Roma. I tanto attesi 780 euro (massimi) stanno per diventare realtà. Dal prossimo 6 marzo i disoccupati in difficoltà finanziaria o gli occupati con salari molto bassi potranno presentare le domande per ottenere il Reddito di cittadinanza ai Caf e alle Poste. Per chi, sempre in situazione di ristrettezza economica ha un’età pari o sopra i 67 anni, la misura prende il nome di Pensione di cittadinanza.

La domanda, già disponibile, si può presentare anche on line sul sito dell’ Inps o su www.redditodicittadinanza.gov.it solo dopo avere attivato lo Spid (Sistema pubblico di identità digitale) su un altro sito: www.spid.gov.it. Per attestare la situazione di basso reddito e patrimonio, prima di fare la domanda occorrerà aver presentato (presso i Caf o sul sito Inps) l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente).

C’è tempo fino al 31 marzo per richiedere il contributo che, dopo la risposta positiva dell’Inps tra il 26 e il 30 aprile, sarà distribuito da maggio. Fino al 30 aprile per avere risposta a maggio e così via. Verrà erogato, a chi ne ha diritto, tramite la Carta del Reddito di cittadinanza da ritirare presso l’ufficio postale indicato dall’Inps tramite sms o email. Il passo successivo, in base ai requisiti, sarà la convocazione presso i Centri per l’impiego per sottoscrivere un Patto per il Lavoro, o dai Comuni per sottoscrivere un Patto per l’inclusione sociale.

A Imola tra i potenziali beneficiari ci potranno essere gli stessi iscritti al Centro per l’impiego. Nel 2017 gli iscritti residenti a Imola erano 1874 (816 uomini e 1058 donne) in tutto il circondario circa 3500 persone. Secondo la Cgil Imola, con la diminuzione dei contratti a tempo indeterminato (nel 2017 solo l’8% dei lavoratori a Imola li ha sottoscritti, su un totale di 13.936 contratti stipulati) i più precari sono i giovani e con un alto livello di studi. Per loro la media è circa 5 mesi a testa all’anno di lavoro. E questo indubbiamente comporta grandi difficoltà a pensare una vita futura.

Rispetto agli iscritti al Centro per l’impiego, viceversa, le offerte di lavoro gestite e presenti on line, relative però a tutta la provincia di Bologna, sono attualmente solo 79. A queste si aggiungono le aste per il pubblico impiego (qualche decina di posti) e una sezione dedicata ai disabili. Anche se la maggior parte delle ricerche di lavoratori non passa dagli uffici collocamento, risulta comunque un grande divario di valori e la conseguente difficoltà per fare incontrare domanda e offerta.

In relazione al navigator, la figura professionale, assunta per due anni con prospettiva di stabilizzazione, che dovrà aiutare i beneficiari del reddito nella ricerca del lavoro, pare che attualmente le Regioni non si stiano muovendo per selezionarli. Si moltiplicano invece le offerte di corsi (spesso truffaldine e a pagamento) per offrire una corsia preferenziale di reclutamento.

Si segnala invece a tal proposito un corso on line gratuito “Teoria e pratica dei servizi al lavoro – #Navigator2019” messo in piedi da ADAPT (associazione senza fini di lucro che si occupa di diritto del lavoro e relazioni industriali fondata da Marco Biagi), pensato per aspiranti navigator.

L’agenzia regionale per il lavoro, a cui fanno capo i vari centri per l’impiego, per ora ha nel suo portale internet solo un link al sito del governo sul reddito di cittadinanza. La notizia è relegata al 3° posto tra quelle in primo piano. Nessun’altra informazione. Si dà invece risalto alla nuova legge sui tirocini dell’Emilia Romagna, una delle tante misure ammesse ora: il tirocinio extracurricolare (quello gestito dalle regioni) si colloca come iniziale approccio al lavoro prima del contratto di apprendistato, quello a tempo determinato, il contratto di somministrazione, il part time, la prestazione occasionale, il contratto a chiamata e il fantomatico contratto a tutele crescenti, l’unico a tempo indeterminato. In realtà non è neanche un rapporto di lavoro ma “una modalità formativa per avere conoscenza diretta del mondo del lavoro”. Le nuove misure sul tirocinio che entreranno in vigore da luglio, prevedono una serie di paletti, divieti, controlli preventivi e sanzioni e non si può non pensare che tali limitazioni indicano già la possibile elusione del progetto. Proprio per questo tale modalità rischia di fare perdere tempo e opportunità a chi è in cerca di occupazione, in quanto il datore di lavoro, definito “soggetto ospitante”, non ha nessun obbligo di assunzione nei confronti dello stagista e se visto in quest’ottica elusiva, si potrebbe in ipotesi pure configurare il fenomeno dello sfruttamento: indennità di 450 euro mensili, senza versamento di contributi (e questo preclude la pensione futura), senza maturazione di permessi e ferie, per sei mesi, full time.

Forse il reddito di cittadinanza dà qualche possibilità in più!

(Caterina Grazioli)