Trento. Scandalo in Trentino. Anzi, se vogliamo, due scandali in Trentino: uno rivoluzionario, uno conservatore. Ognuno scelga di appoggiare quello che preferisce.

Riassumendo. Sabato 2 marzo 2019. Don Marcello Farina (prete, filosofo, teologo, cultore della cooperazione, anima critica e profetica, ci si conceda questo termine, della Chiesa trentina) durante l’omelia lancia una provocazione. Il giorno dopo viene stoppato dall’arcivescovo Lauro Tisi, erede dei principi vescovi che dominarono questa terra per secoli.

L’antefatto. Due anni fa, nel pieno degli sbarchi dei migranti, furono mandate a Lavarone (centro turistico dell’altipiano di Folgaria, Trentino orientale) 24 donne nigeriane, ospitate in una struttura delle suore. Va detto che l’accoglienza non fu delle più cordiali: qualche malintenzionato tentò addirittura di dar fuoco alla porta dell’edificio. Ma questo atteggiamento coinvolse altri piccoli centri in cui dovevano sbarcare sventurati provenienti dall’Africa.

Con il passare del tempo le cose cambiarono. Le signore si integrarono, perché molte di loro furono assunte come cameriere negli alberghi del paese. Insomma, l’integrazione (a dispetto dei cattivi presagi) si realizzò.

Tutto bene fino al mese di febbraio, quando la nuova Giunta a trazione leghista della Provincia autonoma di Trento (al potere dall’ottobre scorso, dopo decenni di Giunte di centrosinistra) decise in maniera diversa. Ottemperando ad una sua filosofia già declamata (e concretizzata) nelle settimane precedenti, le strutture periferiche che ospitano immigrati vanno tutte chiuse, con il trasferimento degli ospiti in città.

La scelta provinciale non è stata presa bene a Lavarone, dove il sindaco Isacco Corradi (non un anarchico insurrezionalista e nemmeno appartenente ad un centro sociale) si è fatto portavoce del malumore degli albergatori e della sua gente in considerazione dell’integrazione delle signore nigeriane nella comunità. Niente da fare: il governo provinciale è stato irremovibile.

A questo punto entra in ballo don Marcello, che durante l’omelia nella chiesa della Santissima Trinità di Trento lancia la sua proposta, scandalosamente rivoluzionaria: “In una domenica di Quaresima chiudiamo le chiese e non celebriamo la messa in segno di protesta”. Dal pulpito don Marcello lancia un monito a liberarsi dall’ipocrisia, partendo da un presupposto: “Non basta impegnarsi nella difesa dei crocifissi e dei presepi a scuola”.

Già, perché dalla nuova Giunta provinciale sono arrivati alcuni segnali forti e chiari. Primo: abolizione del Cinformi (l’organizzazione provinciale che si è occupata con profitto negli ultimi anni della formazione e dell’assistenza ai migranti); secondo: inchiesta in tutte le scuole per conoscere chi ha costruito un presepe; terzo: convinta difesa dei crocifissi nelle aule scolastiche.

Tornando alla provocazione di don Farina, che fine ha fatto? Se Maurizio Fugatti (presidente leghista della Provincia) ha chiarito la filosofia del suo esecutivo (smantellare tutte le sedi periferiche per immigrati e trasferimenti in appartamenti in città, comunque entro il 2020 fine della presenza di immigrati in provincia), l’arcivescovo monsignor Lauro Tisi ha risposto con aplomb istituzionale che non si può fare. Come fai a chiudere le chiese in una domenica di Quaresima? E’ con le Messe che si invoca la parola di Dio. Accoglienza e fratellanza sì, ma senza rovinare gli equilibri con le istituzioni.

Se ci è concesso un commento finale, la levata di scudi del governo provinciale ha un puro significato simbolico: infatti non c’è località turistica trentina in cui gli alberghi e i ristoranti non abbiano assunto personale stagionale straniero. Nessuno dice nulla. L’impuntatura è solo sulle ragazze di Lavarone, perché fanno parte  del messaggio: le migranti accolte dalle associazioni e dalle cooperative sono detestate dal ministro Salvini, e di conseguenza (acriticamente e servilmente) dal presidente Fugatti e dalla sua Giunta. Questo nell’Anno Domini 2019. Domini?

P.S. Leggiamo sulla stampa trentina che la Giunta provinciale, durante un incontro con esponenti del mondo cattolico, ha dato il via libera all’Arcidiocesi ed al Centro Astalli per continuare l’accoglienza nelle strutture che già ospitano migranti e richiedenti asilo. Oggi sono 135, ma l’obiettivo di curia e Astalli è di giungere a 250, da ospitare a Trento, Rovereto e su tutto il territorio provinciale. Non tutto è oro: infatti sono da mettere in conto i tagli da 35 a 23 euro al giorno decisi dal governo.

Che il messaggio del filosofo e profetico don Marcello abbia fatto presa?

(Giuliano Beltrami)