Questa mattina, 9 marzo, è stata inaugurata, sotto il portico del Centro cittadino (lato via Emilia), presente l’Assessora Resta, la targa dedicata alle 21 donne che fecero parte dell’Assemblea Costituente che scrisse la Costituzione Italiana. Solo 21 di 556 deputati che ne facevano parte: 9 della Democrazia Cristiana, 9 del Partito Comunista, 2 del Partito Socialista e 1 dell’ Uomo Qualunque. Fra loro Nilde Iotti, la prima donna Presidente della Camera e Lina Merlin, nota per l’omonima legge con la quale si chiusero le Case di meretricio (o di tolleranza) e su cui proprio in questi giorni si torna a discutere. La più giovane, ventiquatrenne, era Teresa Mattei, scomparsa qualche anno fa e che fu a Imola come Presidente dell’Associazione contro l’abuso dell’ingaggio dei bambini in pubblicità.

L’inaugurazione della targa è l’atto finale, ma non ultimo, del percorso svolto dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Imola nello scorso mandato al termine del quale furono assegnati altri venti toponomi femminili ad altrettante aree verdi della città. Nomi di donne che si sono distinte, a livello locale e nazionale, per il contributo dato al progresso sociale, economico, culturale e politico. Per questo vanno ringraziati oltre alle donne che hanno fatto parte della Commissione, gli allora Assessori Tronconi (toponomastica) e Marchetti (Pari Opportunità) che hanno attivamente sostenuto l’iniziativa.

Un momento dell’inaugurazione

Le donne votarono per la prima volta in Italia il 2 giugno 1946 al referendum che chiamava il popolo italiano a scegliere fra Repubblica e Monarchia. Il 25 giugno dello stesso anno si riunì in prima seduta l’Assemblea Costituente per elaborare la Carta fondamentale repubblicana attualmente in vigore.

Poche, ma determinate e attive nell’affermare i principi che avrebbero dovuto riconoscere piena dignità alle donne nella nuova fase storica che stava nascendo. E’ grazie a loro se nella Costituzione sono comparse parole come donna, infanzia, famiglia, gioventù, salute. Parole umane, proprie di quell’ ambito definito “lavoro di cura” di cui le donne da sempre si occupano fornendo gratuitamente un servizio indispensabile alla società. Per includere l’ altra metà del cielo occorreva il linguaggio che la rappresenta e che le consente di essere legittimamente visibile e riconosciuta. Una premessa fondamentale verso un futuro di emancipazione e di affermazione di pari diritti. Furono proprio le deputate e in specie la Merlin che all’art. 3  co.1 a proposito della pari dignità sociale e dell’uguaglianza di fronte alla legge dei cittadini, vollero la locuzione “senza distinzione di sesso”. Non si perse tempo per tradurre in legge le idee che erano già maturate e condivise da molte donne nei decenni prima della guerra di Liberazione, in particolare coi Gruppi di Difesa della Donna.  A loro si deve molto, in primis una visione della vita che mette al centro il valore delle persone, la cura, la prospettiva di benessere per tutti.

L’applicazione della targa che rende loro omaggio non è una semplice formalità, né una mera celebrazione, ma la testimonianza di un patrimonio collettivo che dà senso a quello che siamo. Anche a questo servono i toponimi e le tracce simboliche che danno fisionomia agli spazi pubblici, perché sono le radici dell’identità comune.

(virna gioiellieri)