Una risata vi seppellirà (Slogan anarchico)

Difficile dar torto a Grillo quando sostiene che quelli del PD sono noiosi e privi di ironia.
Se Letta fosse spiritoso, ricevendo l’affettuoso tweet di Renzi ne avrebbe apprezzato l’humor sorridendo sulla caducità delle fortune umane.
Poteva ricambiarlo con un benaugurante “chi la fa la aspetti”, invece di ritirarsi in sdegnato esilio a Parigi.
Da dove non si vedono nemmeno le rive dell’Arno, su cui galleggiano le spoglie politiche del suo nemico.
Morto suicida suo malgrado.

Se d’altro canto i suoi (e miei) ex compagni (spero di non offendere nessuno chiamandoli così) fossero un po’ più brillanti proverebbero a rileggere il passato con gli occhi del futuro anziché leggere il futuro con gli occhi di un passato recente di cui sembrano prigionieri.
Contesi fra l’esaltazione di una non memorabile esperienza di governo e i sensi di colpa che solo la sinistra sa infliggersi.
Sospesi in un limbo identitario dove avvizziscono i valori, ansimano i pensieri e muoiono le parole.
Nella mente restano vive quelle fuori onda dell’on. Richetti, tragica testimonianza di un decadimento che non è solo né primariamente politico.

Come vi si distingue se l’opportunismo diventa la cifra universale della politica?
Cosa deve fare una persona normale, che ha in odio questo Governo degli inganni, che non sceglie di andare a vivere in Portogallo e vorrebbe recarsi a votare, una sinistra di governo magari, ma non più gente mediocre acquartierata nelle stanze della politica, da cui allontana le energie migliori?
Che la potrebbero rivitalizzare con idee nuove e sentimenti generosi, come quelli delle ragazze e dei ragazzi che in questi giorni ci regalano la speranza di un futuro migliore lottando contro la più terribile delle minacce.
Che non sono i giudici di Firenze, il quorum del 51% alle primarie o la “listona” di Calenda, bensì il cambiamento climatico e le altre piaghe del mondo.
Contro cui Giachetti non ha fatto scioperi della fame, Zingaretti non ha fatto coalizioni, Martina non ha fatto.
Quasi nessuno fa.
Come vi si distingue se non fate nulla per distinguervi, se perfino le parole diventano uguali?

Possibile che per criticare i grillini si debba per forza parodiare la loro stucchevole e ormai inespressiva litania: onestà onestà.
Che si debba premettere ad ogni discorso “io non sono buonista”, accreditando così una parola ripugnante creata ad arte per colpevolizzare una disposizione d’animo generosa, per invertire i ruoli in commedia.
Ci sono centinaia di parole con cui esprimere in modo originale la ripugnanza per un costume politico ipocrita capace, come nel caso Diciotti, di storpiare il significato delle espressioni più nobili.
È di lì che tutto ricomincia.

È così, come scrive Luciano Anceschi, che “nel nulla apparente la testa rinasce”.
Non si possono pensare pensieri nuovi se mancano le parole per esprimerli.
Alcune le abbiamo dimenticate, altre si sono logorate in un tempo inconcludente e vanno rianimate, altre ancora bisognerà inventarle.
La scena politica è occupata dalle mistificanti parole degli altri, loro è la lingua che la gente parla e mostra di capire.
Riprendersi l’autonomia espressiva, riscrivere un vocabolario che rispecchi i valori e i sentimenti più autentici della sinistra è la prima condizione per riseminare il terreno inaridito dei rapporti sociali e riconquistare l’egemonia culturale perduta.

Che i grillini, come gli adepti di tutte le sette, dai Thugs a Scientology, coltivano il senso dell’ironia lo capisci subito.
Basta sentire DiBattista, Lombardi, Taverna e via sottilizzando.
Basta pensare a come questi paladini della democrazia diretta si allineano senza fiatare ad ogni decisione direttamente presa da Casaleggio, Grillo e, ma solo il sabato, altri due amici al bar.
Basta vedere come rinnegano, uno dopo l’altro, tutti i miti fasulli con cui hanno preso in giro la gente, quella che li ha votati per prima.
Ma che fossero tanto ironici come hanno dimostrato di essere nell’affaire Salvini, forse non lo sapevano nemmeno loro.
Passi per gli spassosi richiami alla libertà di coscienza, di cui nella loro storia politica non c’è traccia, al punto che lamentano la mancanza di un vincolo di mandato Costituzionale che la cancelli.

Prevedibile, in fondo, era anche la scena madre dell’appello ai guardiani della rivoluzione, chiamati a confermare la purezza della scelta anche senza aver studiato le carte.
Ma far finta di credere che il ministro degli interni, “quel” ministro degli interni, segregando dei poveri disgraziati a bordo di una nave abbia ubbidito al “superiore interesse dello Stato” è, direbbe Nietzsche, al di là del bene e del male.
Era più verosimile, lo dico come tardivo attestato ai parlamentari di FI, che Ruby fosse davvero la nipote, illegittima magari, di Mubarak.

Solo chi non capisce il valore che ha per un uomo la libera disponibilità di se stesso può scrollare le spalle davanti alla sua ancorché temporanea privazione.
Se sono arrivati a tanto non è per salvare Salvini, né per uno scambio di favori, che mercanteggiano a fari spenti.
I ragazzi hanno votato per sé stessi, per restare al potere, che gli piace proprio tanto ( individualmente) e che vogliono ( collettivamente) per portare avanti “la missione” di salvarci.
Brutta storia questa: quando credi che il fine giustifichi i mezzi finisce sempre che ci va di mezzo la libertà.
Ma la biscia è infida e talvolta si rivolta.

Accade così che, nel giorno in cui Salvini esce dal parlamento candido come una colomba, a finire sotto processo politico siano i grillini.
Che si rivalgono carognescamente su due settantenni accusati di reati comuni.
Se si dice “la magistratura faccia il suo corso” , poi bisognerebbe fermarsi lì.
Tutti.
Vuoi per prudenza vuoi per decenza.

Se il M1S si sgretola non c’è da turbarsi.
Non diventeremo per questo tutti violenti nè tutti leghisti.
Si è ingenerata una convinzione sbagliata.
I grillini non sono un argine al peggio, rischiano di esserne il viatico.
Sta già accadendo.

Se vogliamo che le cose migliorino molto deve cambiare negli equilibri politici e dentro i partiti.
Anche nella sinistra di questi anni.
Anche nel PD di questi giorni.

Non c’è solo l’Italia di Salvini.
Nè un popolo smanioso di consegnare i suoi figli alla Casaleggio & C.
C’è un’altra Italia.
Diamole voce.

(Guido Tampieri)

Ps. Ma se i grillini non sono né di destra né di sinistra, come mai attaccano sempre e solo la sinistra?
Quella di Bersani, quella di Renzi, quella di Boldrini.
Quella di tutto il mondo.