L’Otto marzo, festa della donna, è ricorrenza di emancipazione tutta al femminile che da “proposta” di nicchia è diventata nei secoli sinonimo di diritto sostenuto anche da uomini a lottare e manifestare per la stessa giusta causa, ma dalle ”suffraggette” britanniche del 1869 alle donne “tacco 12” del nuovo millennio che festeggiano a mimosa & champagne è stata evoluzione o involuzione?

Le lotte per il cambiamento della società vide sugli scudi le donne di Regno Unito e Francia con quest’ultime, fin dall’inizio della Rivoluzione francese nel 1789, a manifestare con coraggio le prime rivendicazioni ai danni di Robespierre che però non si fece scrupolo, cancellò “quote rosa” e privilegi ghigliottinando senza pietà.

E’ invece dai primi anni del novecento che gli Usa hanno lanciato questa celebrazione “Whoman’s Day” ricordando (a modo loro) violenze e discriminazioni da esse subite nel tempo in tutto il mondo, l’Europa di allora, soprattutto Svizzera, Germania, Austria e Danimarca e solo successivamente il ordine sparso Russia e Francia, si “accodarono” unendosi all’evento celebrativo yankee “benedicendo” di buon grado le rivendicazioni sindacali e politiche (diritto al voto) tutte rivolte al femminile, appena in tempo prima dello scoppio della prima guerra mondiale, avvenuto nel luglio del 1914, che pose termine drammaticamente a tutto.

In Italia i primi gruppi al femminile furono di matrice borghese seguiti poi da cattolici e socialisti ma chissà che avrebbero commentato di “manifestazioni” come quella di Miss Italia, sfiancante catalogo di ragazzotte in costume da bagno, anacronismo sessista di queste fanciulle in fiore, fabbrica di illusioni di trepidanti mamme; quel che non si è mai capito è perché Mirigliani padre, poi causa l’età ora la figlia, abbiano per forza dovuto raccontarne negli anni di queste ragazze, svelando aneddoti e particolari caratteriali fino allo sfinimento, esibirne gli slogan (nè mute, né nude) e di ciò farne uno show.

E’ forse oggi solo pseudo femminismo quello di queste femmine fascinose coi fisici scolpiti, la piega sempre in ordine e perennemente in “tacco 12”, che piace al marketing ma nulla a che vedere con quello vero dell’800 che ha portato il gentil sesso a rivendicare diritti negati, le “suffraggette” non erano graziose e patinate bensì arrabbiate, ribelli e provocatorie.

Sarebbero molti i campi che dovrebbero essere “rifondati” per l’otto marzo, il lavoro per esempio dove regna la regola del successo con poca famiglia, poca casa e niente figli pena il declassamento e l’allontanamento oppure nel campo dei media dove spopola l’esaltazione della donna seduttrice dello spot Tv, però non quella di cervello che affascina a parole e idee ma invece quella nuda e disponibile a cui oramai siamo assuefatti come fosse normale che le donne vengano, in linea generale, rappresentate così.

Una maldestra “emancipazione” ci ha portato ad esempi nemmeno tanto rari di madri che si mescolano con le figlie, in modo così da tenerle d’occhio, col rischio di diventare ingombranti per bellezza e fascino o alcune addirittura che si iscrivono all’università assieme alla prole con l’idea semmai di continuare a crescere insieme, ma se è vero che sento tante mamme dire di essere le migliori amiche dei propri figli, non sento mai il contrario.

Da qualche anno nel Whoman’s day c’è stato poco da festeggiare anche perché il consumismo, che pure si è impadronito di qualsiasi altra ricorrenza, festa della mamma, del papà, San Valentino, Natale, Pasqua ed Epifania, sembra essersene dimenticato… probabilmente perché è troppo poco seducente “sponsorizzare” serate per sole donne seduttrici che esaltano i maschi in vetrina.

(Giuseppe Vassura)