Primo Ministro: una levata di scudi già vista in altre occasioni, sdegno a fiumi e petti rigonfi come non mai, del tipo mi spezzo ma non mi piego e riassicurazione circa l’indirizzo a persona sbagliata. Immancabile poi il grido al complotto: si continua a sollevare polvere infame allo scopo di coprire le ombre fin troppo spesse dei diretti avversari, gli infami che gli hanno sottratto l’osso, quelli che ora hanno ben imparato la lezione del “come si fa” di grata memoria. Così, in prima la pagina appare l’immagine della vittima, dell’incongruità della pena inflitta che avvolge il colpito quasi a guisa di aureola e che aureola: si colpisce il giusto a suono di tamburi e trombe allo scopo di coprire la magagna che su fronti ben diversi si sta compiendo. Bene, bravo, bis. Dèjà vu. Grazie.

Il colpito così ingiustamente da tanta infamia ci permette tuttavia di osservare, come preannunciato, la stessa cosa da altra parte: non sarà, per puro caso, che l’importante effetto mediatico sia destinato ad addurre attenzione diretta ed indiretta al Renzi in un momento del tutto particolare? La vicinanza delle primarie del “suo” partito sono molto vicine e sembra che le cose non gli stiano andando troppo bene, almeno stando ai risultati ottenuti tra gli iscritti del Pd: il “nuovo” Zingaretti supera la metà dei votanti e il suo fedelissimo appare in affanno. Niente di meglio, quindi, che una triste casacca del colpito, del giudicato in anteprima, del colpito negli affetti, del dileggio finalizzato alla gogna. Se poi, udite udite, l’ingiuria lo colpisce negli affetti più cari siamo al top.

Comunque e come sempre, sono perfettamente cosciente che, come più volte è stato scritto, tra tutte le verità fin qui espresse ne esiste una che si avvicina per davvero alla verità vera che tuttavia non ci appartiene. Così è la vita.

(Mauro Magnani)